Banda di spacciatori magrebini si nascondeva nei boschi e riforniva di droga il senese: 4 arresti - VIDEO

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I carabinieri sgominano i malviventi con l’operazione “Richiamo della foresta”: lunghe e complesse le indagini

Operazione “richiamo della foresta”: i carabinieri sgominano  dopo una lunga indagine una banda di spacciatori magrebini accampata nei boschi della Val di Merse, che riforniva decine e decine di tossicodipendente da tutto il territorio. Quattro gli arresti: i pusher cambiavano aree boschive di spaccio  piuttosto spesso, alternate fra località varie ai confini di due o tre province (Siena, Grosseto, Pisa) e avevano svariate vie di fuga ma i carabinieri del Nucleo Investigativo di Siena si sono buttati a capofitto nell’indagine. Tre militari hanno monitorato i boschi di “Tonni”, nel comune di Sovicille per circa un anno, hanno preso freddo, umidità, caldo, morsi di zanzare, e hanno condotto la vita spartana dei maghrebini che andavano a cercare. E’ stato accertato come i malviventi dormissero d’inverno in una tenda in mezzo al bosco anche quando le temperature vanno sotto lo zero, si facevano portare quanto serviva loro, acqua, cibo ed altro dai loro clienti, dagli acquirenti di eroina, cocaina e altre sostanze. In un caso almeno si sono fatti portare anche una prostituta, delle batterie di auto, per ricaricare i loro cellulari, quelli che adoperavano per tenere i contatti con i tossicodipendenti.

Gli acquirenti dovevano percorrere con le auto e a piedi le stradine che dicevano loro, li avrebbero accolti impugnando un machete per far comprendere che non si scherzava. Gli spacciatori si sarebbero invece spostati più volte, verso Murlo dalle parti di Bagnaia, verso Monticiano, dalle parti di Iesa, ma ormai i carabinieri intercettavano i loro cellulari ed erano anche in grado di localizzarli entro ambiti relativamente ristretti, le celle telefoniche. Le indicazioni variavano di giorno in giorno: “arriva all’incrocio sullo sterrato, gira a destra, gira a sinistra, poi parcheggia la macchina, prosegui a piedi, ti verremo a prendere”. Erano molto prudenti, guardinghi. Ogni volta che, anche accidentalmente, fosse transitata un’auto dei carabinieri con colori d’istituto o comunque un’auto sospetta, avrebbero cambiato zona. Si facevano scarrozzare altrove dai loro clienti. Portavano via la tenda, le coperte, i teli di nylon e le loro poche cose da un’altra parte e ricominciavano il gioco. Spacciavano soprattutto di notte.

Era poi impossibile avvicinarsi non visti alle aree di spaccio, con atteggiamento quasi militare, a turno uno dei marocchini faceva la sentinella. Nell’ultima fase dell’indagine i carabinieri hanno preso ad effettuare dei recuperi di droga, facevano fermare dai colleghi le auto dei tossici anche lontano da Tonni, per non destare sospetto. Le sostanze appena acquistate venivano sequestrate e qualcuno degli acquirenti se la cantava, raccontava quello che i carabinieri già sapevano, ma tali contributi erano anche utili a ricostruire le identità dei quattro. Questo era il problema più grosso, pervenire all’identificazione degli spacciatori, quei “signori nessuno”, che era difficile poter fotografare. Fortunatamente in qualche rarissima circostanza uno di loro era andato a Bientina e questo ritorno nella società civile aveva permesso una prima identificazione. Tanti riscontri infine avrebbero consentito di dare un nome e un volto ai quattro che, tutti, avevano un cartellino segnaletico e magari qualche alias.

Giunti alle ordinanze di custodia cautelare in carcere, richieste dai carabinieri del Nucleo Investigativo, condivise dal PM Niccolò Ludovici, emesse dal GIP Roberta Malavasi, si trattava di andarle ad eseguire. Nel frattempo però i quattro si erano spostati e non sarebbe stato facile rintracciarli. Il riferimento di Bientina si rivelava fondamentale. Dopo qualche giorno di osservazione, due dei quattro venivano catturati dai militari del Nucleo Investigativo senese, all’interno dell’appartamento che era stato localizzato. Gli altri due sarebbero poi stati catturati molto più tardi in provincia di Grosseto e assicurati alla giustizia, con molta fatica. La lotta contro lo spaccio nei boschi da parte dei carabinieri della Provincia di Siena continua con tutti i mezzi possibili, con battute nei boschi in cui sono impiegati anche i carabinieri forestali, e con l’ausilio di un elicottero dell’elinucleo carabinieri di Pisa.

Ieri, due carabinieri della Compagnia di Montalcino, con molto coraggio e abilità, hanno catturato nei boschi che portano nella Maremma, due marocchini ai quali hanno sequestrato quindici palline di eroina, solo il maggiorenne è stato arrestato, il connazionale minorenne che era con lui è stato solo denunciato a piede libero. I militari hanno approfittato di una giornata di vento e con ottima iniziativa li hanno catturati entrambi in una fitta area boschiva, essendo riusciti con molta astuzia ad avvicinarsi quanto basta perché non riuscissero a darsi alla fuga con efficacia. Due soli carabinieri, rischiando anche di prendersi una coltellata, sono riusciti a placcarli a terra mentre scappavano in direzioni diverse, allontanandosi dalla loro tenda. I malfattori hanno potuto compiere solo poche falcate e si sono ritrovati a terra a pancia in giù, pronti ad essere ammanettati.



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