In Corte d’Assise, a Siena, la storia non si racconta per grandi slogan: passa dai file. Un video acquisito in un certo modo, una chat estratta con una certa procedura, un orario da allineare. Ed è proprio su questo terreno – tecnico e concreto – che ieri (9 febbraio 2026) è proseguito il processo a Luis Fernando Porras Baloy, imputato di omicidio volontario pluriaggravato per la morte della compagna Yuleisy Ana Manyoma Casanova, uccisa da un colpo di fucile nell’appartamento di via del Villino il 10 agosto 2024. L’imputato è presunto non colpevole fino a sentenza definitiva. Dopo l’udienza, a fare il punto sono gli avvocati di parte civile che assistono la famiglia della vittima: Michele Bellandi e Vincenzo Di Benedetto; l’avvocata Irene Bartalucci, assistita dall’avvocata Francesca Martini. Le loro parole aiutano a capire dove si sta spostando l’attenzione del dibattimento: non solo sulla dinamica dell’evento, ma anche sul “come” sono stati raccolti e messi in ordine i materiali dell’indagine.
Bellandi: “Sui video speso molto tempo”
Una parte consistente dell’istruttoria, ieri, ha ruotato attorno alle acquisizioni video e alle modalità con cui sarebbero state effettuate. Per Bellandi il tema è rilevante, ma non decisivo: “L’istruttoria si è concentrata in larga parte sulle modalità di acquisizione di alcuni reperti video. A nostro avviso, però, si tratta di aspetti che non incidono molto su questo procedimento, perché ci sono già elementi solidi: una sentenza di merito (non ancora passata in giudicato) sulla detenzione illegale dell’arma, alcune dichiarazioni rese dallo stesso Porras e il patteggiamento di un altro soggetto coinvolto nella vicenda. Su questi profili si è comunque speso parecchio tempo”. Il focus, secondo la parte civile, si sposta poi su un altro capitolo: i presunti maltrattamenti, che per l’accusa rilevano anche come aggravante. “Le questioni più attinenti al cuore del processo hanno riguardato invece alcune chat WhatsApp riferite a presunti maltrattamenti”, dice Bellandi. E aggiunge: “Si tratta di elementi che incidono sulla contestazione della relativa aggravante e avremo certamente modo di approfondire il tema, anche sotto il profilo procedurale, cioè delle modalità con cui tali chat sono state acquisite. Ci aspettiamo inoltre ulteriori testimonianze sui maltrattamenti e, a quel punto, potremo entrare nel merito”.
Martini: “Deposizione chiara”
Tra i testi ascoltati, la parte civile segnala in particolare l’esame di una sovrintendente di polizia giudiziaria, intervenuta sulle attività svolte nelle ore e nei giorni immediatamente successivi ai fatti. “In particolare abbiamo ascoltata ed è stata sentita dalla Corte una sovrintendente, che è apparsa molto chiara”, spiega l’avvocata Francesca Martini. Il passaggio più delicato riguarda la figlia della vittima: “La sovrintendente si è occupata dell’attività svolta nella fase immediatamente successiva ai fatti, quindi delle procedure seguite e della relativa documentazione, in particolare dell’audizione protetta della bambina, figlia di Yuleisy. Ha riferito anche dell’ascolto della bambina, sentita due volte con la presenza di una psicologa, e di altri passaggi dell’attività investigativa”. Martini sottolinea l’utilità della deposizione per “ricostruire le diverse fasi dell’indagine” e la chiarezza sui punti che, nel processo, restano centrali: “Nel complesso, la deposizione è stata lineare e utile per ricostruire le diverse fasi dell’indagine. Ed è stata molto chiaro riguardo all’accusa di omicidio e sui maltrattamenti. Quanto ai profili più specifici, verranno approfonditi nelle prossime udienze”.
Di Benedetto: “Attenzione alle possibili violazioni”
Accanto alla ricostruzione del fatto e al capitolo digitale, la parte civile segnala anche un filone che riguarda la condotta dell’imputato in una fase successiva, legata alla misura cautelare. “Ci siamo concentrati anche su alcuni aspetti emersi in relazione al comportamento tenuto dall’imputato rispetto alla misura cautelare degli arresti domiciliari”, afferma l’avvocato Vincenzo Di Benedetto. E precisa quali elementi sono stati richiamati: “In una prima fase si è fatto riferimento a condotte riconducibili a possibili violazioni delle prescrizioni: ad esempio, il fatto che in alcuni giorni sarebbe rientrato a casa e poi ne sarebbe uscito, nonostante i divieti. È emersa inoltre la circostanza che, durante il periodo di permanenza ai domiciliari, avrebbe avuto contatti con altre persone, non solo in presenza ma anche tramite il telefono”.
Il calendario
L’udienza di ieri si è chiusa con il rinvio già disposto in aula: il processo riprenderà il 13 aprile e il 27 aprile 2026, per poi proseguire l’11 e il 25 maggio. Il dibattimento, intanto, continua a stringere il campo sui punti che contano davvero in un’aula di Corte d’Assise: la tenuta degli atti, la correttezza delle acquisizioni, la credibilità dei riscontri. E la capacità – pezzo dopo pezzo – di trasformare video, chat e tabulati in una ricostruzione processuale verificabile.