E’ saltata l’attesa udienza di oggi al tribunale di Siena riguardo al processo per riciclaggio aggravato dalla finalità mafiosa, in corso davanti al Collegio giudicante, presieduto dal dottor Fabio Frangini con l’accusa sostenuta dal sostituto procuratore Antonino Nastasi (Procura di Firenze). Se ne riparlerà il 9 aprile, appuntamento peraltro già calendarizzato.
Al centro del procedimento c’è la vicenda dell’azienda agricola San Galgano di Chiusdino, sequestrata nel gennaio 2022 dopo un’indagine della Squadra Mobile di Firenze e della Dia su presunti investimenti di denaro illecito nel settore agricolo. L’accusa ipotizza un canale di infiltrazione legato alla ‘ndrangheta, chiamando in causa la cosca Grande Aracri di Cutro e la “locale” Manfreda di Petilia Policastro, a essa affiliata.
Imputati sono Edo Commisso e Francesco Saporito: secondo la ricostruzione investigativa avrebbero impiegato nell’operazione almeno 1,5 milioni di euro in contanti di provenienza mafiosa, oltre alle somme formalmente dichiarate. Nel mirino la compravendita del 2007 – oltre 350 ettari tra terreni, poderi e fabbricati rurali – con pagamenti solo in parte tracciati, presunte fatturazioni inesistenti e il capitolo dei titoli di aiuto agricolo Ue.
A fare da snodo al dibattimento è il collaboratore di giustizia Salvatore Muto, già figura chiave nel processo Aemilia, ascoltato in videoconferenza nel novembre scorso: nell’occasione parlò di soldi “da ripulire”, di contrasti interni sulle “corrispondenze” di denaro e di un investimento ritenuto non produttivo nonostante i contributi europei.
Al terzo piano di Palazzo di giustizia era presente anche Catia Silva (nella foto), capo segreteria del Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, onorevole Gianluca Vinci. Silva, dopo le recenti minacce di morte subite proprio in relazione al ‘caso Rossi’ e per l’impegno contro la ‘ndrangheta, prosegue la sua lotta in prima persona: “Sono venuta a Siena proprio per assistere a questo processo molto interessante e capire gli intrecci che potrebbero esserci con il Monte dei Paschi e la morte di David Rossi. Peccato che nessuno ci abbia avvertito di questo rinvio”. La capo segreteria di Vinci ha lasciato il tribunale intorno alle 12 con una promessa: “Il 9 aprile ci sarò sicuramente. Voglio vedere con i miei occhi e sentire con le mie orecchie. Conosco bene le cosche e voglio ascoltare il collaboratore di giustizia Salvatore Muto”.