Crac Ac Siena, a fine settembre la sentenza. Chiesti 5 anni di condanna per l’ex presidente Mezzaroma

A fine settembre si concluderà la discussione tra le parti e il collegio emetterà la sentenza. Procura chiede la condanna anche per altri quattro soggetti, e l'assoluzioni per tre

Si concluderà a fine settembre il processo penale sul crac dell’Ac Siena, il sodalizio bianconero fallito a seguito della mancata iscrizione al campionato di Serie B 2014-2015, per cui sono a giudizio l’ex presidente bianconero Massimo Mezzaroma, la sorella Valentina, gli ex consulenti ed ex componenti del cda.

Nella giornata di oggi è proseguita la discussione tra le parti, giunta al termine di una lunga e articolata istruttoria dibattimentale che ha sviscerato i principali filoni legati ai capi di imputazione, dalla non iscrizione, alla vendita del marchio fino all’iscrizione a bilancio della cifra “paracadute” della Lega Calcio. L’aggiornamento è a settembre, quando a discutere sarà la difesa del grande accusato Massimo Mezzaroma, dopodichè il collegio si chiuderà in camera di Consiglio per decidere il verdetto.

La Procura di Siena, che ha discusso per prima mercoledì con la propria requisitoria, ha avanzato le sue richieste: 5 anni di condanna e pene accessorie per Mezzaroma, per il reato di bancarotta (istanza di assoluzione per le altre contestazioni), 2 anni per gli ex membri del cda Alberto Parri e Giuseppe Bernardini (in relazione alla questione della contabilizzazione del “paracadute”) richiesta di 2 anni anche per l’avvocato Alessandra Amato e per l’architetto Christian Pallanch, a loro viene contestata la bancarotta preferenziale. Per la sorella di Massimo Mezzaroma, Valentina, il commercialista Gian Paolo Sganga e Mario Lattari, i pm Siro De Flammineis e Niccolò Ludovici hanno chiesto invece l’assoluzione. Per quanto riguarda la curatela fallimentare, questa ha chiesto a tutti gli imputati, tranne Amato e Pallanch, risarcimenti per un totale di 70 milioni di euro.

C.C