Cinque anni e quattro mesi: è la pena che la pm Serena Menicucci ha chiesto al tribunale di Siena al termine di una requisitoria durata quasi due ore, nel processo con rito abbreviato per presunta violenza sessuale di gruppo. Imputati due schermidori italiani, al tempo componenti della Nazionale juniores, rispettivamente di 20 e 22 anni. La presunta vittima è una schermitrice messicana, che gareggia con i colori dell’Uzbekistan, e che aveva 17 anni all’epoca dei fatti. Sul fronte civile, l’avvocato della ragazza, Luciano Guidarelli (foro di Roma), ha formulato le richieste risarcitorie: 200mila euro per la giovane schermitrice e 110mila euro per la madre, domandando anche una provvisionale di 100mila euro e di 55mila euro. Di segno opposto la linea dei difensori degli imputati – Enrico de Martino, Gian Paolo Del Sasso e Matteo Antonio Starace – che hanno chiesto una pronuncia assolutoria, mettendo in discussione la solidità della ricostruzione accusatoria, sia sul piano della credibilità del racconto sia su quello del consenso e della sua possibile revoca.
È stata un’udienza-fiume di sei ore, davanti al Gup Andrea Grandinetti, destinata a chiudere il cerchio di una vicenda che – secondo l’accusa – sarebbe maturata nella notte tra il 4 e il 5 agosto 2023, a Chianciano Terme, durante un ritiro con nazionali giovanili legato all’ambiente schermistico internazionale.
In aula: rito abbreviato e un’aula piena di volti
I due giovani imputati erano presenti in aula, giunti già mezz’ora prima dell’inizio. Alti, fisico asciutto, abbigliamento da ragazzi: jeans, felpa, scarpe sportive. Fuori dal tribunale li attendevano i familiari, in un clima composto, senza scene, mentre dentro l’aula la giornata si è snodata tra requisitoria, interventi delle parti civili e repliche difensive, con il rito abbreviato che concentra e cristallizza il confronto sui materiali investigativi e sulle valutazioni giuridiche. Nel procedimento sono entrati come parti civili non solo la ragazza ma anche i familiari. Si è costituito parte civile pure il Comune di Chianciano Terme, rappresentato dagli avvocati Mauro Cesaroni e Alice Crociani. Dall’amministrazione comunale è stata ribadita la linea già annunciata: in caso di riconoscimento di somme a titolo risarcitorio, l’eventuale importo verrebbe destinato ad associazioni culturali locali e attività sportive.
L’accusa: la ricostruzione e la richiesta di pena
Dalle 11 alle 11.45 è stata la pm Menicucci a tenere la scena con una requisitoria lunga e articolata. La richiesta finale – 5 anni e 4 mesi – è stata formulata, come emerso in aula, tenendo conto anche dell’esito positivo del percorso di giustizia riparativa intrapreso dai due sportivi con una vittima aspecifica (elemento valutato nel quadro complessivo rappresentato dal pubblico ministero). L’impianto accusatorio ruota attorno a quanto la giovane atleta avrebbe riferito e formalizzato dopo l’episodio: secondo la denuncia, la violenza si sarebbe consumata in un contesto di ritiro in cui erano presenti più squadre e atleti, maschi e femmine, di diverse federazioni. La ragazza – atleta di vertice nella sua categoria – avrebbe cercato di ricostruire i passaggi della notte insieme alla compagna di stanza, ma con un vuoto di memoria a partire dalla serata precedente. Il racconto, per come è stato richiamato in udienza, colloca un punto fermo in una festa tra atleti in un bar, dove avrebbe bevuto qualcosa. Poi, al risveglio, la scena: la giovane si sarebbe trovata in una stanza con tre ragazzi; uno le dormiva accanto, un altro si stava rivestendo. Ancora confusa, avrebbe percepito frasi di scherno e risate da parte dei due già svegli. Avrebbe cercato di alzarsi e allontanarsi, ma – sempre secondo quanto riferito – non ci sarebbe riuscita immediatamente, accusando dolori diffusi e forti. La madre, allertata telefonicamente, sarebbe arrivata a Chianciano e avrebbe accompagnato la figlia al pronto soccorso, dove la 17enne avrebbe formalizzato la denuncia. Nel corso degli accertamenti, è stato evidenziato che nel sangue della ragazza vi erano tracce di alcol e sostanze stupefacenti. Gli inquirenti hanno inoltre disposto copie forensi dei dati contenuti nei telefoni degli indagati, alla ricerca di eventuali riscontri (come immagini, video o altri elementi digitali) utili a verificare o smentire la ricostruzione.
Le difese: “zone d’ombra” e consenso
Sul versante opposto, i difensori de Martino, Del Sasso e Starace hanno impostato la discussione su due assi: da un lato, la lettura critica della narrazione della persona offesa, dall’altro l’analisi giuridica del consenso e delle sue possibili variazioni nel tempo, con attenzione al tema – sempre delicato nei processi di questo tipo – della revoca e di come possa essere provata, collocata e interpretata nel contesto descritto. Una strategia che, nell’impostazione difensiva, punta a far emergere incongruenze, lacune e alternative ricostruttive tali da non sostenere una condanna “oltre ogni ragionevole dubbio”, parametro che resta il baricentro del giudizio penale.
La parte civile
L’avvocato Luciano Guidarelli, per la ragazza e per i suoi familiari, ha ribadito la scelta di stare in giudizio anche sul terreno del danno: richieste risarcitorie per complessivi importi di 310 mila euro e la domanda di provvisionali immediate di 100 mila euro per l’atleta e 55 mila per la madre, ritenute necessarie a fronte della gravità delle conseguenze allegate.
Prossima tappa: 24 aprile, attesa la sentenza
Il calendario è già fissato. La sentenza è prevista per il 24 aprile. In quella data, secondo quanto filtra dagli ambienti giudiziari, in aula al tribunale di Siena dovrebbe esserci anche la giovane atleta che gareggia con i colori dell’Uzbekistan. Fino ad allora, la partita resta tutta nelle mani del giudice: da una parte la richiesta di condanna della procura, dall’altra l’impostazione difensiva che chiede l’assoluzione, sullo sfondo di un fascicolo che intreccia ricostruzioni, accertamenti medici, analisi informatiche e la valutazione – tutt’altro che secondaria – della credibilità complessiva dei racconti e dei riscontri. Il 24 aprile dirà quale lettura reggerà alla prova decisiva: quella del diritto.