Una fune che “molla” e pochi metri che diventano prima un incubo e poi un processo. Davanti al giudice Alessandro Maria Solivetti Flacchi, con il procuratore capo Andrea Boni per l’accusa, e l’avvocato Alessandro Betti per la persona offesa, si è tenuta questa mattina l’udienza relativa al grave infortunio sul lavoro avvenuto nell’aprile 2023 durante un intervento di edilizia acrobatica nella facciata dell’Nh Hotel a Siena: un operaio specializzato precipitò e riportò fratture alle vertebre.
A processo ci sono due persone – difese da uno studio legale milanese – indicate dalla Procura come centrali nella catena della sicurezza: da un lato chi, per delega, avrebbe avuto responsabilità organizzative e di programmazione; dall’altro il preposto di cantiere, chiamato a sovrintendere alle attività operative. Le contestazioni sono doppie: violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. e lesioni personali colpose, per un episodio che – secondo l’accusa – sarebbe nato da una procedura mancante e da una vigilanza insufficiente.
In aula è stato ascoltato l’operaio specializzato (classe 1988 e residente in provincia di Siena), oggi persona offesa. Ha ricostruito l’ultimo giorno di un lavoro durato circa due mesi: tinteggiature eseguite calandosi con le corde, indicazioni ricevute dal caposquadra, poi la fase finale di sistemazione. Si sarebbe trovato su un balcone a circa cinque metri, impegnato dopo essersi accertato dell’ancoraggio delle funi, a pulire e rimettere a posto il materiale. Dopo essersi abbassato di qualche metro, la caduta. Ha detto di essere atterrato in piedi “per fortuna”, ma di aver riportato microfratture e fratture vertebrali, con un’assenza dal lavoro di circa tre mesi. Ha aggiunto di non aver avuto radioline in cantiere e ha riferito conseguenze fisiche e psicologiche: “Da questa storia ho già ricevuto indennizzi per 15 mila euro dalla Usl e 7 mila dall’assicurazione. Nel frattempo sono stato assunto”.
Punto decisivo, per la sua versione: le funi sarebbero state sganciate mentre era ancora sospeso. In controesame ha evidenziato che un fatto simile, prima di allora, non sarebbe mai accaduto e che il sistema aveva sempre funzionato.
È stato poi sentito un testimone dell’Ufficio prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro della Usl. Ha ripercorso l’intervento dopo la chiamata del 118, con la polizia già presente, e ha riferito che hanno trovate le corde ancorate. La ricostruzione dell’Asl, però, avrebbe portato a ritenere che fossero state staccate proprio mentre il lavoratore si trovava sospeso, anche sulla base di dichiarazioni, messaggi e confidenze dei colleghi dell’operaio rimasto ferito. L’Asl ha contestato profili di violazione per carenze di controllo e di programmazione, segnalando anche l’assenza di walkie-talkie. Rispondendo ad una domanda degli avvocati difensori, ha precisato che non spetta agli ispettori indicare come organizzare il lavoro, ma rilevare le criticità.
L’udienza è stata rinviata all’8 aprile per fare luce su cosa sia realmente accaduto e capire tutte le responsabilità.