Dopo l’inaugurazione dello scorso fine settimana, la Galleria Olmastroni di Palazzo Patrizi apre le sue porte ai visitatori per “Dolce acqua. L’acqua come matrice, madre, mezzo”, la mostra bipersonale delle artiste Hetty Laycock e Federica Zanlucchi che resterà uno degli appuntamenti centrali della programmazione dedicata all’arte contemporanea under 35.
L’esposizione rappresenta il secondo progetto presentato nell’ambito del bando dedicato al tema dell’acqua promosso dal Comune di Siena e conferma la vocazione della Galleria Olmastroni come spazio di valorizzazione delle nuove generazioni artistiche.
“È stato proprio questo l’intento che ha mosso il bando dello scorso anno – spiega Michelina Eremita, responsabile del Servizio Musei e Collezioni Civiche del Comune di Siena -. Abbiamo orientato la programmazione verso progetti che affrontassero il tema dell’acqua e che fossero proposti da artisti under 35. Hanno partecipato diversi gruppi e questa è la seconda mostra che presentiamo alla città”.
Il progetto nasce da un lungo percorso di ricerca condiviso dalle due artiste, sviluppato attraverso incontri e confronti con geologi, botanici, studiosi e altre figure provenienti da ambiti differenti. Un lavoro interdisciplinare che ha permesso di approfondire il significato dell’acqua non solo come elemento naturale, ma come presenza capace di attraversare ogni aspetto della vita e della creatività.
Per Federica Zanlucchi il tema si inserisce naturalmente in una ricerca artistica che da anni guarda ai paesaggi e ai processi che ne determinano la formazione. “Lavoro da sempre sul paesaggio naturale e l’acqua ne fa inevitabilmente parte, perché lo scolpisce e lo leviga – racconta l’artista -. Mi interessa molto l’aspetto geologico e i processi che modellano il territorio. Inoltre l’acqua entra anche nella pratica pittorica stessa, perché è fondamentale per molti materiali e colori. Nelle mie opere emergono stratificazioni, forme e trame che richiamano morfologie naturali e trasformazioni lente, suggerendo una riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente”.
Un legame ancora più diretto con l’elemento acquatico caratterizza invece il lavoro di Hetty Laycock, che utilizza materiali come ceramica, porcellana, cera d’api e cemento. “Questo bando era perfetto per noi perché lavoriamo già con l’acqua – spiega l’artista inglese -. Nella mia pratica è un elemento fondamentale: senza acqua molti dei materiali che utilizzo non esisterebbero o non potrebbero essere modellati. La sua presenza è importante, ma lo è anche la sua assenza”.
Laycock sottolinea inoltre il valore del percorso di approfondimento che ha preceduto la mostra. “La parte più bella è stata proprio la ricerca condivisa. Abbiamo aperto il nostro lavoro a confronti esterni al mondo dell’arte e gli incontri, gli scambi e le letture ci hanno restituito una grande ricchezza”.
Il risultato è un dialogo tra due linguaggi artistici differenti ma complementari, uniti dalla volontà di raccontare l’acqua come origine, trasformazione e memoria. Un percorso che trova un legame particolare anche con Siena attraverso il richiamo alla Diana, il leggendario fiume sotterraneo della città, evocato come simbolo di una ricerca che procede tra intuizione, scoperta e immaginazione.