Circa 1100 firme raccolte in poco più di due settimane e una richiesta di confronto rimasta senza risposta. È la mobilitazione del “Comitato per difendere UniSi”, nato da studenti, dottorandi e ricercatori dell’Università di Siena, che ha lanciato una lettera aperta contro quella che definisce una “politica di taglio e riduzione dei servizi”.
Al centro della protesta c’è la drastica riduzione degli orari di apertura e, soprattutto, dei servizi al pubblico delle biblioteche universitarie, diminuiti – secondo quanto denunciato – di quasi il 50%. Una decisione comunicata l’11 febbraio e resa operativa appena cinque giorni dopo, una tempistica che ha generato “sorpresa e preoccupazione” tra tutta la comunità accademica.
“Decisioni calate dall’alto e senza confronto”
“Contestiamo questa scelta sia nel metodo che nel merito – spiega Tommaso Lombardi, ricercatore assegnista in letteratura italiana – perché è stata imposta senza coinvolgere gli organi consultivi dell’Ateneo e perché ridurre i servizi significa rendere più difficile studiare e fare ricerca”.
Secondo Lombardi, il contesto è quello di una difficoltà economica più ampia che riguarda gli atenei medio-piccoli, aggravata dai recenti meccanismi di finanziamento nazionali esercitati dal Ministero. “Siena ha perso circa 9 milioni di euro di finanziamenti – sottolinea – ma non siamo convinti che questa sia la strada giusta per reagire”.
Biblioteche e servizi nel mirino
La riduzione degli orari di prestito bibliotecario è uno dei punti più contestati. “Gli studenti perdono spazi di studio e socialità, mentre chi lavora, soprattutto studenti-lavoratori, si trova impossibilitato ad accedere ai servizi – evidenzia Viola Rizzo dell’associazione studentesca Cravos –. Ma non solo, i dipendenti del front-office, spesso in appalto, vedono ridursi ulteriormente le ore e quindi gli stipendi, colpendo le fasce più deboli dell’Ateneo”.
Una mobilitazione trasversale
La raccolta firme ha superato quota mille adesioni, coinvolgendo tutte le componenti universitarie. “È un dato significativo – spiega Brian Bartolucci, dottorando in Antropologia del Mondo – perché comprende studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo e anche utenti esterni, a dimostrazione dell’importanza civica della questione”.
Il comitato, nato da un gruppo ristretto di dottorandi e ricercatori, si è rapidamente ampliato. “Oggi dialoghiamo con tutte le componenti dell’Ateneo – racconta Andrea Ragazzo, dottorando di letteratura italiana – con l’obiettivo di rendere la protesta il più trasversale possibile”.
Nessuna risposta dai vertici
Nonostante i numeri e le richieste di incontro, dal Rettorato non è arrivata alcuna apertura. “Abbiamo chiesto un confronto sia al Rettore che alla Direttrice generale, ma ci è stato rifiutato – afferma Arianna Scarselli, studentessa di Lettere – dimostrando la volontà di non dialogare con la comunità che rappresentano”.
Le accuse: “Manca una visione”
Nella lettera aperta il comitato parla apertamente di una “preoccupante assenza di visione sul futuro dell’Ateneo”, denunciando anche contraddizioni nelle motivazioni fornite dall’amministrazione e una comunicazione ritenuta poco trasparente.
Nel mirino, in particolare, la scelta di ridurre servizi considerati fondamentali, come quelli bibliotecari, a fronte di risparmi giudicati marginali rispetto al bilancio complessivo.
“La riduzione dei servizi – si legge nella lettera – è il sintomo di una visione distorta che rischia di penalizzare studenti, ricerca e il ruolo stesso dell’università pubblica”.
Intanto la mobilitazione continua, con il comitato che ribadisce la richiesta di un confronto pubblico con la governance dell’Ateneo.