La Toscana rilancia il proprio impegno nella lotta alle mafie puntando sulla cultura della legalità e sul riuso sociale dei beni confiscati. La Regione ha infatti destinato oltre 600mila euro per promuovere iniziative rivolte soprattutto ai giovani e rafforzare le attività di prevenzione e memoria sul territorio.
Le iniziative sono state presentate dal presidente della Regione Eugenio Giani e dalla vicepresidente Mia Diop, che ha la delega alla cultura della legalità, alla vigilia di una ricorrenza simbolica: il 30° anniversario della legge 109 del 1996, che ha introdotto il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.
Nel dettaglio, 607.500 euro saranno destinati a diversi interventi: 360mila euro per progetti didattici nelle scuole, 90mila euro per sostenere la partecipazione dei giovani toscani ai campi antimafia organizzati in tutta Italia e 30mila euro ad Anci Toscana per attività di formazione rivolte ad amministratori e funzionari pubblici sul recupero dei beni confiscati. Previsto anche un contributo di 45mila euro all’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili per iniziative di memoria e divulgazione.
Le risorse serviranno inoltre a rilanciare il Centro regionale di documentazione “Cultura della Legalità Democratica”, nato nel 1994, con la digitalizzazione dell’archivio e l’ampliamento del patrimonio librario. Entro la fine del 2026 la Regione punta anche a individuare una nuova sede più adeguata per ospitare e rendere accessibile al pubblico il materiale raccolto.
Parallelamente prosegue il lavoro sul fronte del recupero dei beni confiscati. In Toscana, secondo i dati dell’Osservatorio regionale, sono 687 i beni sottratti alla criminalità organizzata tra immobili e aziende, concentrati soprattutto nelle province di Pistoia e Arezzo. Il 75% è gestito dai Comuni, mentre oltre un terzo è destinato a finalità sociali. Negli ultimi anni la Regione ha già finanziato 16 progetti di recupero con oltre 6,3 milioni di euro.
“Quando la legge, ispirata da Giovanni Falcone, ha reso centrale il sequestro dei beni ai mafiosi – ha spiegato il presidente Giani – si è affermata una strategia chiara: colpire la criminalità nel patrimonio e restituire quei beni alla collettività. In Toscana vogliamo fare un salto di qualità in questa direzione”.
Tra gli esempi simbolo citati dal presidente c’è la tenuta di Suvignano, una delle più grandi proprietà confiscate alle mafie in Italia, con oltre 600 ettari oggi destinati ad attività agricole, iniziative culturali e progetti di educazione alla legalità.
“Trasformare beni che per anni hanno rappresentato il potere criminale in spazi di diritto e comunità – ha sottolineato la vicepresidente Diop – significa non solo fare giustizia, ma rafforzare la presenza delle istituzioni nei territori. Nei prossimi mesi visiteremo personalmente i beni confiscati in Toscana per seguire da vicino i progetti di restituzione alla collettività”.
La Regione continuerà quindi a investire su educazione, memoria e riutilizzo sociale, con un’attenzione particolare ai giovani, considerati il punto di partenza per costruire una cultura diffusa della legalità.