Caso Giomi, licenziato dopo test del carrello. Il giudice si ritira in camera di consiglio

Oltre 100 persone fuori dal Tribunale per l'udienza del caso Giomi

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Il giudice del Tribunale di Siena, Delio Cammarosano, si è ritirato in camera di consiglio per decidere sul caso di Fabio Giomi, il cassiere licenziato dopo il test del carrello.

A nulla sono valsi i tentativi di mediazione tra le parti: l’azienda ha ribadito di poter ritirare il licenziamento commutando il provvedimento in 10 giorni di sospensione. Una proposta che non ha trovato il favore del lavoratore e della Filcams Cgil.

All’esterno del Tribunale di Siena si è svolto un presidio con oltre 100 persone provenienti da tutta la Toscana. Prima dell’inizio dell’udienza, Fabio Giomi ha dichiarato:

“È una bella sensazione vedere oggi così tante persone qui a manifestarmi solidarietà. Spero davvero che le cose vadano nel miglior modo possibile e che tutti possano avere la certezza che questo problema venga risolto nel modo giusto. Qual è il modo migliore? Lo vedremo: prima ne discutiamo e poi capiremo qual è la soluzione migliore. Da parte mia, però, sono per nessuna sanzione. Già a dicembre, in occasione dello sciopero generale, avevo denunciato l’atteggiamento dell’azienda. Questo test del carrello non è stato effettuato solo su di me, ma anche su altri colleghi, e questa sembra essere la strada intrapresa dall’azienda. Una strada che vogliamo fermare, perché io, insieme al sindacato, considero che il test del carrello non sia legittimo”.

A prendere la parola anche Rossano Rossi, segretario della Cgil Toscana: “Mi sembra molto chiaro il motivo per cui siamo qui. Siamo di fronte a un licenziamento che, per come la vedo io, è completamente illegittimo ed è figlio di un inganno, un inganno cercato apposta per licenziare un delegato della Cgil.

Un licenziamento che avviene in un periodo in cui anche il Governo è profondamente ostile alla rappresentanza dei lavoratori e in cui alcuni padroni – non tutti, per la verità – si sentono più forti, più autoritari, e approfittano di questo clima per fare cose come questa. Licenziare un lavoratore con un inganno, cercato una prima volta senza riuscirci e poi riproposto una seconda volta, è qualcosa di gravissimo. Dove si voglia arrivare con questo metodo non lo sa nessuno.

Noi abbiamo contestato il licenziamento anche di fronte a una posizione dell’azienda che avrebbe parlato di un ritiro, ma mantenendo comunque una sanzione. Non c’è nulla da mediare: su queste cose non se ne parla. Qui c’è una sola strada possibile: il lavoratore ha ragione, deve essere reintegrato con tutti i suoi diritti e l’azienda deve pagare le spese processuali. O la giustizia esiste, e io credo che esista, oppure siamo di fronte a una negazione evidente del diritto”.

Rossi ha poi aggiunto: “Abbiamo ricevuto la solidarietà di tante amministrazioni e di tante istituzioni, dalla Regione alla Provincia. Io non sono di quelli che dicono “tanti nemici, tanto onore”, ma è chiaro che più amministratori sentono l’esigenza di sostenere questa battaglia, meglio è. Chi non è presente o resta indifferente di fronte a una vicenda di questo tipo compie una scelta che considero grave”.

Parola poi al segretario Filcams Cgil di Siena Mariano Di Gioia: “al momento non c’è stata alcuna decisione. Il giudice ha posto le sue domande alle parti in causa e poi ha deciso di ritirarsi in camera di consiglio. Entro la giornata di oggi ci comunicherà se intende emettere la sentenza oppure se riterrà necessari ulteriori approfondimenti”.



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