Emma Villas Aubay Siena, il bilancio della stagione del presidente Bisogno

"Mi è parso che ci fosse una sorta di appagamento dal semplice arrivo in semifinale, mentre mi sarei auspicato una serie più combattuta fino a Gara 5" commenta il presidente

Si è conclusa con una sconfitta in gara-4 l’avventura ai Playoff della Emma Villas Aubay Siena, che ha scritto la parola fine anche alla stagione dei biancoblu. A fare il punto è il presidente Giammarco Bisogno.

Presidente Bisogno, si è conclusa l’avventura della Emma Villas Aubay Siena con Gara 4 di semifinale playoff, il bilancio di questa stagione?

“È stata una stagione sicuramente condizionata dall’emergenza sanitaria. Siamo stati uno dei primi club a subirne le conseguenze visto il numero ingente dei contagiati tra gli atleti e lo staff. Tuttavia sotto il profilo tecnico non dobbiamo mettere alibi poiché è stata una situazione generalizzata che ha toccato tutti i club.

Se penso alla fine della precedente stagione, al momento della realizzazione del nuovo roster, ricordo i momenti di grande apprensione, come titolare dell’azienda Emma Villas e per conto di tutti quegli sponsor che rappresentavo come club. Avevamo molte incertezze che non ci permettevano di avere una visione chiara dell’effettivo budget da investire.

Dobbiamo comunque ricordarci anche di quello che abbiamo fatto e raggiunto, la reazione che abbiamo avuto alle varie problematiche ci ha consentito, come club e come team, di portare a termine una stagione assolutamente non banale di cui andare fieri. Per questo non parlerei assolutamente di una stagione flop come hanno scritto su una testata. Alla base c’è stato un grande lavoro svolto soprattutto dai ragazzi stessi”.

Se approfondiamo il discorso delle difficoltà economiche affrontate dalle società e dai loro sponsor, cosa si aspetta che possa essere fatto in questa direzione?

“La mancanza di pubblico è stata una voce di entrata mancante quest’anno, la stessa emergenza sanitaria ha comportato dei costi sebbene parzialmente rimborsati. Sembra che in Superlega siano stati approvati dei finanziamenti garantiti dallo stato e conto che venga fatta la stessa cosa per le serie minori come la A2 e la A3. Reputo che tutti presidenti dei club debbano pretendere delle risposte dalla Lega, è fondamentale per una ripartenza più serena anche in funzione dell’incertezza che permane per la prossima stagione.

I presidenti non sono mucche da mungere, dobbiamo essere tutelati come lo sono nella massima serie. Ricordiamoci che tutti i club sostengono non solo la prima squadra ma anche un settore giovanile di cui auspico fortemente la ripartenza. C’è un movimento sociale e territoriale che deve essere fortemente tutelato da Lega e Federazione”.

Torniamo a parlare della serie semifinale. Cosa è mancato a Siena rispetto a Brescia?

“Noi abbiamo fatto una serie di step durante questi mesi: il primo è stato quello condizionato dal Covid e dal cambio del palleggiatore, il secondo step è stato quello del girone di ritorno, più stabile sia alla regia del team che sotto il profilo sanitario, il terzo e ultimo step è stato quello relativo ai playoff. Se mettiamo insieme tutti questi step complessivamente possiamo dire che la stagione non è stata affatto negativa. Tuttavia mi preme dire la costruzione di questo roster, peraltro costruito in ritardo sulla tabella di marcia per i motivi prima detti, è stata un investimento concreto ed economicamente al pari dei club più competitivi di questa Serie A2.

Abbiamo contato nomi come quelli di Dore Della Lunga, giocatore di grande prestigio, Yuri Romanò, miglior under 23 per due stagioni, Marco Fabroni, il cui curriculum parla da sé, i centrali Barone, finalista di campionato con Perugia, e Zamagni, protagonista in campo di più di una finale di promozione con noi e Spoleto, Pasquale Fusco, uno dei migliori liberi della Serie A2, per non parlare di Yudin, giocatore esperto che ha titoli di un certo peso nel suo palmares. E poi tutti gli altri: Rocco Panciocco, un grande giocatore e per me assoluta promessa della pallavolo italiana, Leonardo Fantauzzo, che ha dimostrato di fare bene ogni volta che ha potuto dare il suo contributo, Filippo Ciulli, un atleta che dagli anni di Santa Croce si è dimostrato sempre all’altezza, Andrea Truocchio, uno dei migliori giovani del panorama nazionale e non solo. Poi è arrivato Jacopo Massari, un giocatore ex nazionale, titolato ed importante. Questo per dire che il nostro staff ha avuto a disposizione un roster di primissimo livello.

Nessuno ci vietava di pensare che potessimo arrivare in finale senza problemi. La cosa che non accetto e che mi ha turbato maggiormente sono state le affermazioni dello staff tecnico circa la fame che la nostra avversaria, Brescia, ha avuto in più rispetto a noi e questo mi fa capire che abbiamo sbagliato qualcosa, tutti quanti.

Permettetemi di dirlo ma la Emma Villas, negli anni, è stata sempre una squadra che ha lottato fino all’ultimo. Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità, dai giocatori ai tecnici al direttore sportivo, nel bene e nel male.

Mi è parso che ci fosse una sorta di appagamento dal semplice arrivo in semifinale, mentre mi sarei auspicato una serie più combattuta fino a Gara 5 dove tutto poteva succedere. Si potevano utilizzare di più le seconde linee e non capisco assolutamente perché non siano state impiegate nei momenti importanti dei match. Anche perché chiamare “seconde linee” giocatori come Panciocco, Truocchio e Fantauzzo è riduttivo. Si è fatto comunque bene, lo ripeto, ma si poteva fare di più, con più voglia e più mordente senza che l’allenatore ne attribuisse una dose maggiore alla squadra avversaria”.

Affrontiamo l’immediato futuro. Quali saranno le prossime mosse?

“Ho ricevuto già messaggi dagli sponsor e dagli imprenditori a noi vicini che mi hanno rinnovato la loro partecipazione al progetto. Ne discuteremo a breve per la programmazione economica e tecnica con Guglielmo Ascheri, Vicepresidente e Fabio Mechini, DS. Sotto il profilo economico saremo sempre una società attenta ai conti e ai bilanci che non farà delle spese oltre le proprie possibilità e le promesse fatte. Lavoreremo per portare altre aziende ed imprenditori nella nostra rete commerciale.

Parleremo poi della questione palazzetto. Premesso che per me è fondamentale e condizione sine qua non il percorso su Siena, dobbiamo avere tuttavia la certezza di poter giocare senza problemi e con la massima sicurezza nell’accogliere il pubblico e il nostro team. Potremmo anche valutare di delocalizzare gli allenamenti o parte di essi altrove, pur giocando al PalaEstra. Dobbiamo valutare tutte le situazioni.

Sotto il profilo tecnico invece affronteremo prima di tutto la situazione dei tecnici che hanno seguito la squadra quest’anno, perché questi ruoli sono fondamentali. Il recente mercato calcistico ce lo dimostra. Poi vorrei ripartire indubbiamente dai giovani: penso a Panciocco, a Truocchio, a Fantauzzo, a Ciulli; vuoi perché sono giovani, vuoi perché a me piacciono, ho legato molto con questi ragazzi che hanno giocato meno e che dunque ho incoraggiato di più. Costruiremo una squadra che rispetti i valori di competizione che ci poniamo, nostra regola implicita da anni”.

Ci aspettiamo dunque altre conferme o ci sarà più o meno una tabula rasa?

“Ti voglio dire le cose come stanno. Anche per farlo capire a chi vorrà venire qui in futuro: vieni a giocare a Siena se hai voglia, se hai motivazioni e se quando entri in campo dai il 100%. Chi ha paranoie o pochi stimoli è bene che non venga in questo club.

Qui dagli atleti, dallo staff, dal Direttore Sportivo pretendiamo motivazione. Pretendiamo gente che possa portare rispetto alla storia di questa società, agli impegni presi, a coloro che lavorano costantemente e con il massimo impegno da anni in questo progetto.

Vogliamo gente che ci metta l’anima. Saremo dunque più propensi a scegliere quei giocatori che magari non hanno ancora mai vinto, che hanno voglia di vincere, che hanno fame e che hanno dimostrato grande rispetto per questi colori.

Non sarà questione di tabula rasa o meno: apporterò dei cambiamenti fino a quando non troverò dei meccanismi che sono perfetti per il mio bene come Presidente, per il bene della società e dei nostri tifosi. Chi viene qui non deve avere alibi neanche per una sconfitta.

Sono interista si sa, vincere non è magari la l’unica cosa che conta ma è molto importante. Come approccio prima di tutto. Le considerazioni sul mantenimento di alcune persone o meno verrano fatte sulla base di queste ultime partite. La resa durante i playoff sono lo specchio effettivo di tutti questi aspetti: se sei un grande campione lo devi dimostrare nei momenti che contano.

La vita ti mette in mostra nei momenti importanti: è facile fare il bravo imprenditore nel turismo quando tutto va bene, sei un bravo imprenditore se sai reagire quando il settore è down. Questo è il messaggio che voglio mandare: Emma Villas significa rispetto.

Ultima domanda più personale, quando una stagione finisce con una sconfitta qual è l’approccio di un Presidente? Quello romantico sportivo o quello pragmatico da imprenditore?

“Se decidi di investire in uno sport non puoi avere un approccio solo in ottica finanziaria altrimenti diventi solo un fondo di investimenti. Se sei un Presidente lo fai indubbiamente per una grande passione. Io mi emoziono molto con la pallavolo.

Recentemente ho guardato le immagini della retrocessione in B del Parma, dopo la partita contro il Torino: l’espressione contrita del loro presidente insieme ai suoi familiari mi ha dato una forte emozione. La sensazione di una sconfitta sportiva è indescrivibile da Presidente perché ti lascia un vuoto dentro. Torni a casa, sali in macchina, vai a letto ma anche il sonno è differente. Il giorno dopo ti ritrovi addosso una stanchezza emotiva ed umana. Guardando quelle immagini ho rivissuto la sensazione subita l’anno della retrocessione.

Peraltro siamo stati la squadra più recente a retrocedere visto il blocco delle retrocessioni imposto successivamente per via della pandemia. Di questo ne vado sempre molto fiero: io ho vinto sul campo e ho perso sul campo. Per questo non accetto di andare in SuperLega se non con una vittoria guadagnata sul campo. Se arrivo ultimo accetto di retrocedere, Covid o non Covid. Per me le regole della vita e dello sport sono queste.

Noi come presidenti dobbiamo avere questo grande equilibrio tra passione e logica imprenditoriale. Ieri è finito il nostro campionato, ma in macchina ero già a lavoro per la prossima stagione. Credo che tutti coloro che sono e sono stati parte di questo progetto devono andarne fieri perché in dieci anni abbiamo visto cadere tante società, in tutti gli sport, mentre noi siamo sempre qua con un progetto corretto e serio.