Un percorso universitario per preparare educatori, insegnanti e operatori sociali ad affrontare uno dei traumi più complessi dell’età evolutiva: la perdita di uno o entrambi i genitori a causa di femminicidio, uxoricidio e violenza domestica.
È questo l’obiettivo del Master attivato dall’Università di Siena, presentato nel corso della trasmissione “Il Punto” dalla direttrice del corso, la professoressa Maria Rita Mancaniello, insieme alla criminologa Eleonora Piazza.
Il Master nasce da anni di ricerca e osservazione sul campo.
“Nei contesti educativi – spiega Mancaniello – non esistono competenze specifiche per accompagnare l’elaborazione del lutto, soprattutto quando è legato a una morte violenta. Spesso si tenta di “riparare” subito, senza lasciare il tempo necessario al dolore”.
Il peso del trauma sui figli
Secondo i dati riportati dal VIminale, nel 2025 i femminicidi in Italia sono stati 97, in gran parte avvenuti in ambito familiare (85 su 97). Dietro questi numeri ci sono bambini e adolescenti che perdono la madre e, di fatto, anche il padre, detenuto o suicida.
La criminologa Piazza distingue tra femminicidio e uxoricidio: “Nel femminicidio la donna viene uccisa perché donna, all’interno di una relazione disfunzionale. I figli restano intrappolati in una frattura totale della loro vita affettiva: non perdono solo una figura, ma entrambe”.
Secondo Mancaniello, il trauma non riguarda solo il nucleo familiare diretto: “Coinvolge nonni, zii, amici, scuola, sport. È una questione sociale, non privata. Eppure mancano strumenti per comprenderne la complessità”.
Il Master intende colmare questo vuoto formativo offrendo strumenti interpretativi, educativi e relazionali a chi lavora quotidianamente con minori: insegnanti, educatori, assistenti sociali, operatori sportivi.
“Non per sostituire gli psicologi – precisa – ma per capire cosa accade nella parte più profonda di chi vive un lutto“.
Educazione affettiva e prevenzione
Nel dibattito si è inserito anche il tema dell’educazione sessuo-affettiva, tornato al centro dell’attenzione dopo la decisione del ministro Giuseppe Valditara di limitarne l’inserimento nelle scuole.
Per Mancaniello, il legame con la prevenzione è diretto: “I ragazzi oggi hanno accesso a moltissime informazioni, ma mancano di strumenti per comprenderne il significato emotivo e relazionale. L’educazione affettiva non riguarda il “come”, ma il “perché”: il rispetto, la reciprocità, i limiti”.
I dati più recenti mostrano come tra gli adolescenti il controllo e la gelosia siano spesso interpretati come manifestazioni d’amore.
“Questo è un segnale allarmante – sottolinea – perché normalizza comportamenti che sono l’anticamera della violenza“.
Secondo la criminologa Piazza, la prevenzione parte dalla famiglia: “Gli stili educativi costruiscono la personalità. Un’educazione disfunzionale può favorire insicurezza, aggressività, ricerca di leader negativi o dinamiche di branco”.
Formare chi accompagna
Il Master dell’Università di Siena nasce proprio per affrontare questi nodi: lutto traumatico, violenza intrafamiliare, fragilità relazionali e prevenzione educativa.
“Il dolore non può essere cancellato – conclude Mancaniello – ma può essere accolto e trasformato. Formare chi lavora con bambini e adolescenti significa dare loro una possibilità reale di continuare a vivere dopo il trauma“.