Siena, omicidio di Yulia: “Mille messaggi cancellati” nelle chat con la vittima

In Corte d’Assise prima udienza del processo a Luis Fernando Porras Baloy: ascoltati 10 testimoni di polizia, udienze rinviate al 13 e 27 aprile

Di Redazione | 9 Febbraio 2026 alle 18:00

La scena, in aula, arriva prima delle conclusioni: un telefono che riprende una stanza, il calcio del fucile che spunta dal letto e un’asta di pulizia senza scovolino, tre piattaforme video da sincronizzare, mille messaggi in chat cancellati e un’ora – tra le 15 e le 16 del 10 agosto 2024 – in cui un cellulare si blocca, si aggiorna e poi torna a “vivere”. È su dettagli concreti, più che su formule, che stamani (9 febbraio 2026) si è aperto davanti alla Corte d’Assise di Siena il processo a Luis Fernando Porras Baloy, 26 anni, originario della Colombia e residente in città, imputato di omicidio volontario pluriaggravato (dal legame affettivo e dalla contestazione di maltrattamenti) per la morte della compagna Yuleisy Ana Manyoma Casanova, 31 anni, colpita alla testa da un fucile il 10 agosto 2024 nell’appartamento di via del Villino.

L’udienza – circa tre ore e mezzo – con dieci persone sentite in aula (su 13) si è chiusa con un rinvio che cambia il calendario: il presidente Fabio Frangini (a latere Simone Spina) ha comunicato che le date già fissate tra febbraio e marzo slittano al 13 aprile (previsti altri quattro testi) e al 27 aprile (altri dieci, sempre della polizia giudiziaria). In agenda restano poi 11 e 25 maggio 2026. Presenti anche stamani i familiari della vittima, in rigoroso silenzio, mentre l’imputato si è presentato con treccine e vestito in abito scuro, molto elegante, scortato da tre agenti di polizia penitenziaria perchè da cinque giorni si trova nuovamente detenuto in carcere.

Il processo: accusa e difesa

In aula per l’accusa il pm Niccolò Ludovici. La difesa dell’imputato è affidata agli avvocati Alessandro Betti e Leandro Parodi (foro di Siena). Parti civili i familiari della vittima con gli avvocati Michele Bellandi e Vincenzo Di Benedetto; l’avvocato Irene Bartalucci assistita dall’avvocato Francesca Martini.

Il procedimento ruota attorno alla qualificazione della condotta: per l’accusa non si sarebbe trattato di un evento accidentale, ma di un colpo esploso con intenzionalità omicida; la difesa, nel corso dell’istruttoria, contesta passaggi investigativi e insiste su verifiche e procedure, in particolare sul tema delle immagini e delle tempistiche.

Gli avvocati di parte civile: da sinistra Bellandi, Di Benedetto, Martini e Bartalucci

 

Il 10 agosto 2024

I primi testimoni ascoltati oggi – tutti della polizia della Questura di Siena – hanno ricostruito l’intervento immediato. Il primo agente arrivato sul posto ha collocato l’orario dell’intervento attorno alle 15.40, spiegando che dalla centrale la segnalazione parlava di “persona ferita da arma da fuoco”. All’arrivo, ha riferito, all’interno era già presente il personale del 118 e sarebbe stata la dottoressa a comunicare subito che la donna era deceduta. Lo stesso teste ha raccontato di avere ripreso con il cellulare la stanza e di avere notato il calcio di un fucile che sporgeva da sotto il letto. Ha inoltre descritto la presenza del fidanzato accanto alla vittima in stato di forte agitazione; su alcuni passaggi del racconto – riferiti alle parole pronunciate in quei momenti – è intervenuta un’opposizione, accolta. Sul piano descrittivo, nel controesame è stato precisato l’orientamento del corpo: testa vicino al muro, piedi verso il letto, con la donna “leggermente spostata” rispetto all’alcova. Un secondo operatore ha collocato la vittima sul lato sinistro rispetto alla porta, riferendo di aver visto nella vittima un foro in area sopraccigliare e confermando che i familiari erano all’esterno dell’abitazione.

La perquisizione e l’odore di polvere da sparo

Un altro teste ha riferito dell’attività di perquisizione e di avere redatto il relativo verbale. Nel controesame è emerso un elemento inquietante: la presenza di un letto contenitore dal quale proveniva un forte odore di polvere da sparo, ritenuto collegabile all’arma. Lo stesso agente ha segnalato di avere visto l’asta di pulizia dell’arma “senza scovolino”.

Le telecamere e il nodo del “fucile trovato per strada”

Una parte centrale dell’udienza ha riguardato le immagini della videosorveglianza cittadina. Un operatore che ha curato l’annotazione dei filmati ha riferito di avere ricostruito il tragitto dell’indagato, avvenuto il 9 agosto, dall’uscita dal luogo di lavoro fino alla zona di Cerchiaia, aggiungendo che lungo quel percorso “il fucile non è stato trovato” e che la versione secondo cui l’arma sarebbe stata recuperata per strada non troverebbe riscontro perché, dalle immagini, l’auto non risulterebbe fermarsi: anche i tempi, secondo il teste, non consentirebbero discesa, recupero e ripartenza. Su questo punto il controesame dell’avvocato Betti è stato serrato: la difesa ha chiesto chiarimenti su piattaforme e orari, ipotizzando la necessità di verificare la perfetta sovrapponibilità dei timestamp tra diversi sistemi, a partire da quello di Terrecablate. Il teste ha risposto che la verifica tecnica degli orari non rientrava nelle sue competenze, confermando però che la sequenza osservata risultava identica sulle piattaforme visionate. Un ulteriore teste, che ha curato acquisizioni delle immagini dagli impianti sportivi (area “Mazzola”), ha descritto le consegne del materiale ai colleghi. Nel corso dell’esame si è aperto anche un confronto procedurale sul “quando” e “come” siano stati formalizzati alcuni passaggi: il presidente Frangini ha chiesto perché un verbale non fosse stato redatto in un primo momento, a fronte di un atto successivo.

Gli avvocati dell’imputato, Parodi e Betti

 

Le sommarie informazioni, il trojan e i maltrattamenti contestati

Un altro testimone ha riferito delle persone ascoltate nei giorni successivi: il 10 agosto sarebbero state raccolte sommarie informazioni anche da un vicino e dal compagno della sorella della vittima; il 12 agosto sarebbe stata sentita la sorella della donna. In aula è stato riportato che lo zio dell’imputato avrebbe dichiarato, durante una intercettazione, di essere a conoscenza di maltrattamenti. Lo stesso teste ha riferito che gli inquirenti avevano installato un trojan sul telefono dell’indagato, con possibilità di ascolto delle conversazioni.

Telefoni, timeline e messaggi cancellati

Nella parte finale della mattinata è stata ascoltata una sovrintendente che ha descritto nei minimi particolari attività di escussione e acquisizione informatica, riferendo di copie forensi dei telefoni sequestrati al compagno e alla figlia della vittima. Su alcuni contenuti di chat si è registrato un nuovo momento di frizione procedurale: la Corte ha delimitato il perimetro della deposizione, chiarendo che la teste non poteva riferire in aula il contenuto specifico di determinate conversazioni, già comunque acquisite. Restano però agli atti – ed è stato indicato in udienza – il lavoro sulla timeline nella fascia oraria 15-16 del 10 agosto 2024: il telefono dell’imputato, secondo quanto esposto, alle 15.05 si blocca per un autoaggiornamento e non sarebbe possibile stabilire se in quel frangente vi siano state attività; poi tra le 15.20 e 15.29 il dispositivo risulterebbe nuovamente utilizzato. È stata inoltre riferita l’esistenza di messaggi con una donna in Colombia e, sul piano tecnico, l’emersione dalla copia forense di numerose cancellazioni: “sono mille i messaggi cancellati con la vittima, e molte cancellazioni anche con una ragazza colombiana”, è la frase riportata in udienza dalla sovrintendente. Nel controesame la difesa ha incalzato la poliziotta la quale ha evidenziato che la ragazza morta – secondo quanto emerso – non avrebbe mai sporto denuncia né sarebbe mai ricorsa al pronto soccorso. Su un episodio di presunto “occhio nero”, la polizia ha riferito che risultano riscontri dichiarativi, pur in assenza di accessi sanitari o denunce. È stato anche ricordato che due interlocutori esteri, collegati a contatti emersi, non risultano sentiti per verifiche, come ammesso in aula.

Le prossime date

Oggi erano attesi tredici testimoni, ma tre erano assenti e saranno sentiti nella prossima tornata. Il processo riprenderà dunque il 13 aprile e il 27 aprile, per poi proseguire nelle udienze già in calendario l’11 e il 25 maggio 2026. Il quadro probatorio, al momento, è quello di un’istruttoria che si annuncia lunga e tecnica: sullo sfondo resta una morte avvenuta in una camera da letto, e davanti alla Corte una domanda processuale che – tra rilievi, immagini e dati digitali – dovrà trovare risposta solo nelle forme e nei tempi del dibattimento. L’imputato, lo si ricorda, è presunto non colpevole fino a sentenza definitiva.



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