C’è un momento, in Piazza del Campo, in cui la luce cambia e la Torre del Mangia sembra fare da lancetta a un orologio più grande: quello della città. E in questi giorni d’inverno – tra cantieri finiti, serrande rialzate e nuove insegne – la notizia è una di quelle che non fanno rumore, ma spostano gli equilibri: appena ripartirà la stagione, nel 2026, tutti i fondi affacciati sull’anello dove si corre il Palio, tra bar e ristoranti, saranno operativi. Una prima volta che ha il sapore di un ritorno alla normalità, ma anche di una nuova geografia: quella delle abitudini dei senesi, dei flussi turistici, dei luoghi di ritrovo che ridisegnano la conchiglia.
Dal “vuoto” al pieno: gli anni difficili e il rimbalzo
Per capire il significato di questo 2026 bisogna tornare indietro. Nel 2019 l’imprenditore e ingegnere kazako Igor Bidilo aveva acquisito una decina di attività tra bar, ristoranti e negozi nel centro storico di Siena (con investimenti anche a Milano), con una presenza marcata proprio sul fronte di Piazza del Campo. Poi, in rapida successione, il lockdown Covid e l’onda lunga dell’inchiesta “Hidden Partner” – che ha portato al rinvio a giudizio di dieci persone – hanno inciso anche sul tessuto commerciale e sull’assetto delle insegne nel salotto buono di Siena. Il risultato, negli ultimi anni, è stato visibile persino a colpo d’occhio: tratti di Piazza del Campo meno vivi, con porzioni della conchiglia rimaste “sospese”, soprattutto dal Casato fino alla Fonte, come se mancasse un pezzo di scenografia nel luogo più fotografato di Siena. Negli ultimi due anni, però, è iniziata una fase diversa: riaperture, nuove gestioni, progetti più strutturati. Un “Rinascimento” fatto di lavoro quotidiano e di investimenti, che ora porta a un traguardo simbolico e concreto: Piazza è al completo.
La mappa della nuova Piazza: dal Casato alla mossa
La narrazione della “nuova geografia” parte dal Casato, dove a Palazzo Berlinghieri resiste e rilancia un classico: Gelateria Bar Il Camerlengo di Awad Hasib, riferimento per un gelato che i clienti – senesi e non – raccontano come una certezza. Con un dettaglio che, d’estate, vale quanto un menù: la possibilità di sedersi fuori e godersi il fresco della “mèria” del Palazzo Pubblico nelle ore del mattino. Alla curva, una delle insegne che a Siena si chiamano per nome: dal 1988 Spadaforte, già Zì Rosa, con quella doppia anima che regge le piazze vere: ritrovo cittadino nei mesi freddi per una buona pizza e calamita turistica d’estate con la tradizione culinaria, quando il Campo diventa un teatro a cielo aperto.
Proseguendo verso la mossa, uno dei segnali più chiari della fase nuova è il ristorante Il Tufo, progetto degli imprenditori Bruno Mazzuoli, Giovanni e Samuele Carli. Aperto nel 2024 negli spazi che erano stati del Caffé Scudieri e del ristorante “Il Mulino” (rimasti attivi per pochi anni), Il Tufo si è imposto rapidamente come punto d’incontro trasversale: bar in stile contemporaneo, cucina con un’idea precisa di accoglienza, capace di parlare ai senesi senza “turistificare” l’esperienza. I numeri di presenza – raccontano gli addetti ai lavori – lo confermano: locale vissuto in tutti i mesi dell’anno.
Poco più avanti, rimane un riferimento storico Fonte Gaia di Hans Raschad, con molti tavoli all’aperto e un interno che, per generazioni, è stato un salotto informale: dagli anni Settanta come luogo di ritrovo giovanile, ai Duemila con serate e feste dei goliardi che sono entrate nei ricordi cittadini. Un presidio della continuità, in una Piazza che cambia.
Dal 2022, negli spazi prima occupati da Liberamente Osteria e La Mossa, si è inserita Maxelâ – partnership con Vivenda – , che ha trovato una formula semplice e funzionale: posizione strategica, atmosfera amichevole, proposta che intercetta sia l’aperitivo sia il “restare a tavola”. E soprattutto una frequentazione che – stando al riscontro cittadino – è stabile anche fuori dalle settimane di massima affluenza turistica.
La Speranza e l’effetto “riapertura”
Uno spartiacque recente è stato maggio 2025, con la nuova gestione dello storico bar ristorante La Speranza (in Piazza dal 1939), dopo fasi alterne di aperture e chiusure. A riportarlo in piena attività sono stati i giovani imprenditori senesi Eugenio Bruni e Luigi Fineschi Pianigiani, anche proprietari del fondo. Il locale è stato ripensato con un taglio contemporaneo: spazi rinnovati, due ingressi principali, una buona disponibilità interna e un dehors che restituisce a quella porzione di Campo un’energia immediata. L’effetto, in città, è stato tangibile: La Speranza è tornata a essere uno dei punti riconoscibili del “giro” in Piazza, frequentata da senesi e turisti.
Accanto, l’ultima novità in ordine di tempo è Bigè – Signature Pizza, inaugurato due settimane fa: il nuovo progetto di Romualdo Rizzuti, tra i pizzaioli più premiati d’Italia, con l’ambizione dichiarata di portare una pizza “specialty” – più tecnica, più curata su impasti e ingredienti – all’ombra della Torre del Mangia. L’avvio, già in pieno inverno, ha registrato un’affluenza significativa: un segnale che oggi il Campo non aspetta più soltanto l’alta stagione per riempirsi.
Tradizione e qualità: tra i “classici” e le novità
A pochi passi, un altro nome storico: ristorante pizzeria Costa I726, ancora con Mazzuoli-Carli, con una linea chiara sulla pizza napoletana, lavorata con metodo e prodotti selezionati, in un equilibrio tra identità partenopea e contesto senese con un pizzaiolo dop. Tra le aperture più recenti c’è anche Bottega di Sunto, che si è costruita rapidamente una reputazione soprattutto sull’happy hour, con un’offerta tra bistrot, pizza e cucina toscana.
E poi c’è la memoria viva della Piazza: Al Mangia, dal 1937, gestito dalla famiglia Senni arrivata alla quarta generazione. È uno di quei posti che, a Siena, non sono solo un ristorante: sono un archivio di passaggi e racconti. Dai contradaioli ai grandi nomi della musica come Battiato, fino alle presenze internazionali del cinema – una lista che attraversa decenni e stagioni, da Cary Grant a sir Charles Spencer Chaplin, ma anche Laurence Olivier, Vivien Leigh e molti altri. Aperitivo, ristorante, brasserie e la “Tavernetta del Tarso”: un piccolo sistema del gusto dentro la conchiglia.
Sull’alta scia della tradizione cittadina si inserisce Bar Palio di Fausto e Guido Jannaccone, da sempre meta privilegiata dei senesi e, nel tempo, tappa anche per personalità di primo piano: recentemente sono stati fotografati gli attori internazionali Eddie Redmayne e Tersa Riott, il cantante Harry Styles, ma tra i nomi rimasti nella storia del locale, c’è quello del Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Sempre legato all’idea di Piazza dei fratelli Jannaccone, come luogo cosmopolita ma radicato, Campo Next porta una proposta che unisce cucina internazionale e specialità senesi e toscane.
L’aperitivo come rito (e come economia)
Nella nuova mappa pesa anche il tema dei consumi: oggi l’aperitivo non è soltanto un’abitudine, ma un pezzo di economia urbana e di permanenza turistica. In questo, tra i più riconoscibili c’è il bar ristorante Manganelli di Giulia Malgheri e Nicola Baiano, apprezzato per l’accoglienza e per una cucina che lavora su ingredienti selezionati e sapori toscani, con una formula adatta sia al pranzo sia alla sosta serale. Una scelta che intercetta il turismo senza perdere la leggibilità del territorio.
A fare da “infrastruttura” quotidiana c’è poi il Panificio Sclavi, dove i senesi continuano ad andare per pane e pizzette, ma che da tempo ha ampliato l’offerta con dolci, salati e una proposta capace di dialogare anche con l’ora dell’aperitivo. Segnale non banale: quando la filiera di prossimità resta forte, una piazza non diventa solo vetrina.
Sul fronte della storica ex Birreria oggi a marchio Nannini, con l’inglobamento del ristorante Bigelli, torna centrale il nome che abbiamo già incontrato: Bigè (in questo caso con una storia più che trentennale), punto di riferimento per gli aperitivi e per la cucina toscana, grazie anche ai tavoli esterni che, nella bella stagione, diventano una piccola platea fissa sul passaggio della Piazza.
San Martino: la chiusura del cerchio
Il percorso arriva a San Martino, dove il Bandierino è ormai una costante per giovani e famiglie: pizza e cucina senese con un’identità costruita in oltre trent’anni di lavoro. Fondato da Alberto Querci, è un locale che racconta un’idea di ospitalità “di relazione”: quella che si affina ogni giorno tra sala, cucina e volti noti che tornano.
A pochi passi, la Paninoteca Il Cencio continua a essere tra le più “fotografate” dai turisti, anche perché rappresenta un format chiaro e immediato: panini artigianali, ingredienti locali selezionati, una sosta rapida ma identitaria. È un tassello importante in una Piazza dove la qualità si gioca anche sulla capacità di offrire alternative diverse, senza trasformare tutto in ristorazione lunga.
Chiude la carrellata Margheritè, il locale di caffè specialty, brunch, tapas e cocktail creativi aperto nel 2025 da Mirco Vigni (già dell’Osteria Le Logge) e Teo Westerman, imprenditore inglese legato a Siena e al Palio. Nei progetti c’è pure una ristrutturazione che punta a ridisegnare gli spazi: cucina a vista, bancone più funzionale, giochi di luci e specchi, e terrazza dedicata anche a eventi privati con vista su Piazza. L’idea è quella di un bar completo, con un’offerta “all day” che cambia pelle nel corso della giornata: colazione, pranzo leggero, aperitivo, dopocena.
E, fuori dalla pura ristorazione ma dentro la vitalità del Campo, dove prima c’era la Conad a fine 2024 ha aperto Enoteca Vini di Toscana – Sapori di Siena, che ha rimesso in moto un angolo rimasto scoperto dopo la chiusura del supermercato: una scelta che parla sia ai residenti sia ai visitatori in cerca di etichette e prodotti territoriali.
Un 2026 di luci e speranze
La “Piazza al completo” non è solo una fotografia gradevole: è un indicatore. Sul piano turistico, significa più servizi, più continuità stagionale, e un’offerta capace di distribuire i flussi lungo tutta la conchiglia, evitando zone d’ombra. Sul piano economico, vuol dire posti di lavoro, indotto e investimenti che tornano a fissarsi in uno dei metri quadrati più preziosi della città. Sul piano culturale – ed è qui che Siena fa differenza – significa anche che la Piazza torna a essere vissuta, non solo guardata. Dopo anni in cui alcune porzioni dell’anello del Palio erano rimaste “in cerca d’autore”, la sensazione, entrando in Campo nel 2026, è opposta: l’autore c’è, ed è collettivo. Fatto di gestioni storiche e nuove imprese, di identità senese e accoglienza internazionale. Con una certezza: sotto la Torre del Mangia, la vita ha ripreso a fare rumore – quello buono, di una città che si rimette in moto.