La campagna per il referendum di marzo sulla giustizia passa anche dai libri, e stavolta la miccia è già nel titolo: Il Sistema colpisce ancora. Giovedì 5 marzo, alle 18, nella Sala della Suvera dell’Accademia dei Rozzi di Siena, la Fondazione VisMederi ospita la presentazione del nuovo volume firmato da Alessandro Sallusti e Luca Palamara.
Ad aprire l’incontro sarà Elena Casi, giornalista e responsabile comunicazione del Gruppo VisMederi. Al centro della serata ci sarà poi Alessandro Sallusti, coautore del volume e direttore di Politico Quotidiano, che risponderà alle domande e si confronterà con il giornalista senese Orlando Pacchiani, in un dialogo serrato sui temi del libro e sul clima che accompagna il dibattito sulla giustizia.
Il nuovo volume di Sallusti arriva a cinque anni da Il Sistema, la lunga intervista in cui Palamara – già ai vertici dell’Anm, poi componente togato del Csm e radiato nel 2020 – raccontò dinamiche interne alla magistratura e i rapporti tra correnti, nomine e politica, finendo per alimentare un dibattito che non si è mai spento. Ora quel filo torna a intrecciarsi con l’attualità: il 22-23 marzo gli elettori voteranno al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia. Non stupisce quindi che il tema esca dai palazzi e finisca nei luoghi della discussione pubblica: teatri, sale civiche, presentazioni.
Nel nuovo capitolo, gli autori sostengono che le logiche di potere denunciate allora non si siano esaurite: dal peso delle correnti nelle scelte di autogoverno alle tensioni attorno a riforme e nomine, fino al ruolo dei media nel racconto giudiziario. Il filo è una contro-narrazione che si propone di leggere “dietro le quinte” il sistema, attraverso episodi, protagonisti e incastri tra uffici giudiziari, polizia giudiziaria e informazione. Tra i passaggi che il libro richiama c’è anche l’idea di una “triade” che, quando funziona come un ingranaggio, finisce per orientare non solo le indagini ma anche la loro rappresentazione: chi sostiene l’accusa, chi conduce operativamente gli accertamenti e il circuito informativo che accompagna l’inchiesta. È un punto che, inevitabilmente, tocca il confine fra diritto di cronaca e garanzie, dalla presunzione di innocenza ai tempi – spesso lunghi – della giustizia.
L’appuntamento senese si inserisce in un passaggio delicato: un confronto pubblico in cui la letteratura d’inchiesta e la memoria delle istituzioni diventano materiale di discussione politica e culturale, con una domanda sullo sfondo più che una risposta: che cosa cambia davvero, quando la giustizia cambia regole. E mentre la campagna referendaria contrappone letture opposte della riforma – per alcuni un argine al correntismo, per altri un rischio per l’indipendenza – la serata promette soprattutto un esercizio raro: riportare il confronto su fatti, interpretazioni e responsabilità, senza trasformarlo in un derby.