Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato a maggioranza la legge “Disposizioni in materia di preservazione della fertilità per fini sociali”, promossa dal Gruppo Pd, che introduce un sostegno economico strutturale per le donne che scelgono di ricorrere al social freezing. La misura prevede un contributo di 3mila euro, erogato attraverso le aziende unità sanitarie locali, con l’obiettivo di favorire condizioni di maggiore equità nell’accesso alla crioconservazione degli ovociti per fini sociali.
“Oggi la Toscana raggiunge un traguardo importante sul terreno dell’equità e della libertà di scelta delle donne. Con l’approvazione della legge sul social freezing siamo tra le prime Regioni in Italia a introdurre una misura strutturale che rende la possibilità di preservare la propria fertilità più accessibile anche a chi rischia di esserne esclusa per ragioni economiche”. È quanto dichiara Andrea Vannucci, consigliere regionale Pd, presidente della Commissione Sanità e primo firmatario della legge “Disposizioni in materia di preservazione della fertilità per fini sociali”.
“Con questa legge introduciamo un contributo fino a 3mila euro per le donne tra i 25 e i 39 anni, residenti in Toscana da almeno un anno e con ISEE non superiore a 30mila euro, riconoscendo priorità alle fasce economicamente più fragili – continua Vannucci –. Il sostegno sarà erogato attraverso le aziende unità sanitarie locali e abbiamo previsto 550mila euro complessivi: 50mila per il 2026 e 250mila euro l’anno per il 2027 e il 2028. Il contributo potrà sostenere i costi dell’intero percorso, compresa la terapia farmacologica e, nei limiti previsti, anche l’eventuale ripetizione della procedura e il mantenimento del materiale crioconservato. Voglio ringraziare tutte e tutti coloro che in questi mesi hanno creduto in questa proposta e hanno contribuito, attraverso il confronto e il lavoro istituzionale, a trasformarla oggi in una legge”.
“Il punto fondamentale di questa legge è garantire maggiori opportunità di accesso alla preservazione della fertilità, evitando che le condizioni economiche si trasformino in una barriera – sottolinea Simone Bezzini, capogruppo Pd in Consiglio regionale –. È una scelta innovativa, che guarda anche a esperienze europee come quella francese, dove negli ultimi anni è stata introdotta la possibilità di accedere alla crioconservazione degli ovociti anche in assenza di indicazioni mediche. Una direzione che assume particolare significato in un contesto in cui il numero medio di figli per donna ha raggiunto il minimo storico nel 2024, attestandosi a 1,18, e l’età media al primo figlio continua a crescere. Questa legge si inserisce inoltre in una visione più ampia delle politiche regionali a sostegno della genitorialità, dall’investimento sui servizi educativi e Nidi Gratis alle proposte su cui continuiamo a lavorare, come i centri estivi gratuiti e il congedo paritario”.
COS’È IL SOCIAL FREEZING
Il social freezing è una tecnica che, attraverso la crioconservazione degli ovociti a scopo precauzionale, permette di preservare la fertilità in età più giovane, con l’obiettivo di aumentare le probabilità di successo di una futura gravidanza nel caso in cui, con il passare del tempo, si determinino difficoltà di concepimento legate alla fisiologica riduzione della fertilità.
La Regione Toscana, in un quadro di interventi orientati alla prevenzione e alla cura dell’infertilità (“medical freezing”), era già intervenuta in materia di preservazione della fertilità per fini sociali e, più recentemente, con la deliberazione della Giunta regionale del 9 marzo 2026 sui criteri e le modalità di crioconservazione dei gameti. Con la nuova legge il sostegno economico assume carattere stabile, con l’obiettivo di rendere più equo l’accesso al social freezing.
COSA PREVEDE LA LEGGE
La legge introduce un contributo economico di 3.000 euro, concedibile una sola volta ed erogato dalle aziende unità sanitarie locali attraverso specifici avvisi pubblici. Possono beneficiarne le donne tra i 25 e i 39 anni, residenti in Toscana da almeno un anno e appartenenti a un nucleo familiare con ISEE non superiore a 30mila euro.
Il contributo può essere utilizzato per l’intero percorso di social freezing e per la relativa terapia farmacologica e, entro il limite massimo previsto, anche per un’eventuale ripetizione della procedura e per il mantenimento del materiale crioconservato. Le procedure dovranno essere effettuate presso strutture autorizzate, pubbliche o private convenzionate con il Servizio sanitario regionale.
La graduatoria darà priorità alle richiedenti con ISEE più basso e, a parità di ISEE, alla donna di maggiore età. Le risorse saranno ripartite tra le aziende sanitarie sulla base della popolazione femminile tra i 25 e i 39 anni residente nei rispettivi territori.
Per l’attuazione della misura sono stanziati 550mila euro complessivi: 50mila euro per il 2026 e 250mila euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028.