“Per amore di verità e per amore di Sanità (pubblica)”. Con queste parole il Rettore dell’Università di Siena, Roberto Di Pietra, interviene nella bufera esplosa sui rapporti tra Ateneo e Azienda ospedaliero-universitaria senese. Una nota inviata alla comunità accademica per difendere il modello di integrazione tra Università e Scotte, finito sotto accusa dopo la protesta unitaria dei sindacati della dirigenza sanitaria.
Il Rettore rivendica il valore strategico di una collaborazione che dura da decenni e che rappresenta, a suo giudizio, la condizione imprescindibile per garantire assistenza sanitaria di qualità, formazione dei futuri medici e sviluppo della ricerca. “Credo fermamente nella collaborazione e nell’integrazione quali strumenti indispensabili a garanzia di un bene comune che è quello della Sanità Pubblica”. Scrive Di Pietra, respingendo l’idea di una contrapposizione tra Università e ospedale. Secondo il Rettore, l’AOUS, in quanto azienda mista, vive proprio dell’integrazione tra le sue due anime: quella universitaria e quella ospedaliera. Un modello previsto dalla normativa nazionale e fondato sull’inscindibilità di tre funzioni: assistenza, didattica e ricerca. Mettere in discussione questo equilibrio, avverte, significa depotenziare la missione stessa dell’azienda e indebolire la capacità del sistema sanitario regionale di offrire prestazioni ad alta specializzazione.
Il nodo del reclutamento
Al centro della nota c’è soprattutto il tema del reclutamento condiviso del personale medico-universitario. Per Di Pietra si tratta di uno strumento essenziale non solo per garantire il turnover e la continuità assistenziale, ma anche per mantenere accreditate le Scuole di Specializzazione, senza le quali verrebbe meno la formazione dei nuovi specialisti.
“Senza specializzandi e senza specialisti non si attua alcun processo di ricambio dei professionisti della Sanità”, sottolinea il Rettore.
Il reclutamento programmato con l’AOUS è quindi presentato come una condizione necessaria per tenere in piedi l’intero sistema: dalla rete formativa alla ricerca internazionale, fino alla possibilità di attrarre giovani medici e costruire percorsi di eccellenza. Una visione che si fonda su un principio chiaro: le aziende ospedaliero-universitarie non possono funzionare per compartimenti stagni. “Non svolgono pienamente la loro missione se basano la loro attività sulla contrapposizione delle loro componenti”, scrive Di Pietra, ribadendo che l’unico obiettivo deve restare la tutela della sanità pubblica.
Dove nasce la bufera
Il chiarimento del Rettore arriva dopo giorni di forti polemiche, innescate da una lettera unitaria di tutte le principali sigle sindacali della dirigenza sanitaria regionale. Nel mirino dei sindacati è finito l’accordo tra AOUS e Università di Siena che prevede, nel triennio 2025-2027, il reclutamento di 29 docenti dell’area medica a carico del bilancio ospedaliero: 8 professori ordinari, 3 associati, 17 ricercatori tenure track e un post-doc. Secondo le stime sindacali, l’operazione avrebbe un impatto economico vicino ai 40 milioni di euro in tre anni, tra stipendi e indennità assistenziali. Una cifra giudicata sproporzionata in una fase in cui il Servizio sanitario regionale soffre già di carenze strutturali di medici, infermieri, tecnici e operatori socio-sanitari.
La preoccupazione principale riguarda il rischio di sottrarre risorse all’assistenza diretta ai cittadini. I sindacati temono che l’utilizzo del fondo sanitario per finanziare posizioni universitarie possa aggravare gli squilibri nei reparti e compromettere i livelli di cura, ricordando che un docente universitario non sempre garantisce lo stesso volume di attività assistenziale di un medico ospedaliero. Sul tavolo anche la questione della trasparenza e delle autorizzazioni regionali, con il richiamo a precedenti analoghi a Pisa e Careggi, finiti in passato sotto la lente della magistratura contabile e ordinaria.
Alla lettera sindacale ha replicato anche la Direzione delle Scotte, rivendicando la piena legittimità dell’accordo e chiarendo che senza il sostegno dell’AOUS molte Scuole di Specializzazione oggi attive a Siena non potrebbero esistere. Sul piano politico, lo scontro è arrivato in Regione: Fratelli d’Italia contesta l’uso del Fondo sanitario per finanziare ruoli universitari, mentre il Pd difende l’intesa come scelta strategica.
Di Pietra chiude con un appello netto: “Non c’è alcuna ragionevolezza nella contrapposizione tra le componenti essenziali dell’AOUS, perché mina il vero obiettivo, che è la sanità pubblica”. Università e ospedale, ribadisce, possono funzionare solo insieme: “Le aziende ospedaliero-universitarie non sono quello che sono senza integrazione”.