Val d'Orcia, tra piogge intense e siccità: torna d’attualità la diga incompiuta di San Piero in Campo

Progettata negli anni ’70 e bloccata dal 1986, potrebbe diventare un grande invaso da 50 milioni di metri cubi. Il sindaco di Radicofani: “Opera utile, ma servono fondi dello Stato e attenzione al paesaggio UNESCO”

Di Lorenzo Agnelli | 13 Febbraio 2026 alle 13:00

Le settimane di pioggia che hanno segnato la fine di gennaio e l’inizio di febbraio in provincia di Siena riportano al centro una questione mai risolta: la gestione dell’acqua. Tra precipitazioni concentrate in pochi giorni e lunghi periodi di siccità, la necessità di strutture capaci di trattenere e regolare la risorsa idrica si fa sempre più evidente. In questo contesto riemerge una delle grandi opere incompiute del territorio: la diga di San Piero in Campo, tra Radicofani e Pienza, nel cuore della Val d’Orcia.

L’infrastruttura venne progettata tra il 1970 e il 1976, con lavori avviati nel 1984 e interrotti appena due anni dopo, nel 1986, dopo una spesa di circa 20 miliardi di lire. Da allora è rimasta ferma, simbolo di un progetto mai portato a termine. Per completarla oggi servirebbero almeno 100 milioni di euro, una cifra considerata insostenibile per i Comuni della Val d’Orcia, per la Provincia e anche per la Regione Toscana.

Il progetto prevedeva un corpo diga lungo circa un chilometro, capace di creare un lago artificiale da 48-50 milioni di metri cubi d’acqua, destinato all’agricoltura, all’uso potabile e alla sicurezza idraulica.

Grosse novità non ci sono – spiega il sindaco di Radicofani, Francesco Fabbrizzi – ma con gli altri Comuni della Val d’Orcia continuiamo a monitorare la situazione e a tenere alta l’attenzione, anche con il Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud che potrebbe teoricamente terminare l’opera. In futuro sarà sempre più necessario avere invasi per accumulare l’acqua, perché ormai piove male”.

Il rischio, secondo il primo cittadino, è quello di sprecare una risorsa fondamentale: “In questi giorni piove molto, ma magari tra un mese smetterà e avremo quattro o cinque mesi di siccità. Senza accumuli, tutta l’acqua che cade oggi viene in gran parte vanificata”.

Il vero ostacolo resta quello economico e politico. “Un’opera di queste dimensioni non è alla portata né dei Comuni, né del Consorzio, né della Regione – sottolinea Fabbrizzi –. È un investimento che deve sostenere lo Stato. Se l’opera è ritenuta utile, allora è il Governo che se ne deve fare carico“.

Alla questione dei costi si aggiunge quella paesaggistica. L’area dell’invaso si trova tra Pienza e Radicofani, in un territorio riconosciuto come sito UNESCO. “Oggi l’attenzione al paesaggio è molto più alta rispetto a quando la diga fu progettata – osserva il sindaco –. Bisogna capire se e come l’opera possa essere completata in un contesto così delicato. Servirebbe prima di tutto uno studio di fattibilità aggiornato. La parte più impattante sarebbe lo sbarramento in terra battuta, mentre la struttura in cemento armato – scolmatore e torre di presa – esiste già ed è lì da decenni. Paradossalmente, la parte più “brutta” è proprio quella che c’è già e che vediamo oggi. Non si tratterebbe di fare un’opera nuova, ma di completare qualcosa che già esiste”.

Le potenzialità restano comunque importanti: “La diga potrebbe servire per l’irrigazione di soccorso in agricoltura, per il controllo delle piene improvvise dei fiumi e anche per l’uso potabile, visto che le sorgenti sono in calo un po’ ovunque. L’acqua è una risorsa fondamentale e le opportunità legate a un invaso di questo tipo sono molte”.

Fin dalla sua ideazione, l’opera non era pensata solo per Radicofani o Pienza. “Già allora – ricorda Fabbrizzi – faceva capo a un consorzio che comprendeva anche Comuni della Valdichiana. Doveva servire tutto il sud della provincia di Siena“.

Oggi, tra piogge improvvise e crisi idriche sempre più frequenti, la diga di San Piero in Campo resta un simbolo delle grandi incompiute, ma anche di una possibile risposta futura ai cambiamenti climatici. Una risposta che richiede scelte politiche chiare, risorse ingenti e un delicato equilibrio tra tutela del paesaggio e necessità infrastrutturali.

Lorenzo Agnelli

Giornalista pubblicista iscritto all'ordine dal 2020. Esperienza nel ruolo prima come corrispondente locale dalla Val d'Orcia e poi all’interno della redazione di Radio Siena Tv. Prendere parte alle discussioni e conoscere a fondo i fatti sono stati i fattori scatenanti della sua personale passione verso il giornalismo, concentrandosi principalmente sui fatti di cronaca che riguardano la collettività, come la politica e le sue incoerenze, materie da spiegare e rendere accessibili a tutti. Ama la città in cui lavora, Siena, e la sua terra, la Val d’Orcia, luogo capace di offrire bellezza paesaggistica ma anche umana, difficile da spiegare, ma che non si stanca mai di raccontare.



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