La Sala storica della Biblioteca comunale degli Intronati era già piena quasi un’ora prima dell’inizio. Fuori, una fila rimasta senza posto. Dentro, un sabato mattina insolito per affluenza e attenzione: oltre 200 persone per la presentazione del libro “Lo scandalo Israele” di David Parenzo, appuntamento arrivato dopo una settimana di polemiche e di discussioni anche sul fronte della sicurezza.
Alla presentazione ha assistito il sindaco di Siena Nicoletta Fabio. In sala molti giovani e un dispiegamento di forze dell’ordine in borghese, visibile ma discreto. Tra il pubblico c’erano anche alcuni rappresentanti di associazioni che nei giorni scorsi avevano contestato l’evento: non si sono registrate tensioni rilevanti e il confronto è rimasto nei binari del dibattito.
Nel suo saluto introduttivo, il presidente della Biblioteca Raffaele Ascheri ha richiamato anche il valore della Shoah e dell’impegno civile della memoria, come chiave imprescindibile per leggere il presente senza semplificazioni. Sullo stesso tema si è soffermato David Parenzo, ribadendo l’importanza di tenere insieme storia, responsabilità e diritto di critica, evitando scorciatoie propagandistiche. Il libro, ha spiegato l’autore, prova a raccontare Israele “da dentro” attraverso sette storie, intrecciando vicende personali e nodi politici. In sala il pubblico è rimasto molto attento, seguendo l’incontro con partecipazione e applausi, e ponendo domande orientate a comprendere la complessità del conflitto. Ne è uscito un confronto articolato, più di ascolto che di contrapposizione, in linea con il taglio divulgativo e narrativo del volume.

Al centro delle discussioni, oltre ai contenuti del libro, anche le parole pubblicate sui social dal sindaco di Asciano, che aveva criticato duramente Parenzo arrivando a scrivere che con lui non prenderebbe “nemmeno un caffè”. Dal palco, l’autore ha risposto: “Il sindaco lo assolvo per non aver compreso il fatto. Non sono complice di genocidio e lui non merita nemmeno il tribunale. Ma le sue parole dette da una istituzione pesano davvero. Questa guerra, se lo ricordi il primo cittadino, l’ha voluta e scatenata Hamas. Gli regalerò il mio libro e anche quello di Montanari. E glielo dedicherò pure”.
Prima del dialogo con il pubblico, Parenzo ha risposto alle domande dei giornalisti. A chi gli chiedeva se “la sinistra vuole tappare la bocca a chi non la pensa come loro”, ha replicato: “Sì, ma non tutta. Solo quella miope”.
Come sempre una parte dell’incontro è stata dedicata alle domande in sala. Un intervento ha messo in discussione l’idea di Israele come democrazia, citando “nefandezze” e chiedendo di considerare “tutti i fatti”. Parenzo ha risposto facendo riferimento a fonti interne: “Lei su alcune cose ha ragione perché ha citato fonti israeliane, le ong. Intendo proprio questo quando parlo di democrazia, perché quelle nefandezze che ha detto sono state denunciate dalle ong israeliane. Non è una democrazia perfetta, ma è una democrazia. C’è una grande parte degli israeliani che protestano e lo fanno nonostante Israele sia in guerra. Meglio una democrazia imperfetta delle dittature”.

Nel corso dell’incontro l’autore ha anche sostenuto che “il Medio Oriente è più sicuro di anni fa grazie agli accordi di Abramo, intuizione di Donald Trump”, aggiungendo: “Alcuni intellettuali italiani però sono in linea con l’ayatollah Ali Khamenei”.
Alla fine non è stata la settimana di polemiche a dettare il tono, ma la sala: piena, attenta, composta. Il dibattito ha retto, tra interventi e repliche serrate, senza uscire dai confini del confronto. E se c’è un elemento che resta, oltre alle frasi destinate a far discutere, è l’immagine di una biblioteca che anche questa mattina è diventata un luogo di pluralismo: non uno slogan, ma un pubblico.