Siena, morì in dialisi cadendo dal letto: chiesti 6 mesi per due sanitari delle Scotte

Processo per omicidio colposo sulla morte di Antonio Capone del 2019. Infermiera in lacrime in aula; arringa delle difese il 26 febbraio

Di Andrea Bianchi Sugarelli | 23 Gennaio 2026 alle 7:00

Siena, morì in dialisi cadendo dal letto: chiesti 6 mesi per due sanitari delle Scotte

Una mattina qualunque di reparto, un letto che diventa una trappola, una famiglia che aspetta risposte da sette anni. Il processo sulla morte di Antonio Capone, 54 anni, popolare imprenditore della Valdichiana, è arrivato ieri – 22 gennaio 2026 – a una delle udienze decisive. Al primo piano del Tribunale di Siena, davanti al giudice Fabio Frangini, si è tornati sulle drammatiche ore del 2 novembre 2019, quando Capone cadde dal letto durante una seduta di dialisi al Policlinico Le Scotte. Morì il giorno dopo, 3 novembre, per le conseguenze del trauma. Sul banco degli imputati ci sono un medico e un’infermiera che all’epoca lavoravano nel reparto di Nefrologia, dialisi e trapianto: devono rispondere di omicidio colposo in ambito sanitario, contestazione costruita – in estrema sintesi – sull’ipotesi che non abbiano impedito un evento che avevano l’obbligo giuridico di evitare. L’udienza, tenuta nel primo pomeriggio e durata quasi due ore, ha preceduto la chiusura della fase dibattimentale. Il giudice ha rinviato le arringhe dei difensori e il contributo del legale dell’ospedale al 26 febbraio, data indicata in aula come giornata in cui potrebbe arrivare anche la sentenza.

La ricostruzione dell’accusa: “alto rischio di caduta”

Il fascicolo è seguito dal sostituto procuratore Niccolò Ludovici, che nelle scorse udienze ha sostenuto l’impianto accusatorio e ha depositato una memoria con la richiesta di sei mesi di reclusione per ciascun imputato. Secondo la ricostruzione della Procura, nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2019 Capone, ricoverato in Cardiologia clinico-chirurgica, era agitato, disorientato e con allucinazioni. Per contenerlo sarebbero stati somministrati farmaci sedativi e analgesici e sarebbero state adottate misure di sicurezza: spondine al letto e lettino abbassato al livello del pavimento. In quel contesto, la valutazione del rischio con la scala Re.Tos avrebbe indicato un punteggio alto, quindi un rischio elevato di caduta. La mattina del 2 novembre, intorno alle 8, il paziente viene trasferito in Nefrologia. Poco dopo, tramite il sistema informatico, viene inviata la richiesta di consulenza necessaria per visualizzare la cartella clinica completa sulla piattaforma “Minipleiade”. Alle 8.55 circa, Capone inizia la dialisi nel nuovo reparto. Il capo d’imputazione attribuisce agli imputati una serie di omissioni: non avrebbero consultato la storia clinica sulla piattaforma prima di avviare la dialisi; non avrebbero mantenuto le misure di contenzione già adottate; non avrebbero rivalutato se confermarle o modificarle; non avrebbero garantito una vigilanza costante. All’infermiera, inoltre, viene contestato di non aver verificato l’inserimento delle informazioni infermieristiche sul programma e di non aver sollecitato il reparto di provenienza. Alle 9.25 circa, sempre secondo l’accusa, Capone cade dal letto e riporta un trauma cranico. La morte viene collegata a un edema cerebrale irreversibile e a un edema subdurale acuto. L’evento non sarebbe stato voluto, ma riconducibile – secondo la Procura – a negligenza, imprudenza e alla mancata osservanza di linee guida e buone pratiche, comprese quelle di prevenzione delle cadute collegate alla scala Re.Tos. Nel ragionamento accusatorio, in alternativa alle misure di contenimento, si richiama anche la possibilità di rinviare la seduta dialitica.

Le parole dell’infermiera imputata

Prima della chiusura della fase dibattimentale, l’infermiera imputata ha scelto di intervenire con dichiarazioni spontanee. In aula era in forte commozione e più volte si è interrotta piangendo. Ha spiegato di non aver partecipato alle precedenti udienze perché “molto emotiva”. Ha definito l’accaduto “sconvolgente e traumatico”, aggiungendo che, a suo dire, non si era mai verificata una situazione simile. Ha ricostruito la mattina del 2 novembre: il paziente portato in reparto, sistemato sul letto per il trattamento, poi la caduta. Ha detto di essere intervenuta subito nei soccorsi e di essersi fatta male: mesi di stop e, quando è rientrata, l’impossibilità di tornare in quel reparto dove aveva lavorato per undici anni.

Le parti civili: “Sorveglianza e passaggio di consegne”

A rappresentare la famiglia si sono costituiti più soggetti. In aula, tra gli interventi richiamati ieri pomeriggio, la posizione della parte civile è stata riassunta anche dalle dichiarazioni dei legali. L’avvocata Francesca Arcangioli (Foro di Arezzo), parte civile per i familiari, ha sottolineato che il processo tocca un bene primario, “il diritto alle cure”, e ha indicato nella sorveglianza del paziente un punto centrale (“Capone vedeva i topi in stanza e parlava con persone inesistenti, ma nessuno se ne è preoccupato”). Ha ricordato che dagli atti la causa della morte viene ricondotta a un edema cerebrale conseguente alla caduta e che, dopo l’evento, il paziente fu trasferito e si tentò un intervento chirurgico. Arcangioli ha insistito anche sul tema del passaggio di consegne tra Cardiologia e Nefrologia: a suo avviso, nel processo sarebbe emerso che le condizioni del paziente nella notte precedente – compreso lo stato confusionale e l’agitazione – erano note e avrebbero richiesto valutazioni ulteriori. Ha richiamato le procedure per prevenire le cadute, evidenziando che segnali come le allucinazioni vanno considerati nella gestione del rischio. In questa prospettiva, ha sostenuto che dovevano essere adottate o confermate misure di contenimento e un livello di vigilanza adeguato. L’avvocato Luca Gentili (Foro di Perugia), parte civile per il figlio della vittima, ha inquadrato il caso come colpa per negligenza e imprudenza, sostenendo che la caduta dal letto in ospedale non è un evento raro e che, in questo episodio, la caduta sarebbe stata evitabile con il rispetto delle linee guida e delle cautele dovute.  Hanno depositato i loro interventi e le richieste anche gli avvocati Filippo Billi (Foro di Arezzo, per la moglie di Capone) e Luisa e Massimiliano De Matteo (Foro di Santa Maria Capua Vetere, per fratello e sorella della vittima). Il risarcimento del danno richiesto supera il milione di euro.

Le difese la data finale

La difesa dei due imputati è affidata agli avvocati Enrico De Martino e Giulia Zani (per l’infermiera), oltre ad Alessandro Cassigoli (per il medico). Il Policlinico Le Scotte è assistito dal legale incaricato dall’azienda. Il giudice Frangini ha rinviato le arringhe e gli interventi conclusivi al 26 febbraio. Dopo anni di udienze – il procedimento è arrivato in aula nel 2020, a seguito dell’inchiesta avviata dalla Procura e delle verifiche medico-legali – il processo entra ora nella sua fase conclusiva: da una parte la richiesta di condanna del pm, dall’altra le argomentazioni delle difese e dell’azienda sanitaria che saranno enunciate nella prossima udienza, quindi la decisione del tribunale. Nel frattempo, in aula resta il dato che nessuna sentenza potrà restituire ciò che è stato perso. Ma il processo serve a stabilire, con il linguaggio del diritto, se quella caduta – in un reparto che dovrebbe proteggere – sia stata un tragico incidente inevitabile o l’esito di omissioni contestate come penalmente rilevanti.

Andrea Bianchi Sugarelli

Andrea Bianchi Sugarelli è giornalista professionista con una lunga esperienza maturata nelle tv senesi e nella stampa locale dove dal 1996 ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità negli ambiti dello sport, cultura, Palio e cronaca giudiziaria. Nato a Siena nel 1973, nel corso della sua carriera ha gestito le attività di comunicazione per le Città del Vino, svolgendo anche le funzioni di portavoce e curando i rapporti istituzionali con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Agricoltura. Ha inoltre fatto parte del CdA dell’antica Biblioteca degli Intronati. Ha guidato il settore comunicazione del Siena Calcio in serie C e, tra il 2020 e il 2021, è stato responsabile della comunicazione per il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, e delle Società partecipate del Comune. Ha un percorso accademico che si è svolto nelle università di Siena e Firenze e alla Luiss Business School. È autore e co-autore di saggi di carattere storico e di attualità.



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