Un’auto sbuca contromano nella notte e la serata tra amici si trasforma, all’improvviso, in un movimentato episodio da cronaca giudiziaria. Un ventenne della zona è finito davanti al giudice di Siena con l’accusa di furto con strappo: avrebbe sottratto il cellulare a un coetaneo durante una lite accesa in strada, e quel telefonino – come spesso accade in questi tipi di reato – non è mai stato ritrovato.
La vicenda, oggi al centro dell’udienza al Tribunale di Siena, risale all’ottobre 2024. Secondo la ricostruzione della Procura, la notte incriminata vede protagonisti due giovani bulli, forse esaltati dall’alcol. A bordo della loro auto, imboccano una strada di Sinalunga in senso contrario e si piazzano davanti a una vettura con dentro quattro ragazzi del posto, due dei quali fratelli.
“Abbiamo visto arrivare questa macchina in controsenso che si è fermata davanti a noi”, ha raccontato stamani in aula uno dei giovani coinvolti, testimone chiave dell’accusa. “Sono scesi due ragazzi, uno grande e uno più mingherlino. Hanno iniziato a insultarci e a prendere a calci la macchina. Il mio amico, seduto davanti, ha aperto il finestrino per capire cosa volessero e per tutta risposta ha ricevuto uno schiaffo. Poi sono ripartiti e noi abbiamo fatto lo stesso, mentre lui chiamava i carabinieri”.
Ma il duello non era affatto terminato. Pochi metri più avanti, i due della prima auto si sono rifermati, sospettando che i quattro li stessero seguendo: “Il più grosso è tornato verso di noi e appena ha visto che il mio amico stava parlando con il 112, gli ha strappato il telefono dalle mani ed è scappato, nonostante le sue suppliche. Il cellulare non l’abbiamo più rivisto”.
Il riconoscimento dell’imputato, un ventenne della Valdichiana difeso dall’avvocato Manfredi Biotti (nella foto), è arrivato grazie alle foto segnaletiche dei carabinieri: il teste lo ha identificato nuovamente oggi in aula, davanti alla vice procuratrice onoraria Maria Sebaste. Assente l’imputato, la mattinata in Tribunale è scivolata via tra domande, ricordi e qualche sottile ironia sui “bulli” del lunedì sera. Il giudice, dottor Alessandro Maria Solivetti Flacchi, ha aggiornato la discussione e la sentenza all’8 aprile prossimo.
Per ora rimangono le parole delle vittime, un telefonino scomparso e una storia che – tra bravate di provincia e scambi al vetriolo – chiede di scrivere il capitolo finale.