Ex Beko Siena, scontro Cgil-FdI su futuro stabilimento: "Leonardo? Non basta il nome, servono investimenti e produzioni civili"

Il sindacato replica al consigliere regionale Tucci: "Niente trionfalismi su annunci senza dettagli. Pretendiamo chiarezza dal Ministero su posti di lavoro e progetti industriali concreti"

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Si riaccende lo scontro politico e sindacale sul futuro dell’ex stabilimento Beko di Siena. Dopo le recenti dichiarazioni del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Enrico Tucci, che ha rivendicato i passi avanti del Governo sulla possibile reindustrializzazione del sito tramite il gruppo Leonardo, arriva la dura replica del sindacato. La Fiom Cgil Toscana e la Cgil di Siena intervengono contestando le uscite dell’esponente di centrodestra e ribadendo la propria posizione: servono garanzie concrete, un vero piano industriale per il territorio e una netta priorità alle conversioni e produzioni civili.

“Le dichiarazioni del Consigliere regionale di Fratelli d’Italia Enrico Tucci sulla reindustrializzazione dell’ex Beko di Siena ci costringono a fare alcune precisazioni. Spiace constatare che, nel tentativo di rivendicare un risultato politico, si finisca per strumentalizzare la posizione della FIOM-CGIL, dimostrando di non conoscere a fondo la vertenza e le questioni industriali in gioco.

Partiamo dai fatti: ad oggi, al di là delle dichiarazioni del Ministro Urso, non esiste ancora un progetto industriale concreto e definito. Accogliamo con interesse la prospettiva di un coinvolgimento di Leonardo, ma è necessario capire quale sia il progetto, quali investimenti preveda, quali produzioni saranno realizzate e quanti posti di lavoro potranno essere garantiti. Occorre inoltre chiarire se si tratti di un insediamento diretto di Leonardo o di attività affidate a una sua azienda fornitrice. Non sono dettagli, ma elementi fondamentali per valutare la solidità della proposta e le sue ricadute occupazionali.

Sulle produzioni la nostra posizione è chiara e non lascia spazio ad ambiguità: il futuro dell’ex Beko di Siena deve puntare sulle produzioni civili.

Vogliamo un progetto industriale capace di garantire continuità produttiva, occupazione stabile e prospettive di lungo periodo. Le produzioni civili devono essere al centro della reindustrializzazione, perché riteniamo fondamentale costruire un futuro che valorizzi le competenze dei lavoratori e assicuri stabilità allo stabilimento e al territorio.

Non accettiamo l’idea che il sindacato debba limitarsi ad applaudire un annuncio senza poter conoscere e discutere il merito della proposta. Il nostro compito è tutelare le lavoratrici e i lavoratori, a partire da chi è rimasto senza prospettive dopo la chiusura della produzione Beko, e pretendere risposte concrete sul loro futuro. Chi sostiene che l’importante sia semplicemente produrre qualcosa dovrebbe spiegare perché non ritenga altrettanto importante sapere cosa si produrrà, con quali investimenti e con quali garanzie occupazionali.

Comprendiamo che la notizia di un possibile coinvolgimento di Leonardo abbia una rilevanza politica, ma il nome di una grande azienda, da solo, non costituisce un piano industriale. Le attività di Leonardo comprendono anche produzioni duali, con applicazioni civili e militari: proprio per questo servono conoscenza del settore, chiarezza sulle attività previste e una discussione seria sulle prospettive dello stabilimento.

Ricordiamo inoltre al Consigliere Tucci che Leonardo non ha stabilimenti a Livorno. Prima di intervenire su una vertenza così delicata, sarebbe opportuno approfondire la realtà industriale e produttiva di cui si parla, evitando polemiche che non aiutano i lavoratori né il territorio.

FIOM-CGIL Toscana e CGIL Siena continueranno a seguire questa vertenza con responsabilità e determinazione, chiedendo che alle dichiarazioni seguano fatti verificabili. Attendiamo la convocazione del Ministero per entrare nel merito della proposta, conoscere il progetto industriale e discutere le necessarie garanzie occupazionali.

La priorità non è intestarsi un annuncio, ma costruire un futuro industriale per Siena. Per noi questo significa produzioni civili, investimenti concreti, lavoro stabile e garanzie per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori coinvolti. Su questi obiettivi non faremo passi indietro”.



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