Un viaggio di routine si è trasformato, per pochi minuti, in un ricordo difficile da scrollarsi di dosso. È quanto emerso al Tribunale di Siena, dove si è celebrata una nuova udienza sul caso del 75enne senegalese residente a Sovicille, accusato di minacce aggravate e porto abusivo di oggetti atti a offendere, dopo i fatti avvenuti il 18 settembre 2023 a bordo dell’autobus che collega Sovicille al vicino campeggio.
Secondo il capo di imputazione, l’uomo avrebbe rivolto gravi minacce a un passeggero dopo aver infastidito la moglie, brandendo una pistola che si sarebbe poi rivelata un’arma giocattolo: “Non mi rompere i coglioni… sei un bastardo, ti ammazzo”, queste alcune delle parole che sarebbero state pronunciate, secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori. In quel frangente, l’imputato avrebbe anche estratto dal proprio zaino un cavatappi dotato di una lama di quattro centimetri, elemento che ha fatto scattare ulteriori contestazioni legate alla normativa sulle armi.
L’udienza, davanti al giudice Francesco Picardi, ha visto la deposizione dell’autista del mezzo. L’uomo ha ripercorso le fasi concitate di quel viaggio: più volte costretto a fermare la corsa, passeggeri impauriti che si riversano a terra, la voce che circolava insistente – “ha una pistola!” – e la concitazione che portò qualcuno a disarmare l’uomo, gettando l’arma tra i cespugli all’esterno, dove successivamente fu recuperata dalle forze dell’ordine. Il testimone ha sottolineato come solo in un secondo momento sia stato chiarito che si trattava di una pistola giocattolo, innocua ma indistinguibile a uno sguardo veloce.
Sotto la lente della Procura, rappresentata in aula dal pm Alberto Bancalà, non solo le minacce aggravate dal presunto utilizzo dell’arma ma anche il possesso ingiustificato del cavatappi con lama, vietato dalla legge. Nessuno dei passeggeri riportò ferite, ma il clima di paura a bordo fu indiscutibile.
L’accertamento dei fatti si è però rivelato complesso: diversi testimoni chiave, tra cui la parte offesa, si trovano attualmente all’estero e sono stati ascoltati tramite l’istituto dell’Ordine di indagine europea, con i verbali acquisiti dalle competenti autorità giudiziarie straniere. Per consentire la traduzione completa degli atti, il giudice Picardi ha disposto il rinvio dell’udienza al prossimo 2 febbraio 2026, quando sarà conferito l’incarico a un perito traduttore.
L’imputato, difeso dagli avvocati Giulia Salvini e Alessandro Betti (nella foto), non era presente in aula. La strategia difensiva punta a chiarire la reale portata degli eventi e a ridimensionare l’allarme causato dal rinvenimento dell’arma giocattolo. La vicenda, che non ha fortunatamente lasciato conseguenze fisiche tra i passeggeri, resta però emblematica di quanto possa bastare poco per trasformare la quotidianità in un episodio da codice penale. Ora la parola passa agli atti tradotti e ai prossimi passi del processo.