Carcere di Ranza, detenuto aggredisce poliziotto. Sappe: “Basta violenze”

Un detenuto ha aggredito improvvisamente con un pugno il poliziotto addetto al servizio di controllo delle videochiamate dei ristretti ai familiari

Episodio di violenza, ieri, nel carcere di S.Gimignano a seguito dell’intemperanza di un detenuto.  A dare la notizia è Pasquale Salemme, segretario nazionale per la Toscana del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: “Ieri il detenuto ha aggredito improvvisamente il poliziotto addetto al servizio di controllo delle videochiamate dei ristretti ai familiari. Al termine della videochiamata di 40 minuti, ha prima colpito alla mano l’Agente per non fargli prendere il telefono e poi gli ha sferrato un pugno al volto”.

Salemme esprime solidarietà ed ha parole di apprezzamento per il poliziotto penitenziario contuso e ferito a S.Gimignano e aggiunge: “Ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. E allora è mai possibile che nessuno, al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, abbia pensato di introdurre anche per la Polizia Penitenziaria ed i suoi appartenenti, per fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge, strumenti come quelli in uso a Polizia di Stato e Carabinieri, ossia pistola “taser” e spray al peperoncino?”

Per Donato Capece, Segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, “ormai è un bollettino di guerra e le vittime sono sempre le stesse: le donne ed uomini in divisa della Polizia Penitenziaria. Occorrono interventi immediati e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre”, aggiunge “Altro che carcere umano e più sicuro, come auspica la Ministro della Giustizia Cartabia: le carceri sono un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto che allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna ed in danno delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria”.