Ieri, nel giorno in cui Simone Corbelli avrebbe compiuto 55 anni, il processo per la sua morte ha vissuto un passaggio decisivo. Al terzo piano del Tribunale di Siena è stato conferito l’incarico al nuovo collegio peritale, chiamato a fare chiarezza sulle cause che, nel febbraio 2020, portarono al decesso dell’ex ristoratore e autista Tiemme, padre di tre figli, popolare contradaiolo del Nicchio. Corbelli fu colto da un grave malore alla fine di settembre 2019: da allora iniziò un calvario clinico che si concluse, dopo mesi di ricoveri e sofferenze, con il decesso a Montevarchi.
Il procedimento, guidato dal giudice Alessandro Maria Solivetti Flacchi, vede imputati due medici del Policlinico Le Scotte di Siena: un neurologo che fu il primo a visitare Corbelli e un collega del Pronto soccorso, entrambi assistiti dagli avvocati Vincenzo Bonomei e Riccardo Lottini. L’ospedale partecipa al processo con il legale Filippo Frignani, mentre la parte civile – la mamma, la sorella e l’ex compagna di Corbelli – è rappresentata dagli avvocati Alessandro Bonasera e Alfredo Fiorindi. Il procedimento è seguito dal pm Niccolò Ludovici, che ieri non era presente.
Nel corso dell’udienza, il giudice ha nominato un collegio tecnico composto dal dottor Alessandro Feola (medico legale), dal dottor Marco Nezzo (radiologo) e dalla dottoressa Francesca Romana Pezzella (neurologa), tutti con studi a Roma. I tre esperti dovranno ricostruire, con un nuovo esame peritale, i passaggi clinici e le eventuali responsabilità del personale medico, fornendo risposte puntuali alle domande del Tribunale. L’inizio delle operazioni è fissato per il 17 febbraio presso lo studio del dottor Feola; il collegio avrà 90 giorni di tempo per consegnare la relazione.
La necessità della nuova perizia è emersa dopo la scomparsa del consulente della Procura e il confronto serrato tra le parti sulle conclusioni dei precedenti accertamenti. Nell’ultima udienza, i consulenti della difesa – tra cui il professor Paolo Romagnoli, medico legale, e il professor Carlo Pratesi, esperto di chirurgia vascolare – avevano difeso l’operato dei medici, sottolineando la complessità del quadro clinico e la rapidità con cui la situazione di Corbelli si era aggravata. Secondo le relazioni prodotte, l’evoluzione che portò al decesso non era prevedibile né prevenibile con le conoscenze mediche disponibili all’epoca.
Resta il dolore della famiglia Corbelli, che ha visto in aula ancora una volta la madre di Simone, la cui presenza silenziosa è un richiamo costante al bisogno di verità e giustizia: “Vivo ogni giorno nel dolore e non è facile andare avanti”, aveva dichiarato nel novembre scorso ai nostri taccuini.
I tempi processuali, rispetto alle previsioni iniziali, si allungano: la prossima udienza è stata fissata per il 1° luglio 2026, quando saranno ascoltati i consulenti chiamati a chiarire gli ultimi dettagli della vicenda. Solo allora saranno disponibili ulteriori elementi per valutare se durante il primo ricovero alle Scotte siano state commesse omissioni o sottovalutazioni tali da configurare profili di colpa medica in relazione all’omicidio colposo contestato. Nel frattempo, la vicenda giudiziaria prosegue tra attese e speranze: la famiglia di Simone, insieme a tutta la contrada del Nicchio, continua a chiedere risposte.