Ci sono episodi che non assomigliano alle grandi storie di cronaca nera: non hanno premeditazione, non hanno scenari oscuri, non hanno “colpi di scena”. Hanno invece un dettaglio minimo – un gesto, un attimo – che diventa enorme. Un pugno al volto, una caduta, la testa che impatta. E da quel momento, tutto il resto non torna più come prima.
Questa mattina, 5 febbraio 2026, al Tribunale di Siena, a fine mattina, è atteso un passaggio decisivo nel procedimento per lesioni personali aggravate che ruota attorno a quanto accaduto nel novembre 2023 a Staggia Senese, frazione di Poggibonsi, durante un pomeriggio in un bar del paese. La persona offesa – oggi 57 anni, residente a Poggibonsi – secondo quanto sarà accertato nella ricostruzione dei fatti e dagli atti, ha subito gravi conseguenze e una invalidità al 100%. A giudizio, in questa fase davanti al Gup, c’è un 33enne anch’egli residente a Poggibonsi, imputato per l’aggressione che avrebbe provocato il dramma. Il fascicolo è seguito dalla Procura di Siena con il Sostituto Procuratore Serena Menicucci A presiedere l’udienza sarà la Gup Sonia Caravelli. I familiari e la compagna della vittima si sono costituiti parte civile con l’avvocato Manfredi Biotti.
La ricostruzione investigativa maturata all’epoca – anche sulla base delle testimonianze raccolte sul posto – colloca l’episodio in un locale di Staggia Senese, in un momento di normale affluenza. Due uomini, che secondo quanto emerso si conoscevano e avevano trascorso parte del tempo insieme, arrivano a un contatto fisico. In quel frangente uno dei due viene colpito al volto con un pugno, perde l’equilibrio e finisce a terra battendo la testa. Sono minuti confusi: nel locale scattano richieste di aiuto, intervengono i soccorsi e i Carabinieri. La persona ferita, stando a quanto ricostruito, appare subito in difficoltà: disorientata, con problemi nel parlare, incapace di ricostruire l’accaduto. Viene trasportata d’urgenza all’ospedale Le Scotte di Siena, dove i medici procedono con cure e interventi che si rendono necessari per la gravità del quadro clinico. La vittima finisce in coma farmacologico. Le indagini, condotte dai Carabinieri, portano in breve tempo all’identificazione dell’uomo ritenuto responsabile del colpo. Nel quadro ricostruito dagli inquirenti, il contesto sarebbe stato quello di un diverbio nato per ragioni banali, in un clima appesantito dall’alcol. È una trama che, in questi casi, torna spesso: nessun “disegno”, ma una soglia che si supera senza accorgersene, finché il danno diventa irreparabile.
Il procedimento arriva oggi a uno snodo che potrebbe chiudere la partita giudiziaria oppure indirizzarla verso un’altra corsia.
Il processo, per sua natura, è un meccanismo che cerca certezze: responsabilità, nesso causale, qualificazione giuridica, pena. Ma le storie che arrivano in aula non sempre hanno un confine netto tra “prima” e “dopo”. Qui il confine è fin troppo chiaro: un colpo inferto in un luogo pubblico, una caduta, una condizione di vita stravolta. Resta il dato che oggi pesa più di ogni definizione: una persona che, secondo quanto riferito, non ha più recuperato la propria autonomia. E una famiglia che chiede risposte, tutela, e – prima ancora – di essere ascoltata. L’udienza è fissata a fine mattina. Da Siena, nelle prossime ore, potrebbe arrivare l’atto formale che chiude una fase e ne apre un’altra. Perché in tribunale, come spesso accade, il punto non è mai davvero un punto: è una riga che separa i fatti dalle loro conseguenze. E non cancella nulla.