Siena scuote il mondo della cultura e dell’arte

Dal Santa Maria della Scala alle vetrine della Frick Collection, la città si impone come laboratorio globale: spiritualità inquieta, riscoperte rivoluzionarie e visioni internazionali riscrivono il destino dell’arte senese

Di Andrea Bianchi Sugarelli | 30 Dicembre 2025 alle 9:00

Siena scuote il mondo della cultura e dell’arte

Siena si conferma ancora una volta crocevia di visioni e narrazioni internazionali oltre che città d’arte. Due recenti pubblicazioni, su Panorama e sul Corriere della Sera, la mettono al centro di un dialogo che attraversa secoli e continenti: dalla bellissima mostra site-specific al Santa Maria della Scala alla riscoperta della scultura senese del Quattrocento nella New York più colta.

Al Complesso Museale Santa Maria della Scala, antico ospedale e oggi uno dei più imponenti spazi museali d’Europa, l’esposizione “Metamorfosi del Sacro” di Teodora Axente ha attirato l’attenzione di critici e pubblico. Vittorio Sgarbi, sulle pagine di Panorama, ha colto la profondità di un progetto che non si limita a esporre opere, ma attiva un rapporto quasi medianico con la memoria stratificata del luogo. Sgarbi sottolinea come la Axente, attraverso una figurazione visionaria, recuperi una spiritualità inquieta e arcana, distante dal presente, radicandola però nella storia e nell’immaginario senese: “Attraverso una figurazione visionaria di qualificata fattura che, tra citazioni della storia senese e rimandi all’immaginario della propria cultura d’origine, recupera il senso di una spiritualità inquieta e arcana, lontana anni luce dall’orizzonte dell’attualità” scrive nello specifico Sgarbi.

Cristiano Leone, presidente della Fondazione Santa Maria della Scala e ideatore della mostra, commenta con gratitudine: “Si tratta del riconoscimento di un’operazione artistica complessa, colta nel suo punto più delicato: la capacità di instaurare un dialogo profondo con lo spazio, la memoria e la stratificazione simbolica di uno dei luoghi più emblematici della storia culturale europea”. E invita chi ancora non l’abbia fatto a visitare la mostra nei suoi ultimi giorni di apertura (terminerà l’11 gennaio 2026), ricordando come i riscontri siano stati ampi e trasversali, dal Financial Times alla stampa italiana, passando per storici dell’arte e specialisti.

L’esposizione, curata da Michela Eremita e Riccardo Freddo, in collaborazione con la Galleria Rosenfeld di Londra, si configura come un attraversamento sensibile, che osa confrontarsi ancora con il sacro senza nostalgia né retorica.

Ma non è solo nelle sale storiche di Siena che il nome di Siena risuona e fa parlare di sè. Sul Corriere della Sera, una lunga intervista a Giulio Dalvit, trentenne curatore associato della Frick Collection di New York, riporta la scultura senese del Quattrocento all’attenzione mondiale. Dalvit, milanese di nascita e formazione, ha appena pubblicato un libro sul Vecchietta, artista senese spesso trascurato ma di straordinaria modernità: “È un personaggio che nessuno conosce, ma secondo me è un artista fighissimo. Vecchietta sovverte le categorie istituzionali del suo tempo, si iscrive a più corporazioni, si firma pittore sulle sculture e scultore sui dipinti, anticipando l’idea moderna di artista multimediale” spiega Dalvit che tra l’altro ha incontrato più volte il sindaco di Siena, Nicoletta Fabio.

Dalvit, che presto porterà alla Frick una mostra sui bronzi senesi del Quattrocento (l’evento era inizialmente previsto per quest’anno: “Vecchietta lavora alcuni dei bronzi più belli del Quattrocento. E quest’idea di ricordare artisti dimenticati è una cosa che alla Frick facciamo molto: la scultura senese del Quattrocento è un soggetto su cui neanche in Italia si è mai fatta una mostra e noi, un po’ assurdamente forse, la facciamo a New York” ha dichiarato nell’intervista al CorrSera), racconta come la storia dell’arte italiana abbia ancora tanto da offrire, purché sia raccontata con approcci nuovi, capaci di integrare metodo italiano e sensibilità anglosassoni: “Quando racconti una storia crei un contenitore entro cui inserire le cose: quali violenze interpretative commettiamo piegando i materiali per farli stare dentro cronologie e categorie? Per capire Vecchietta, secondo me, bisogna dimenticarsi la Storia dell’arte come la conosciamo”.

A colpire è la consapevolezza di quanto il patrimonio senese – e italiano – sia ancora oggi una rete viva, capace di generare curiosità, studio e sostegno anche dall’estero: “Portare le opere negli Stati Uniti è sempre una operazione un po’ violenta. È anche il modo migliore di conoscerle ma poi devono tornare a casa. È come fare gli ambasciatori”, spiega Dalvit, sottolineando la necessità di investire nella narrazione e nella promozione di questa ricchezza diffusa.

Siena emerge in questi giorni come laboratorio di ricerca e sperimentazione, città antica che sa rinnovarsi nell’ascolto del contemporaneo e nella riscoperta del suo passato. Il lavoro della Fondazione Santa Maria della Scala, capace di attrarre attenzione internazionale e di stimolare nuove letture della storia dell’arte, si incrocia idealmente con quello di giovani curatori italiani che, dall’altra parte dell’oceano, riportano la scultura senese al centro del discorso museale globale.

In un tempo in cui il patrimonio culturale rischia di essere ridotto a scenografia o prodotto da esportare, Siena ribadisce la sua identità di luogo vivo, dove la cultura non è solo conservazione ma continua trasformazione. Tra le sale del Santa Maria della Scala e le vetrine della Frick Collection, la città riafferma la sua centralità nel panorama internazionale, ponte tra mondi e generazioni di artisti, studiosi e appassionati. Una città che non si accontenta del proprio splendore, ma lo rimette in gioco, chiamando a raccolta chiunque sappia ascoltare la voce del sacro, dell’arte e della storia.

Andrea Bianchi Sugarelli

Andrea Bianchi Sugarelli è giornalista professionista con una lunga esperienza maturata nelle tv senesi e nella stampa locale dove dal 1996 ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità negli ambiti dello sport, cultura, Palio e cronaca giudiziaria. Nato a Siena nel 1973, nel corso della sua carriera ha gestito le attività di comunicazione per le Città del Vino, svolgendo anche le funzioni di portavoce e curando i rapporti istituzionali con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Agricoltura. Ha inoltre fatto parte del CdA dell’antica Biblioteca degli Intronati. Ha guidato il settore comunicazione del Siena Calcio in serie C e, tra il 2020 e il 2021, è stato responsabile della comunicazione per il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, e delle Società partecipate del Comune. Ha un percorso accademico che si è svolto nelle università di Siena e Firenze e alla Luiss Business School. È autore e co-autore di saggi di carattere storico e di attualità.



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