Pasqua da tutto esaurito o quasi in Val d’Orcia, complice il bel tempo e un 2026 che ha spinto molti italiani a restare entro i confini nazionali. Un afflusso record che, se da un lato rappresenta ossigeno per l’economia locale, dall’altro sta mostrando il volto più critico di un turismo sempre più aggressivo e fuori controllo.
Ancora una volta, i luoghi simbolo del territorio sono stati presi d’assalto: i celebri Cipressini di San Quirico d’Orcia e il viale iconico davanti al Podere Poggio Covili, lungo la Statale Cassia al km 177 nel comune di Castiglione d’Orcia, si sono trasformati in veri e propri punti critici per la sicurezza stradale.

Auto, moto, camper e persino autobus turistici parcheggiati ovunque, spesso in mezzo alla carreggiata, senza alcun rispetto delle regole. Scene già viste, ma che durante le festività hanno raggiunto livelli difficilmente sostenibili. Il risultato è una viabilità compromessa lungo quella che resta l’arteria principale tra nord e sud della provincia, con automobilisti costretti a manovre pericolose e rallentamenti continui.


A peggiorare ulteriormente la situazione è la totale mancanza di rispetto per il territorio: non sono mancati episodi di turisti entrati nei campi coltivati per scattare fotografie, calpestando colture e compromettendo raccolti futuri. Una situazione che esaspera gli agricoltori, già alle prese con un equilibrio sempre più fragile tra produzione e pressione turistica.

Il fenomeno non è nuovo, ma la sensazione è che si stia consolidando e intensificando anno dopo anno. E mentre si continua a celebrare la Val d’Orcia come eccellenza paesaggistica, cresce la domanda tra residenti e lavoratori: quanto può reggere ancora questo modello di turismo?
Perché se è vero che il turismo è una risorsa, è altrettanto evidente che senza regole e controlli rischia di diventare un problema serio. Non solo per il decoro, ma soprattutto per la sicurezza e per la tutela di un territorio unico al mondo.
