Siena si è cucita addosso una contraddizione: è una città celebrata per le sua unicità e per le sue pietre, ma respira grazie ai vuoti verdi. Ieri, nella Sala Storica della Biblioteca comunale degli Intronati, questo paradosso è diventato tema pubblico e materia di lavoro: l’incontro conclusivo della Winter School “Spessori urbani e territoriali” ha riportato al centro le valli verdi come infrastruttura ambientale, paesaggistica e – sempre più – urbana. Un laboratorio intensivo nato dalla collaborazione avviata nel 2022 tra Comune di Siena e Università di Roma La Sapienza, con due settimane di lavoro serrato e una domanda di fondo: come proteggere il centro storico Unesco e, allo stesso tempo, renderlo più leggibile e vivibile anche nei suoi “margini” verdi, dentro e fuori le mura.
Il percorso, che incrocia anche il Parco del Buongoverno e le azioni di “Connessioni Verdi Siena” (ConVerSi), ha messo insieme studenti selezionati tramite bando, provenienti da più atenei e con formazioni diverse. La scelta metodologica è stata netta: multidisciplinarità e lavoro sul campo. Prima lezioni e seminari; poi gruppi di progetto chiamati a trasformare analisi, letture storiche e archeologiche, vincoli e gestione in ipotesi concrete.
Focus 2026: Valle dell’Orto Botanico
L’edizione presentata ieri (27 febbraio 2026) ha approfondito la Valle dell’Orto Botanico, proseguendo un lavoro iniziato nel 2023 e già passato da altre aree delle valli senesi (Follonica-Ravacciano, la Pania, Valdimontone). L’obiettivo dichiarato – e ribadito più volte – è costruire anno dopo anno un quadro di proposte capace di immaginare un sistema continuo di spazi verdi, accessibile ma compatibile con la fragilità del contesto.
Dopo i saluti istituzionali dell’assessore all’Ambiente Barbara Magi e del dirigente comunale Paolo Giuliani, l’introduzione è stata affidata al direttore della Winter School Andrea Iacomoni. Quindi la restituzione dei lavori: tre progetti, presentati ed esposti dai gruppi di studenti, con titoli che già raccontano un’idea di attraversamento e relazione. “IntraValle: orizzonti condivisi” (Pasquale Ciardiello, Camilla Ghiani, Elisabetta Saverino, Andrea Scarabello, Gaia Silvaggi), “B.O.B. – Borgo Oltre Bordo” (Francesca Costanza, Elisa Mirti, Pietro Maria Procopio, Alessandro Renzi, Beatrice Striano) e “Valle Lenta – Labor et Lentitia” (Carlo Dellarciprete, Francesco Panizzoli, Sofia Paterlini, Francesca Pia Russo, Michele Vigorito).
A dare peso operativo al confronto, anche la presenza degli ordini e collegi professionali del territorio (architetti, ingegneri, agronomi e forestali, periti industriali, geometri e periti agrari): un passaggio che ha legato l’orizzonte universitario a competenze tecniche e vincoli reali, inevitabili quando si ragiona su paesaggio, Unesco e trasformazioni possibili.
Iacomoni: “Un polmone verde e un nuovo spazio pubblico”
Nel suo intervento, Andrea Iacomoni ha inquadrato la giornata come tappa di un percorso pluriennale e ha chiarito la posta in gioco: far diventare le valli non solo “paesaggio da contemplare”, ma spazio urbano da abitare con attenzione: “Abbiamo presentato gli esiti conclusivi di due settimane di lavoro della Winter School, durante le quali abbiamo studiato le valli verdi, in particolare la Valle dell’Orto Botanico. Lo studio si inserisce in un progetto più ampio che portiamo avanti da alcuni anni su tutte le valli verdi. Ogni anno abbiamo studiato e proposto un’idea di valorizzazione per una valle. Per quanto riguarda la Valle dell’Orto Botanico – ma vale anche per le altre valli – abbiamo riscontrato un grande valore naturalistico di questi spazi e una notevole opportunità per la città di Siena: possono diventare un ‘polmone verde’, spazi sociali e un nuovo spazio pubblico, che dovrebbe essere maggiormente accessibile e aperto alla cittadinanza”. Iacomoni ha indicato anche un elemento emerso con forza, quasi controintuitivo per l’immaginario comune: l’acqua.
“Devo dire che ci ha sorpreso – quest’anno come negli anni precedenti – la ricchezza d’acqua: nonostante Siena non sembri una ‘città d’acqua’, esiste una grande disponibilità idrica nel sottosuolo, legata ai bottini, alle fontane e a tutto il sistema di raccolta e distribuzione. È un’acqua spesso nascosta, che è diventata anche un elemento centrale del nostro progetto, naturalmente in combinazione con la componente naturalistica”.
Sul seguito, la linea è stata prudente ma concreta: continuità del laboratorio e speranza di ricadute: “Credo quindi che, studiando tutte le valli (e l’anno prossimo continueremo con quella successiva), per il Comune di Siena questo lavoro possa costituire un documento importante anche in vista di possibili ipotesi di trasformazione futura di luoghi bellissimi per la città”. “Per quanto mi riguarda – ha spiegato ancora il professore – il futuro dovrebbe portarci, il prossimo anno, a realizzare un’ulteriore edizione della Winter School, nello stesso periodo: due settimane, nella seconda metà di febbraio, studiando un’altra valle e completando progressivamente l’obiettivo che ci siamo prefissati, cioè valorizzare e rigenerare tutte le valli e l’intero sistema delle valli di Siena”. E in conclusione: “Successivamente, ci auguriamo di poter mettere in pratica alcune delle idee che abbiamo presentato oggi e che abbiamo proposto negli anni passati. Speriamo che il Comune abbia una forte volontà di valorizzare queste valli e che si creino occasioni concrete per realizzare almeno parte delle proposte, degli spunti e delle indicazioni contenute nel nostro lavoro”.
Magi: “Servono interventi, senza alterare l’identità”
Barbara Magi ha collocato l’esperienza dentro le scelte che il Comune sta portando, a partire dal Piano del Verde, e ha insistito sul rischio – frequente in iniziative di questo tipo – che tutto resti nel perimetro accademico: “Ritengo che questa collaborazione e queste Winter School siano molto importanti per vari aspetti. Innanzitutto perché rappresentano occasioni di confronto anche in vista di ciò che stiamo realizzando con il Piano del Verde. La speranza – mia, ma credo anche dell’amministrazione – è che questi progetti non rimangano soltanto ‘tavole’, esercitazioni o elaborati accademici, ma che possano diventare uno spunto concreto per la valorizzazione delle valli verdi. Per troppo tempo le abbiamo considerate luoghi intoccabili e inaccessibili: questo, in un certo senso, è stato un bene perché si sono preservate; però, se ora vogliamo che siano più fruite dai cittadini e che possano essere utilizzate anche a fini turistici, allora servono interventi di riqualificazione e di progettazione. Da questo punto di vista, siamo stati piuttosto conservatori: bisogna invece conciliare l’innovazione con il rispetto della natura e dell’identità della nostra città, evitando di alterarla”.
Magi ha anche riferito un contatto diretto con il lavoro degli studenti: “Secondo me questa è la sfida principale: fare in modo che alcune idee vengano effettivamente portate avanti. Ho visto i progetti degli altri anni e, per quanto riguarda quelli di quest’anno, sono andata a trovarli martedì: ho potuto vedere i lavori in corso e mi sono sembrati davvero molto interessanti. Permetteranno di scoprire luoghi che per molte persone sono ancora sconosciuti e di viverli nel rispetto di ciò che sono. Siena ha la grande fortuna di avere, ai margini dell’abitato, valli che arrivano fino alle mura e proseguono subito fuori. Conosciamo tutti i benefici dell’ambiente: per questo è necessario renderle più fruibili per i cittadini”.
Giuliani: “Si guarda al 2028”
Il dirigente comunale Paolo Giuliani ha ricostruito la genesi del progetto e la sua “forma” organizzativa: dalla prima esperienza di workshop al formato Winter School esteso a due settimane, pensato come convivenza di studio e progetto. Uno degli elementi caratterizzanti è stato il luogo che ha ospitato gli studenti: il Monasterino della Conoscenza, struttura messa a disposizione poco fuori Siena. Sul calendario, Giuliani ha tracciato una prospettiva già scandita: un’ultima valle il prossimo anno e una sintesi complessiva nel 2028, oltre a due pubblicazioni in preparazione: “Questa esperienza continuerà anche nei prossimi anni: il prossimo affronteremo l’ultima valle; poi, nel 2028, prevediamo una chiusura complessiva con un riepilogo di tutti gli studi realizzati. Stiamo ancora definendo come organizzare questo passaggio. Nel frattempo, abbiamo pensato anche a due pubblicazioni: una è già in fase di redazione e speriamo di presentarla a breve, l’altra verrà realizzata successivamente”.
Presenti in Biblioteca anche il dirigente della cultura del comune di Siena, Roberto Barbetti, il presdiente dell’Associazione Le Mura Duccio Nello Peccianti e il rappresentante dell’’associazione ‘La Diana’ Tommaso De Benedictis.
Restituzione alla città, tra visioni e vincoli
Il senso dell’incontro di ieri, oltre ai progetti e alle presentazioni, è stato la restituzione pubblica: scenari, indicazioni e idee che entrano nel dibattito cittadino e dialogano – almeno nelle intenzioni – con gli strumenti di pianificazione e con la gestione quotidiana. Nessuna promessa di cantieri imminenti, ma un punto fermo: Siena sta provando a mettere a sistema le sue valli come parte del racconto Unesco e, insieme, come risorsa concreta per qualità della vita e accessibilità. Il banco di prova, adesso, è quello più difficile: far convivere tutela e uso, protezione e apertura, senza trasformare le valli in una scenografia. Ieri, intanto, la città ha visto le prime risposte possibili. E ha capito che, spesso, il futuro di Siena comincia proprio dove finisce la pietra serena.


