Il tiglio secolare di San Domenico risalente all’800, dopo i rami caduti e l’inclinazione che ha sorpreso residenti e passanti, continua a essere sotto osservazione. Anche questa settimana i tecnici del Comune sono tornati a monitorare la pianta, mentre l’assessorato all’ambiente attende i rilievi definitivi prima di indicare una linea d’intervento.

Il tiglio secolare a San Domenico
Nel frattempo, però, un elemento in più si è affacciato nel quadro di valutazione: all’interno del fusto ci sarebbero problemi importanti, compatibili con l’azione di un fungo capace di intaccare la struttura del legno. L’ipotesi è quella di una carie in corso, da confermare con uno studio specifico. È un passaggio tutt’altro che secondario, perché i funghi xilofagi – quando attecchiscono – si alimentano di lignina e cellulosa, scavando letteralmente la resistenza del tronco: fuori l’albero può continuare a sembrare “in forma” e a produrre gemme, dentro può diventare fragile, a volte perfino friabile. Ed è proprio questo che le verifiche dovranno chiarire: se il decadimento sia reale, quanto sia esteso e quale margine ci sia per non abbatterlo.
I segnali, intanto, non vengono ignorati. La caduta dei rami e la piega del tiglio hanno acceso l’allarme sulla stabilità, ma al momento non esiste una decisione formale sul destino della pianta. La procedura, spiegano fonti tecniche, resta quella già indicata nei giorni scorsi: prima i dati, poi le valutazioni, infine l’eventuale scelta tra potature, consolidamenti o altre misure. L’abbattimento richiederebbe motivazioni tecniche puntuali e una decisione tracciabile.

L’albero in viale Diaz attaccato dal fungo
San Domenico non è però un caso isolato. In queste settimane il Comune sta verificando anche altre alberature cittadine che mostrano criticità. In viale Diaz, ad esempio, uno dei bellissimi e storici lecci presenta la presenza di un fungo visibile anche a occhio nudo: un promemoria concreto di come certe infezioni non siano sempre “spettacolari” come in foto scientifiche, ma possano comparire in città e progredire in silenzio. È la stessa dinamica che preoccupa gli agronomi: spesso i marciumi si sviluppano nelle parti interne non più attive del legno, lasciando a lungo intatta la porzione che trasporta acqua e nutrienti. Risultato: l’albero continua a vegetare, mentre la sua tenuta meccanica può indebolirsi.
Per ora la parola chiave resta prudenza. Piazza San Domenico rimane interdetta nella porzione già chiusa, in attesa delle analisi che diranno se il tiglio sia recuperabile e con quali interventi. Siena, intanto, si ritrova a fare i conti con una regola semplice del verde urbano: la bellezza non basta, la sicurezza nemmeno si improvvisa. Qui decide la prova dei fatti – e del legno.