“17 storie per 17 Contrade”: un libro di fiabe scritto dai detenuti studenti della casa circondariale di Siena

Martedì 17 la presentazione alla sala delle Lupe

Martedi’ 17 dicembre alle ore 17.30 nella Sala delle Lupe di Palazzo Pubblico di Siena si terra’ la presentazione di “17 storie per 17 contrade”, il libro di fiabe scritto da un gruppo di detenuti studenti della casa circondariale di Siena con il coordinamento di Michele Campanini, docente di lettere del c.p.i.a. 1 di Siena.

Il volume raccoglie storie fantastiche ispirate ai simboli delle contrade, tutte illustrate con tavole a colori che raffigurano i tratti distintivi della citta’ di Siena. Alla presentazione del libro interverranno il sindaco Luigi De Mossi, l’assessora alla sanità, ai servizi sociali e alle politiche della casa del Comune di Siena, Francesca Appolloni, il rettore del magistrato delle contrade, Claudio Rossi, il direttore della casa circondariale, Sergio La Montagna e il curatore dell’opera, Michele Campanini. Saranno anche presenti le rappresentanze dei gruppi dei piccoli delle Contrade che riceveranno in dono numerose copie omaggio del libro ed inoltre uno degli autori, con un video contributo, leggera’ alcuni stralci delle fiabe.

“Storie fantastiche – come scrive Campanini nella prefazione – ma con richiami a Siena e alle sue tradizioni, nate da un laboratorio di scrittura iniziato per caso e durato quasi un anno, che ha portato alla creazione di racconti unici nei quali confluiscono anche culture e tradizioni lontane. Non si parla mai di Siena, ma la città in qualche modo è presente in ogni racconto. Un laboratorio di scrittura che è diventato, in parallelo, laboratorio di pittura grazie a Monica Minucci che ha dato continuità, con i colori, alle fiabe scritte, per arricchire il testo con splendide illustrazioni”.

Un vero e proprio percorso di integrazione per conoscere, e quindi capire la città. “L’inclusione – come dice l’assessore Appolloni – può avvenire attraverso la conoscenza. La conoscenza della realtà dove si vive, dove si intrecciano rapporti, dove, un domani, si cercherà un’occupazione, perché lo svantaggio sociale, alla base di molte devianze, nasce proprio dalle differenze culturali che entrano in conflitto quando non si hanno gli strumenti del sapere, quelli che portano al rispetto del “diverso” e a una convivenza civile. Un ringraziamento, quindi, al direttore La Montagna per la scelta ed adozione di strategie tese alla riduzione del disagio sociale che non solo ha ricadute efficaci sui detenuti, ma anche sulla collettività tutta, perché un detenuto che ha avuto la possibilità di imparare, di apprendere, di essere informato  sulle peculiarità della realtà in cui si trova a vivere, forse  ha più possibilità di inserirsi e di essere accolto”.

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