Una struttura poliambulatoriale al Santa Maria: l’assessore Appolloni spiega il progetto

Garantirà la presenza di un primo intervento sanitario in area cittadina per residenti e turisti

Attraverso una interrogazione dei consiglieri del gruppo Per Siena, Vanni Griccioli, Massimo Mazzini e Pierluigi Piccini, il consiglio comunale, nella seduta consiliare odierna, si è occupato della creazione di un nuovo punto di primo soccorso all’interno del Complesso Museale del Santa Maria della Scala. Nell’illustrazione Piccini ha ricordato che “la realizzazione è prevista nel Programma Triennale dei Lavori Pubblici 2020/2022”. Da qui la richiesta del consigliere di relazionare in consiglio comunale su tale intervento “per comprendere la forma e i dettagli del progetto visto l’importo stanziato di 300 mila euro e di comunicare i locali individuati e quali sono, se ci sono, gli accordi con il sistema sanitario responsabile del servizio”.

A rispondere l’assessore alla Sanità Francesca Appolloni, la quale ha fin da subito chiarito che si tratta “di un progetto che l’amministrazione sta valutando, dati i costi stimati, e che ancora non è oggetto di scelta definitiva” e che non deve parlarsi di pronto soccorso, dato che: “Si tratta di una struttura poliambulatoriale di classe primo grado, ovvero extraospedaliera collocata in presidi che non erogano prestazioni di ricovero, ricavata nei locali precedentemente adibiti a farmacia del Santa Maria della Scala. Un punto, quindi, di primo intervento per il trattamento delle urgenze minori con due aree di attività: una destinata all’accoglienza e servizi amministrativi e una ad attività assistenziale ambulatoriale”. Lo scopo dell’intervento è “garantire un’attività assistenziale di tipo ambulatoriale, attraverso una visita medica completa, un’attività strumentale di imaging tramite ecografo a 2 sonde e attività di trasporto tramite ambulanza dei casi di gravità maggiore”. L’assessore ha dunque passato in rassegna i punti di forza del progetto, ovvero “la presenza di un primo intervento sanitario in area cittadina frequentata sia dai cittadini residenti che visitatori esterni e frequentemente adibita ad eventi ludico-sportivi-culturali che attraggono importanti masse di visitatori”. Non solo, ci sarà “una riduzione del flusso di utenza verso il Pronto Soccorso delle Scotte, con invio diretto solo dei casi appropriati e la possibilità di sviluppare attività di promozione e prevenzione della salute in tutte le fasce di età basati su conoscenze epidemiologiche  e sulla partecipazione informata dei cittadini. Rafforzare infine il rapporto con l’ospedale favorendo la divulgazione delle modalità di accesso alle varie prestazioni specialistiche e strumentali”.

Venendo all’iter del progetto Appolloni, ha indicato una serie di possibili alternative, a partire “dal rilascio di Permesso a Costruire in deroga agli strumenti urbanistici vigenti ai sensi dell’art.14 del DPR 380/2001”; in alternativa “l’approvazione del progetto esecutivo con deliberazione del Consiglio Comunale in quanto opera pubblica o di pubblica utilità” o viceversa “procedendo alla stesura ed approvazione della variante urbanistica che preveda la nuova destinazione d’uso”; l’ultima opzione “la più snella e più papabile, per la quale è sempre previsto un passaggio in Consiglio Comunale con relativa delibera consente il cambiamento, da intendersi anche come integrazione, di un Servizio o attrezzatura pubblica con un altro, cioè, nello specifico, l’inserimento tra i servizi del  Santa Maria della Scala, che attualmente prevede Servizi Culturali e Religiosi, anche dei Servizi ospedalieri”.

Appolloni ha dunque spiegato che “l’iter prevede che il Servizio Urbanistica predisponga una modifica, e non una Variante Urbanistica, della scheda specifica del complesso Santa Maria della Scala che  che dovrà essere approvata con delibera di Consiglio Comunale. Una volta esecutiva sarà possibile presentare ed approvare il progetto esecutivo dell’intervento”. L’assessore, dopo aver specificato che la stima dei costi dell’intervento è pari a 700mila euro, ha spiegato che “le spese di restauro sono consistenti e tengono conto delle specifiche previste per un eventuale impiego sanitario dei locali che, al momento, sono privi di utilizzo e comunque dovranno essere oggetto di obbligata ristrutturazione”. In ogni caso, ha concluso, “la stima dei costi fatta nel Programma triennale dei lavori pubblici 2020/2022 è prudenziale. La cifra è in corso di valutazione sia con riferimento alle spese sia all’innegabile funzione sociale”. “In ultimo mi preme sottolineare – ha aggiunto Appolloni – che riportare un presidio medico all’interno del Complesso museale significa mantenere concretamente viva la memoria di quello che ha rappresentato, nei secoli, l’antico Spedale per i senesi e i pellegrini che, nell’antichità, qui trovavano accoglienza e cure. Con la realizzazione del punto di primo soccorso il Comune restituisce, al Santa Maria della Scala, anche se in minima parte la sua funzione originaria”.

Nella replica Piccini ha detto di “prendere atto della risposta e delle informazioni date” e fatto presente che “tutto questo progetto, nonostante il 2020 sia alle porte, è in una fase veramente “pre” per quanto riguarda sia la natura fisica sia gestionale, perché non si capisce ad esempio a quale ente del servizio sanitario regionale si faccia riferimento ovvero chi metterà personale e strumentazione”. Il consigliere ha poi puntato il dito sul fatto che “gli spazi vuoti nel centro storico esistono e invece che al Santa Maria della Scala che sta prendendo forma in base all’ultimo arrivato: dalla collezione d’arte moderna alla Spannocchi, senza invece fare azioni sulla Pinacoteca, e ora l’ambulatorio”. Sul punto di primo soccorso il consigliere ha aggiunto che “si guarda indietro e non avanti” e sottolineato che “poteva essere l’occasione per realizzare il primo centro specializzato sugli effetti sociali, etici delle protesi che mettesse insieme ricercatori e formazione in un’epoca sempre più digitale, e continuare una presenza assistenziale proiettata al futuro. E’ evidente che non esiste una visione strategica sul Santa Maria della Scala e, tantomeno, per la città che possa rilanciare l’economia reale”.

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