Il referendum sulla riforma della Magistratura divide anche a Siena.
Alla Camera di Commercio di Siena si è svolto un confronto pubblico tra le ragioni del Sì e quelle del No, promosso dall’Aiga (Associazione Italiana Giovani Avvocati), che ha messo faccia a faccia magistratura e avvocatura su uno dei nodi più delicati della revisione costituzionale: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e l’istituzione della nuova Alta Corte disciplinare.
A rappresentare la posizione contraria alla riforma è stato il sostituto procuratore Niccolò Ludovici, che ha sollevato forti perplessità sulla nuova Corte disciplinare prevista dalla norma. Secondo il magistrato, si tratterebbe di un nuovo giudice speciale, potenzialmente in contrasto con alcuni principi fondamentali della Costituzione.
“L’istituzione di un’Alta Corte disciplinare – ha spiegato Ludovici – rischia di entrare in conflitto con il divieto di creare nuovi giudici speciali. Inoltre, il fatto che le sue decisioni siano impugnabili solo davanti a se stessa crea una disparità rispetto agli altri cittadini”.
Altro punto critico riguarda la separazione delle carriere. Per Ludovici non sarebbe necessaria una modifica della Carta costituzionale: “La Costituzione non impone né vieta la separazione tra giudici e pubblici ministeri. Sarebbe bastata una legge ordinaria. Questa riforma, invece, contiene molte deleghe in bianco e troppe incertezze sulle leggi attuative”.
Di parere opposto l’avvocato Enrico De Martino, che ha difeso la riforma e le ragioni del Sì. Secondo l’avvocatura, la distinzione tra giudice e pubblico ministero rappresenta il completamento del modello accusatorio introdotto con la riforma del processo penale.
“Pubblico ministero e giudice – ha affermato De Martino – svolgono ruoli diversi. Il processo accusatorio prevede un’accusa, una difesa e un giudice terzo. Tenerli nello stesso ordine non è più coerente con questo modello”.
Sul tema dell’indipendenza della Magistratura, De Martino respinge i timori di un indebolimento: “La riforma rafforza l’autonomia del Pubblico Ministero, che viene inserito esplicitamente in Costituzione con le stesse garanzie del giudice. Questo aumenta le tutele, non le riduce”.
Discussa anche la nuova modalità di selezione dei membri dei Consigli superiori della magistratura, basata sul sorteggio. Secondo il fronte del Sì, si tratta di uno strumento per superare il sistema delle correnti interne. “I Consigli superiori – ha sottolineato De Martino – non sono organi politici ma di amministrazione delle carriere. Il sorteggio serve a ridurre il peso delle logiche correntizie”.
Un confronto tecnico e senza toni ideologici, che ha messo in luce le diverse letture della riforma: da una parte il timore di alterare l’equilibrio costituzionale, dall’altra la richiesta di completare il modello accusatorio e separare nettamente le funzioni di giudicare e accusare. In vista del referendum, l’obiettivo dichiarato dell’incontro è stato quello di favorire un voto consapevole.