Caso marchio Ac Siena, chiesto rinvio a giudizio per Mussari e Mezzaroma. La verità dell’ex presidente in aula

Processo crac Ac Siena, in aula la deposizione di Mezzaroma. Caso cessione marchio, Procura chiede rinvio a giudizio dell'ex presidente, di Mussari e di 3 dirigenti Mps

Il caso del crac dell’Ac Siena è stato assoluto protagonista della giornata odierna al palazzo di giustizia di Siena. Prima, questa mattina, con la discussione in sede di udienza preliminare, del procedimento incentrato sulla controversa vendita del marchio del club bianconero effettuata nel 2012, che per i magistrati sarebbe stata finalizzata a consentire alla società calcistica di ottenere una ricca plusvalenza e risorse fresche da immettere a bilancio, e nel pomeriggio con l’attesa deposizione dell’ex numero 1 del club senese.

Dopo la costituzione come responsabile civile di banca Mps, autorizzata dal gup, la Procura ha insistito con la richiesta di rinvio a giudizio delle cinque persone a processo, ovvero l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, l’ex presidente del Siena Calcio Massimo Mezzaroma e altri 3 dirigenti della banca coinvolti nell’operazione. Di contro le difese hanno chiesto il non luogo a procedere; la decisione del giudice arriverà a fine marzo, dopo la discussione del responsabile civile, repliche ed eventuali controrepliche. Per tutti, in concorso, si ipotizza il reato di bancarotta fraudolenta.

Il pomeriggio, invece, spazio al processo sul fallimento del sodalizio calcistico, che vede alla sbarra sempre Massimo Mezzaroma, insieme alla sorella Valentina, i consulenti e i componenti del cda, con accuse a vario titolo che vanno dalla bancarotta preferenziale e fraudolenta per distrazione di denaro fino al ricorso abusivo al credito. Nel corso della sua deposizione, Mezzaroma – che ha rivendicato di aver investito oltre 33 milioni di euro nel Siena – interrogato dal pm Siro De Flammineis ha ricostruito i principali passaggi del suo periodo da proprietario del club (2010-2014), partendo dai rapporti con Mps, la chiamata di Giorgio Perinetti come ds e di Antonio Conte come allenatore, la promozione in A fino al drammatico 2014 concluso con la non iscrizione al campionato, dovuta per Mezzaroma alla fine dell’apporto finanziario dell’istituto di credito e dall’impossibilità da parte della sua azienda di famiglia di poter intervenire. Nel mezzo, i chiarimenti sulle principali situazioni contestate dagli inquirenti: la cessione del marchio, gli sponsor fino al caso della quota paracadute della Lega messa a bilancio.

C.C