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Sospeso abbattimento femmine e piccoli capriolo, Vivarelli: “E’ sconcertante”

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 ATC 3 Sena Nord: “Questa associazione ha una minima idea dei danni?”

Il Tar della Toscana, con decreto pubblicato in data 23 agosto, ha sospeso con effetto immediato l’abbattimento di femmine e piccoli di capriolo. A presentare ricorso è stata Urca (Unione Regionale Cacciatori dell’Appennino), che opponendosi alla deliberazione della Giunta della Regione Toscana, n. 633 del 11.6.2018, aveva chiesto la sospensione cautelare del provvedimento onde “evitare l’irreversibile danno alla fauna selvatica derivante dall’esecuzione degli abbattimenti previsti”. “Considerato che, attesa la complessità e l’estrema articolazione del contenuto del provvedimento impugnato, occorre una più approfondita valutazione, sotto il profilo del fumus, anche ai soli fini cautelari, da effettuarsi nella più appropriata sede collegiale”, il Tar ha deciso per la sospensione fino alla camera di consiglio del 11 settembre 2018.

E’ una sconfitta per gli agricoltori la sospensione del TAR al piano della Regione che prevedeva l’abbattimento di femmine e piccoli di capriolo.” E’ quanto dichiarato da Francesco Miari Fulcis, presidente Confagricoltura Toscana che commenta così la decisione del TAR di accogliere il ricorso presentato dall’associazione Urca: “Si vanificano così tutti gli sforzi fatti per dar seguito agli obiettivi della delibera di Giunta regionale che puntava a far fronte ad una situazione insostenibile per l’agricoltura toscana, la sovrappopolazione di questa specie danneggia in modo irreparabile il nostro sistema agricolo senza che ci possa essere una soluzione adeguata”.

Quello che i fautori del ricorso contro la delibera regionale non hanno chiaro è che il piano di controllo doveva servire a riportare un equilibrio nella densità di questi animali, equilibrio che è necessario all’ecosistema ambientale. Siamo di fronte a una popolazione abnorme, a un numero spropositato di caprioli. Confagricoltura non ha un ruolo attivo sul prelievo degli ungulati ma ha a cuore la tutela della biodiversità e del paesaggio, per questo riteniamo che il piano di prelievo del capriolo debba essere rispettato”.

I danni arrecati dai caprioli interessano in particolar modo il settore vitivinicolo, soprattutto in un periodo delicato come quello della maturazione delle uve, come spiega Francesco Colpizzi, Presidente federazione vitivinicola di Confagricoltura Toscana: “Questi animali mangiano sia i germogli delle viti che i frutti creando danni di milioni di euro: non si tratta solo di registrare una diminuzione della quantità di vino, i viticoltori sono privati in questo modo, di un prodotto che non è replicabile (le uve di una stagione sono prodotti irripetibili) senza considerare i danni strutturali perché le piante private dei germogli vanno in sofferenza. Troviamo singolare che il ricorso al TAR sia stato promosso non dal mondo ambientalista, ma da Urca, un’associazione del mondo venatorio, che ha interessi nella commercializzazione della carni degli ungulati selvatici e non certo impegnata nella difesa dell’ecosistema”.

“È sconcertante che la richiesta di sospensiva sia arrivata dal mondo venatorio, seppur della caccia di selezione (URCA). Ci potevamo aspettare un intervento simile da parte del mondo ambientalista, quello più oltranzista che continua a chiamare Bambi il capriolo, ma non da una parte, seppur minoritaria, del mondo venatorio. Questo ci crea sconcerto  – afferma Roberto Vivarelli, Presidente ATC 3 Sena Nord – Questa associazione ha una minima idea dei danni da capriolo che devono sopportare i nostri viticoltori toscani e in particolare a Siena, provincia a forte vocazione vitivinicola di pregio? Nel 2017 i danni alla nostra viticoltura da capriolo rappresentano il 40% del totale, in euro 350.000, e stiamo parlando solo di rimborsi sulle uve e non il mancato ricavo commerciale. Se le motivazioni che hanno incredibilmente portato URCA e i suoi associati a chiedere la sospensiva sono di tipo conservativo sulla specie, li rassicuro: da una stima (prudenziale) dei nostri tecnici faunistici nel territorio provinciale abbiamo appurato la presenza di non meno di 40.000 caprioli: ci sono capi da abbattere in abbondanza. La specie è assolutamente in salute, non rischia minimamente l’estinzione e ci preme ricordare che in provincia di Siena, per oltre vent’anni, la caccia di selezione si apriva a TUTTO il primo di agosto: non ci sembra che il capriolo ne abbia risentito, anzi… Il piano approvato dalla Regione per la stagione in corso prevede l’abbattimento di circa 8.500 Caprioli e mediamente, purtroppo, in caccia di selezione la nostra provincia riesce a malapena a completare il 50% del piano. Invece di chiedere sospensive URCA stimoli maggiormente i propri aderenti a incrementare gli abbattimenti, ad impegnarsi maggiormente nella selezione al capriolo. Ma l’aspetto più grave è che questa vicenda riapre una diatriba fra mondo venatorio e agricoltori mai sopita e che ora trova nuovo materiale di polemica. Chi paga ora i danni da capriolo alle viti, ormai prossime alla vendemmia, dopo lo stop richiesto dall’URCA? Per un egoismo e miopia venatoria di pochi, per motivazioni del tutto incomprensibili ancora una volta in inizio vendemmia 2018 avremo danni alle nostre vigne. URCA è consapevole del danno che potrà produrre?

In questi giorni ho avuto incontri con importanti aziende nel DOCG Chianti Classico, Vernaccia e Brunello e ho avuto segnalazioni di inizio di danni alle uve da cinghiali ma anche da caprioli e daini; questa sospensiva di abbattimento seppur limitata a femmine e piccoli peggiorerà la situazione. Mi auguro che il mondo venatorio, quello composto da Associazioni responsabili e che ricercano il dialogo con il mondo agricolo, sappia reagire e isolare queste posizioni oltranziste e che continui un confronto serio per limitare i danni alla nostra viticoltura. La mia posizione in qualità di Presidente dell’ATC 3 è quella della tutela economica dell’Ente per quanto riguarda i danni, di difendere i nostri viticoltori fortemente danneggiati e apprezzare la responsabilità e il dialogo della maggioranza del mondo venatorio associazionistico. L’11 settembre il TAR deciderà nel merito, nel frattempo, i caprioli ringraziano URCA dell’abbondanza di cibo di grande pregio che in questo periodo non manca”.