De Vivo (In Campo): “Bene l’alternanza, ma fare opposizione è democrazia”

“Si deve tacere di fronte a una giunta zoppa e confusa, un presidente del Consiglio comunale eletto senza i voti della sua maggioranza e un’assessora dimessa dopo 10 ore?”

Il coordinatore di In Campo, Roberto De Vivo si è espresso sulla situazione politica cittadina e sull’impegno dell’associazione: “Al termine di una campagna elettorale aspra e intensa Siena conosce finalmente l’alternanza. Una campagna elettorale con accuse pesanti, che ha invitato alla lapidazione sulla pubblica piazza prima Valentini, poi anche Piccini (a sua volta non tenero con gli avversari di sempre), con accuse politiche e personali a mezzo bloggers (al plurale, perché diversi oltre che agguerriti e disposti a tutto pur di far eleggere il loro super avvocato), fotocopie anonime in cassetta al posto di comunicati politici (pratica  vietato per legge se non riporta il committente responsabile), e molto altro; accuse ancora tutte da dimostrare e che non hanno risparmiato, oltre all’avversario politico di turno, neanche l’amministrazione comunale, rea secondo alcuni di avere manipolato appalti pubblici. Accuse già gravi di per se, se ad averle mosse non fosse stato anche, tra un selfie con un Rom e un comizio non autorizzato, addirittura il Ministro degli interni Matteo Salvini”
“Un’alternanza che anche a parere del sottoscritto, alla fine è un atto dovuto, liberatorio, e necessario per la comunità senese e la nostra storia: perché concordo anche io, da molto tempo, che senza alternanza non può esserci vera democrazia. La città però è come minimo “spaccata” in due, anzi in tre. Metà dei cittadini (quasi 20.000 persone, ancora una volta non sono andati a votare: è il vero partito di maggioranza. L’altra metà è praticamente divisa in due. Chi avrebbe preferito una “continuità rassicurante” (rappresentata dall’esperienza amministrativa di Valentini e Piccini) contro chi rivendicava  “rinnovamento e alternanza” (quello sbandierato da De Mossi e sostenitori vari)”

“Ha vinto De Mossi, seppur per una manciata di voti, e in forza dei suoi oltre 12.000 elettori, ha il diritto e dovere di amministrare, e farlo bene, cosa che come cittadino mi auguro. Chi è all’opposizione, con tanti o pochi voti, ha il compito di vigilare e votare secondo coscienza per il bene della città e per rispetto degli oltre 11.600 senesi che hanno votato con noi. Chi ha imposto sull’odio e sull’offesa, quando non sulla presa in giro e sulle accuse di mancata integrità morale, la propria campagna elettorale, spererebbe ora che vi sia una pacificazione indolore il giorno dopo l’insediamento della nuova amministrazione. “Chi semina vento, raccoglie tempesta” recita il proverbio. E teoricamente ogni appello al deporre le armi, alla tregua, risulta quindi ora pretestuoso, ingenuamente o, peggio, strumentalmente buonista”

“E invece chi ora invoca il “lasciateli lavorare e vedremo” oppure il “non siamo più in campagna elettorale”, sarà accontentato. Noi  di “in Campo”, che non siamo ne andati al mare ne ci siamo disimpegnati salvo lanciare il cappello l’ultimo quarto d’ora utile, possiamo fare opposizione in consiglio comunale e fuori, e anche per rappresentare chi ci ha votato, lasceremo lavorare ma vigileremo e contrasteremo con azioni e atti. Perché è la democrazia, bellezza!”

“Ma davvero qualcuno si aspettava che di fronte ad una giunta confusa, zoppa e per metà imposta da Roma e Firenze con applicazione scientifica del “manuale Cencelli”, nessuno dicesse nulla? O ancora c’è chi pensa che l’elezione a Presidente del Consiglio Comunale di Marco Falorni, senza otto – non uno ma otto – voti della sua stessa maggioranza passasse inosservata? Falorni che con i suoi circa vent’anni di permanenza in consiglio rappresenta senz’altro un riferimento esperto, ma in quanto a rinnovamento  si poteva forse osare di più? Si può tacere sul record di “permanenza” di ben 10 ore dell’assessora al decoro Nicoletta Cardin nella giunta dell’alternanza, per di più a seguito di una lettera anonima dai contorni per ora opachi. Ebbene sì, il confronto è aperto, come si conviene alla dialettica politica. È la democrazia, bellezza! Ed anche l’alternanza!”
Errebian
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