Nel processo per la morte di Yuleisy Ana Manyoma Casanova, la partita si sta giocando su una materia apparentemente fredda: verbali, immagini, orari, copie forensi. Ma è proprio lì – nei passaggi dell’indagine e nelle procedure con cui sono stati ricostruiti – che accusa e difesa stanno costruendo (e contestando) la storia da portare davanti alla Corte d’Assise. Ieri (9 febbraio 2026) in aula, dopo l’udienza d’esordio raccontata nel resoconto di cronaca, hanno preso corpo le prime audizioni della polizia giudiziaria e il quadro si è ulteriormente definito: telecamere da sincronizzare, attività investigative da ricostruire, telefoni da “leggere” minuto per minuto nella fascia cruciale del 10 agosto 2024. È in quel giorno che, nell’appartamento di via del Villino, la 33enne sarebbe stata colpita alla testa da un fucile. Per quell’episodio è imputato il compagno Luis Fernando Porras Baloy, 28 anni, originario della Colombia e residente in città, chiamato a rispondere di omicidio volontario pluriaggravato (anche per il legame affettivo e per la contestazione di maltrattamenti). Come sempre, vale la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva.
“Si entra nel cuore del fascicolo”
A fotografare il senso della giornata sono gli avvocati difensori, Alessandro Betti e Leandro Parodi (foro di Siena), che dopo l’udienza hanno sintetizzato così l’impianto del lavoro svolto in aula: la sessione, spiegano, era “incentrata sui testi della polizia giudiziaria” e ha riguardato “sostanzialmente l’intera fase d’indagine”. Il punto, nella loro lettura, è che in questa fase non si discute ancora “di tesi”, ma di come si è arrivati a certi elementi: quali atti, quali passaggi, quali verifiche. “Insieme abbiamo cercato di individuare, sulla base degli atti di indagine, le situazioni che risultavano per noi più chiare”, hanno detto, osservando che la Procura, parallelamente, “ha svolto la propria attività ricostruttiva” per far emergere gli elementi utili a valutare i profili contestati, dall’omicidio ai maltrattamenti.
Parodi: “Scontro tecnico”
Parodi non nasconde il clima: “È stata una battaglia sotto molti aspetti, soprattutto tecnici”, una dinamica che – a suo dire – si ripeterà anche nelle prossime udienze. Il riferimento è alle deposizioni di chi ha svolto attività investigativa e ai nodi che, in dibattimento, possono diventare centrali: acquisizioni, timestamp, modalità di estrazione dei dati, catena documentale degli atti. La linea dichiarata dalla difesa, però, è netta sul piano dell’impostazione: “Non lasceremo spazio affinché possano entrare strumentalizzazioni”. E aggiunge un passaggio che guarda oltre lo scontro processuale: l’indagine, sostiene, “non deve servire a dare ragione a qualcuno”, ma a “fare chiarezza” perché la verità che emergerà in sentenza sia “il più possibile vicina alla verità storica dei fatti”.
Betti: “Prima i testi del pm, poi la difesa”
Sul fronte del calendario, la giornata di ieri ha anche ridisegnato l’agenda del processo. Betti chiarisce quale sarà la sequenza: “È stato rinviato tutto alle udienze di aprile”. Si ripartirà con l’esame dei testimoni indicati dal pubblico ministero, in particolare – spiega – “le persone che hanno materialmente condotto le indagini”, cioè chi ha seguito le attività investigative in Procura e nelle diverse fasi operative. Solo in seguito, prosegue Betti, si entrerà nella parte della difesa. Quanto agli aspetti più tecnici, la Corte – riferisce – li collocherà “in un momento successivo”: la scansione delle prossime tappe verrà definita via via, in base all’andamento dell’istruttoria.
Il contesto: immagini, telefoni, procedure
Il punto di partenza resta quello emerso ieri in aula e destinato a tornare: una ricostruzione fondata su elementi concreti e contestazioni altrettanto concrete. Da un lato, l’intervento immediato dopo la segnalazione, con la stanza ripresa, l’arma individuata, i rilievi sull’ambiente. Dall’altro, il lavoro sulle telecamere e sulla cronologia digitale: la necessità di allineare piattaforme e orari, le finestre temporali considerate rilevanti, i dati estratti dai dispositivi, le cancellazioni emerse dalle copie forensi e, sullo sfondo, la contestazione di maltrattamenti che l’accusa collega al rapporto di coppia. Sono temi che, per loro natura, difficilmente si risolvono in una frase a effetto: richiedono perizie, riscontri, domande puntuali. Ed è esattamente qui che il processo sembra voler stare.
Le prossime udienze
Dopo il rinvio comunicato in aula, il dibattimento riprenderà il 13 aprile e il 27 aprile 2026, per poi proseguire nelle date già fissate: 11 e 25 maggio 2026. Il quadro, a oggi, è quello di un’istruttoria destinata a essere lunga e ad alto contenuto tecnico. Con una regola, però, che in aula vale per tutti: la risposta – qualunque sarà – dovrà arrivare soltanto attraverso il contraddittorio, un testimone alla volta.