Crisi in Medio Oriente: presenti in Iraq anche i militari del 186° reggimento Folgore

Poco meno di duemila i militari Italiani impegnati nelle missioni in Iraq e Libano; tra di loro anche i militari del 186° reggimento Folgore: cresce la preoccupazione per la sicurezza dei contingenti italiani.

Dopo l’attentato terroristico ai danni del generale Soleimani, la tensione in Medio Oriente è salita in maniera vertiginosa. Il premier Giuseppe Conte si è detto preoccupato per i molti militari italiani impegnati in Iraq e Libano, invitando le parti interessate alla moderazione, al dialogo e al senso di responsabilità.

In Iraq, nell’ambito dell’operazione Prima Parthica (contributo nazionale alla Coalizione anti-Isis), operano all’incirca 900 militari. Mille sono invece quelli dispiegati in Libano nella missione Unifil dell’Onu, stanziati nella zona sud del Paese controllata dagli sciiti di Hezbollah.

In questo momento, i militari del 186° reggimento paracadutisti Folgore di stanza a Siena, sono impegnati nelle missioni di addestramento in Iraq, anche se distanti da Bagdad, dove nelle scorse ore presso l’Aereporto Internazionale si è consumato l’attentato statunitense in cui Qassem Soleimani è rimasto vittima.

Proprio quest’oggi si sono tenuti a Bagdad i funerali del generale iraniano, a cui migliaia di iracheni hanno partecipato scandendo a gran voce lo slogan: “Morte all’America”.

Il livello di sicurezza dei contingenti italiani sul luogo si è quindi innalzato. Per il generale Marco Bertolini già comandante del Comando operativo di vertice interforze (Coi) e della Brigata paracadutisti Folgore, intervistato nelle scorse ore dal quotidiano online formiche.net, la situazione rimane relativamente tranquilla, ma con un pericolo di crisi imminente.

Andrea Mari

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