Otto anni alla guida del Partito Democratico senese “sono più che sufficienti”. Andrea Valenti conferma, durante Sette Giorni su Siena Tv, che non si ricandiderà alla segreteria provinciale, ma chiarisce subito: “Non è una scelta politica, è statutaria. Dopo due mandati non si può andare oltre”. Il congresso è previsto a maggio e intanto circolano i primi nomi, tra cui quello del sindaco di Castelnuovo Berardenga Fabrizio Nepi. “È un bravo sindaco e un amico – dice Valenti – ma è presto per parlare di candidature. Servirà una figura capace di tenere unita la comunità, con pazienza, ascolto e presenza sui territori”.
Valenti rivendica di lasciare un partito “più coeso rispetto a otto anni fa quando – ricorda – la federazione era frantumata”. Oggi il Pd, pur tra difficoltà organizzative e meno risorse rispetto al passato, “riesce a uscire con una linea comune nelle scelte importanti”.
Il grande rimpianto resta però Siena città: “Aver perso due volte le amministrative è il mio più grande rammarico”. Una sconfitta che il segretario lega anche a una “narrazione nera” ancora pesante sul partito dopo la vicenda Monte dei Paschi di Siena. “Mi sono sentito dire: il Pd è votabile ovunque tranne che a Siena. È un giudizio ingiusto, ma quella pagina continua a pesare nell’immaginario. La verità giudiziaria è stata scritta, l’analisi politica è stata fatta, eppure l’immagine resta”. Secondo Valenti il Pd ha voltato pagina “da subito”, ma la città fatica ancora a farlo. “Siena oggi arranca. Manca un progetto, una prospettiva. La provincia invece lavora insieme e ha una marcia in più”.
Il caso Bezzini e lo scontro con il livello regionale
Sulla mancata nomina di Simone Bezzini nella Giunta regionale guidata da Eugenio Giani, Valenti non arretra: “La nostra analisi è stata lucida fin dall’inizio. Siena è stata penalizzata, assolutamente sì”. Bezzini oggi è capogruppo Pd in Consiglio regionale, un ruolo “importante e complesso”, ma per il segretario resta “un’incompiutezza nei rapporti”.
“Non abbiamo avuto spiegazioni serie e concrete dal livello regionale. Se arriveranno saranno gradite, ma la questione resta”.
Aree interne: “Non cure palliative, ma terapia d’urto”
Originario dell’Amiata, Valenti torna su un tema a lui caro: le aree interne. “Quando chiude l’unico negozio di alimentari di Campiglia d’Orcia è un disastro sociale. Non è solo un problema economico, è una frattura comunitaria”. Le criticità sono note: infrastrutture, sanità di prossimità, lavoro e prospettive. Ma la risposta istituzionale, secondo lui, è insufficiente: “Non servono interventi una tantum che lasciano tutto com’era. Serve una terapia d’urto, non un accompagnamento alla morte”.
Referendum e clima politico
Sul referendum sulla giustizia Valenti parla apertamente di “battaglia politica”. “Non risolve i veri problemi della giustizia. La separazione delle carriere è marginale. E comunque è evidente che il risultato avrà un peso politico, come è sempre stato”.
Respinge invece le accuse della coordinatrice provinciale di Fratelli d’Italia, Elena Burgassi, che ha parlato a Sette Giorni di un clima nei piccoli comuni dove chi non è di sinistra avrebbe paura di esporsi.“È una lettura denigratoria verso quei territori. Non c’è alcuna intimidazione. Piuttosto, il centrodestra fatica a costruire classe dirigente locale, mentre il Pd ha ancora un forte radicamento storico”.
Verso il 2028: centrosinistra largo e candidatura condivisa
Guardando alle comunali del 2028, Valenti non entra nei nomi ma indica la strada: “La ricetta è un centrosinistra allargato, coinvolgendo anche le liste civiche. Non siamo autosufficienti e non dobbiamo esserlo”. Sul centrodestra che ha già indicato la sindaca Nicoletta Fabio come candidata per il bis, il segretario osserva: “Da noi le scelte non calano dall’alto. Nascono da una discussione. Il tempo per costruire un’alternativa c’è, ma servirà – conclude – un’idea di città nuova e una candidatura capace di riempire di contenuto e credibilità quella cornice politica”.