Dal “prestito garantito” alle chiavi di una Maserati, fino a una Bentley comprata in permuta qualche anno dopo: il fascicolo sui finanziamenti Covid, questa mattina al tribunale di Siena, ha preso una strada ben precisa. Due imputati hanno chiuso la partita con il patteggiamento, mentre altre due posizioni proseguiranno verso il dibattimento: rinvio a giudizio fissato per il 25 marzo, davanti al Collegio Frangini. L’udienza preliminare si è tenuta questa mattina al Tribunale di Siena. A presiederla il Gup Andrea Grandinetti. In aula anche il pubblico ministero Niccolò Ludovici.
Il procedimento riguarda presunte irregolarità nella gestione di finanziamenti garantiti dallo Stato durante l’emergenza Covid e nasce da un’impostazione accusatoria articolata in sei capi di imputazione, tra indebita percezione di erogazioni pubbliche, malversazione e, per un capo, autoriciclaggio. Gli imputati inizialmente erano cinque, ma la posizione di uno è stata stralciata per intervenuta morte del reo, con conseguente estinzione del reato nei suoi confronti.
Davanti al Gup Grandinetti
Questa mattina le posizioni ancora in gioco erano quattro: una donna nata a Torino nel 1975, un uomo nato a Roma nel 1960, una donna di Pienza di 66 anni e un cinquantenne di Busto Arsizio. Sul fronte delle difese, per l’imputato residente a Torino i difensori di fiducia sono gli avvocati Stefano Castrale e Federico Caporale del Foro di Torino; per l’imputato residente a Busto Arsizio il difensore di fiducia il solo avvocato Stefano Castrale. Le altre due posizioni sono assistite dagli avvocati Michele Bellandi (Foro di Siena) e Marco Caroppo (Foro di Siena). Al termine della Camera di consiglio, l’esito del giudice Grandinetti è stato in parte definitorio e in parte interlocutorio. Due imputati, infatti, hanno chiesto e ottenuto la definizione del procedimento con patteggiamento: uno ha concordato una pena di sei mesi; l’altro una pena di un anno e sei mesi, oltre a 2.100 euro di multa. Con i patteggiamenti sono state applicate anche le conseguenze previste, in particolare la confisca, quantificata in circa 200.000 euro per uno e circa 90.000 euro per l’altro. Per le restanti due posizioni, invece, il procedimento prosegue: il rinvio a giudizio è stato fissato per il 25 marzo davanti al Collegio Frangini, dove si entrerà nel merito delle contestazioni.
Il quadro accusatorio
Il quadro accusatorio ruota soprattutto attorno alla malversazione: secondo l’impostazione della procura, i finanziamenti Covid sarebbero stati utilizzati per finalità diverse rispetto a quelle previste dalla normativa. In due capi, però, viene anche contestata l’indebita percezione dei finanziamenti, ipotizzando la presentazione di documenti fiscali ritenuti falsi o comunque non veritieri. In particolare, l’accusa sostiene che sarebbero stati ottenuti indebitamente due finanziamenti garantiti dallo Stato per complessivi 110.000 euro attraverso l’esibizione di dichiarazioni dei redditi con date, protocolli e redditi imponibili difformi rispetto a quelle presenti in Anagrafe tributaria; negli atti viene richiamato anche l’elemento di un reddito imponibile lasciato “in bianco” in una delle dichiarazioni. La prima operazione risale al 24 luglio 2020, quando sarebbe stato conseguito un finanziamento garantito da Fises spa di 50.000 euro (erogati 49.750 euro al netto delle spese) su un conto presso Chianti Banca, filiale di Monteriggioni; la dichiarazione dei redditi 2018 richiamata negli atti riporterebbe, tra l’altro, un reddito imponibile di 123 euro. La seconda operazione è indicata al 21 settembre 2020, con un finanziamento garantito da Artigiancassa-Bnl di 60.000 euro (erogati 59.250 euro al netto spese) su un conto presso Bnl, filiale di Montepulciano, con riferimento a dichiarazioni 2017 e 2018 ritenute difformi. Un ulteriore capitolo riguarda un finanziamento garantito dallo Stato erogato da Credem: secondo gli atti, il 18 luglio 2020 sarebbe stato ottenuto un finanziamento di 25.000 euro e viene contestata la destinazione non conforme di 12.720 euro. In particolare, il 20 luglio 2020 sarebbero stati versati 5.980 euro a un’avvocata, con l’annotazione negli atti dell’assenza di rapporti commerciali o professionali diretti, e 6.470 euro a una coimputata come reddito da lavoro dipendente, ma senza – sempre secondo l’accusa – riscontri documentali del rapporto; gli atti aggiungono che la stessa risulterebbe dipendente di un’altra società dal 1° settembre 2020.
Una casa a Pienza e una Range Rover
Il nucleo più ampio del fascicolo, per importi e complessità, si concentra però sul finanziamento più consistente: quello garantito dallo Stato ed erogato da Credimi spa il 7 agosto 2020 per 435.000 euro, con erogazione effettiva di 400.200 euro al netto delle spese. La procura contesta che non sia stato destinato alle finalità previste e quantifica in 390.739 eurole somme che sarebbero state malversate attraverso una serie di operazioni che gli atti ricostruiscono nel dettaglio, tra assegni circolari, bonifici e passaggi di provvista tra società. Nella ricostruzione compare innanzitutto l’operazione immobiliare su Pienza. Gli atti descrivono un percorso che parte da un assegno circolare: il 2 ottobre 2020 viene indicata l’emissione di un titolo di credito da 100.000 euro a favore di una società, poi versato sul relativo conto. L’8 ottobre 2020, dal conto della società beneficiaria, sarebbe stato emesso un assegno circolare da 98.000 euro intestato a una persona indicata negli atti, poi consegnato a una coimputata e utilizzato per l’acquisto del 50% di un immobile a Pienza,tramite una società. La stessa sequenza di passaggi di provvista, secondo l’accusa, avrebbe alimentato anche l’acquisto di un’auto di lusso: il 2 ottobre 2020 viene indicata l’emissione di un assegno circolare da 65.000 euro a favore della stessa società; il 22 ottobre 2020 sarebbero stati emessi due assegni circolari per complessivi 52.900 euro intestati ad una concessionaria per l’acquisto di una Land Rover Range Rover 3.0 Td, successivamente intestata a una società.
Dalla Maserati alla Bentley
E poi c’è il capitolo che, pur restando dentro la rigidità delle contestazioni, ha inevitabilmente un risvolto da cronaca pruriginosa: quello della Maserati e della Bentley. Gli atti indicano che il 17 e 18 settembre 2020 sarebbero stati disposti bonifici per 51.739 euro per l’acquisto di una Maserati. La ricostruzione prosegue sostenendo che l’auto sarebbe stata ceduta a titolo gratuito a una società e che, il 15 novembre 2023, la stessa società l’avrebbe data in permuta ad una concessionaria di Bussolengo per l’acquisto di una Bentley: un passaggio che, sul piano della cronaca, sembra un cambio di marcia; sul piano processuale, è uno degli elementi inseriti dalla procura nel ragionamento su destinazioni, trasferimenti e successive operazioni. Sempre all’interno del capo sul finanziamento Credimi, vengono richiamati anche movimenti verso un’altra società e, da lì, verso conti personali. Secondo quanto indicato negli atti, il 30 settembre 2020sarebbe stato effettuato un bonifico da 10.000 euro con causale “finanziamento soci”; il 2 ottobre 2020 sarebbero stati emessi ulteriori assegni circolari per 100.000 euro e 64.000 euro, poi versati il 5 ottobre 2020 sul conto della società destinataria. Da quel conto, gli atti parlano di “plurimi bonifici” per complessivi 139.000 euro verso un conto intestato alla donna nata a Torino e per complessivi 42.500 euro verso un conto intestato all’uomo nato a Busto Arsizio; viene anche annotato che negli estratti conto trasmessi dalla banca le causali “non risultano indicate”. Le condotte, per questo capo, sono contestate “in continuazione” fino al 1° febbraio 2023.
Contestato l’autoriciclaggio
In un ulteriore capo viene contestato l’autoriciclaggio, con riferimento all’ipotesi di impiego o trasferimento di beni provenienti dal delitto presupposto in attività idonee a ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza. L’operazione centrale richiamata è ancora quella dell’immobile di Pienza, che secondo gli atti sarebbe stato poi concesso in locazione commerciale con un canone indicato di 1.000 euro mensili più Iva, in un arco temporale contestato dal 23 settembre 2020 al 22 ottobre 2020.
In aula il 25 marzo
Per i restanti due imputati, oggi non definiti con rito alternativo, la vicenda entra ora nella fase dibattimentale. L’avvocato Michele Bellandi, difensore dell’uomo 66 enne romano, ha spiegato di ritenere “del tutto infondata” la contestazione di autoriciclaggio, sostenendo che, anche nell’ipotesi dell’accusa, la condotta si collocherebbe nel perimetro della malversazione; sulla stessa malversazione, la difesa ha prospettato in aula che gli impieghi contestati sarebbero comunque riconducibili a un progetto imprenditoriale. Il giudice Grandinetti, però, non ha accolto l’impostazione difensiva sull’autoriciclaggio, e dunque il processo proseguirà includendo anche quel profilo. Ora la scena si sposta al 25 marzo, davanti al Collegio presieduto dal giudice Fabio Frangini. Dopo i patteggiamenti di questa mattina, sarà il dibattimento a chiarire, per le due posizioni rimaste, quale lettura prevarrà tra la ricostruzione dell’accusa e le tesi della difesa: in mezzo, una trama di finanziamenti Covid, passaggi societari e una scia di operazioni che, nelle carte, porta dai conti bancari fino a un garage dove, almeno per un tratto, la targhetta sulla chiave cambia da Maserati a Bentley.
