Siena, stalking e lesioni in via Montanini: chiesto il processo per un 30enne

I fatti risalgono al 18 luglio 2025. La Procura (pm Silvia Benetti) ha chiesto il rinvio a giudizio; il gup Simone Spina ha aggiornato l’udienza a marzo

Di Andrea Bianchi Sugarelli | 5 Febbraio 2026 alle 6:30

Siena, stalking e lesioni in via Montanini: chiesto il processo per un 30enne
Siena, centro storico, piena estate. Un pomeriggio di luglio che sembrava scorrere come tanti, finché da un palazzo antico di via Montanini – a due passi dalla chiesa di Sant’Andrea – non si sono alzate grida nette, ripetute, strazianti È l’immagine che molti ricordano di quel 18 luglio 2025: i commercianti affacciati sulle porte, i passanti che rallentano, qualcuno che prova a capire da dove arrivino le urla. Poi, in rapida sequenza, un colpo secco e il rumore dei vetri che si frantumano. E, pochi istanti dopo, una giovane donna che esce di corsa dal portone, ferita e insanguinata, puntando verso la zona della Lizza, mentre un uomo, secondo quanto riferito da chi era in strada, lascia lo stesso ingresso dirigendosi verso Camollia.
Di quell’episodio i carabinieri della stazione Centro in piazza San Francesco chiesero da subito il massimo riserbo. Le testimonianze furono raccolte nelle ore successive e l’attività investigativa, condotta con discrezione, portò in breve tempo all’individuazione di un trentenne straniero, domiciliato a Siena, oggi imputato in un procedimento che intreccia due ipotesi di reato: atti persecutori (stalking) e lesioni aggravate. L’aggravante contestata riguarda il fatto che, tra imputato e persona offesa, vi sarebbe stato un legame affettivo stabile. La giovane, coetanea e anche lei di origini straniere, è indicata come ex fidanzata.
Ieri mattina, 4 febbraio 2026, la vicenda è riemersa nell’aula di giustizia di Siena con l’udienza preliminare. Il fascicolo è seguito dal sostituto procuratore Silvia Benetti, che ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio. Davanti al gup Simone Spina, l’uomo è assistito dall’avvocato Alessandro Betti del foro di Siena.
Il fatto di via Montanini, che nell’immediatezza apparve come una lite culminata in violenza, secondo l’impostazione dell’accusa sarebbe invece inserito in un quadro più ampio. Gli inquirenti – sulla base delle dichiarazioni della persona offesa e degli elementi raccolti – ipotizzano una serie di condotte insistenti e oppressive, tali da incidere sulla serenità e sulla libertà di vita della giovane, fino all’episodio del 18 luglio, quando sarebbero state inferte percosse e colpi al volto; contestazione che si accompagna alle lesioni, ritenute guaribili in circa una settimana dopo l’accesso al Policlinico Le Scotte. Nel capo d’imputazione, sempre secondo quanto emerso finora, viene inoltre richiamato un presunto comportamento di pressione successivo ai fatti: l’ipotesi è che l’uomo abbia tentato di condizionare la scelta della donna rispetto alla querela, evocando conseguenze legate alla sua condizione di straniera. Vengono poi descritti ulteriori episodi che, per la Procura, sarebbero indicativi di un’escalation: minacce, atteggiamenti intimidatori e la presenza dell’uomo in luoghi del centro storico frequentati anche dalla ragazza. Si tratta, va ricordato, di contestazioni che dovranno essere vagliate nel contraddittorio e alla luce delle prove ammesse: il procedimento è ancora in una fase preliminare, e ogni valutazione definitiva spetterà al giudice del dibattimento.

L’udienza di ieri non ha portato a una decisione sull’eventuale processo immediato: il gup Spina ha disposto il rinvio al 25 marzo, data in cui il procedimento tornerà in calendario. Intanto, la città conserva memoria di quel pomeriggio di luglio: le urla che fecero uscire le persone dai negozi, lo sconcerto di chi si trovò davanti una scena improvvisa e difficile da decifrare, la richiesta di riservatezza degli investigatori. Oggi, a distanza di mesi, quella stessa vicenda entra nel linguaggio formale delle aule: atti, qualificazioni giuridiche, termini come “aggravante”, “rinvio a giudizio”, “udienza preliminare”. Il resto – responsabilità, dinamica, credibilità delle versioni – è materia che, se ci sarà il processo, verrà misurata con le regole della prova.

Andrea Bianchi Sugarelli

Andrea Bianchi Sugarelli è giornalista professionista con una lunga esperienza maturata nelle tv senesi e nella stampa locale dove dal 1996 ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità negli ambiti dello sport, cultura, Palio e cronaca giudiziaria. Nato a Siena nel 1973, nel corso della sua carriera ha gestito le attività di comunicazione per le Città del Vino, svolgendo anche le funzioni di portavoce e curando i rapporti istituzionali con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Agricoltura. Ha inoltre fatto parte del CdA dell’antica Biblioteca degli Intronati. Ha guidato il settore comunicazione del Siena Calcio in serie C e, tra il 2020 e il 2021, è stato responsabile della comunicazione per il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, e delle Società partecipate del Comune. Ha un percorso accademico che si è svolto nelle università di Siena e Firenze e alla Luiss Business School. È autore e co-autore di saggi di carattere storico e di attualità.



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