Fondazione Mps, il presidente Rossi traccia il bilancio: "In 8 anni erogati 81,5 milioni di euro"

“Il licenziamento di Lovaglio è un tema che la comunità senese non ha capito” ha detto Rossi alla vigilia dell'assemblea degli azionisti di Rocca Salimbeni

Di Cristian Lamorte | 14 Aprile 2026 alle 18:30

“In 8 anni abbiamo erogato 81,5 milioni di euro, 11,6 quelli del 2024 e la stessa cifra all’incirca sarà relativa al 2025; 31 tra bandi e iniziative attivati di cui 8 in ambito culturale, 13 in quello sociale e 10 relativi allo sviluppo economico”. Questo il bilancio di Carlo Rossi al termine di due mandati alla presidenza della Fondazione Mps. “Abbiamo portato avanti una gestione attenta, prudente e nel segno della diversificazione del patrimonio” ha aggiunto Rossi che terminerà il suo incarico al vertice di Palazzo Sansedoni con l’approvazione del bilancio consuntivo 2025 da parte della deputazione generale che si riunirà la prossima settimana, alla stessa deputazione spetterà il compito di individuare la nuova deputazione amministratrice e, con essa, il nuovo presidente.

“Il licenziamento di Lovaglio è un tema che la comunità senese non ha capito” ha poi detto il presidente della Fondazione Mps, Carlo Rossi nella conferenza stampa di fine mandato dopo aver trascorso 8 anni alla guida dell’ente di origine bancaria già azionista di riferimento della banca. Rossi domani in assemblea farà un intervento con una dichiarazione di voto su tutti i punti all’ordine del giorno, tra i quali il rinnovo del cda, con lo scontro tra le due liste. Rossi spiega di aver riportato al presidente della banca, Nicola Maione, “nel corso di un colloquio, il ‘sentiment’ della città: la gente in strada mi ha fermato e chiesto se a Siena siamo tutti pazzi, abbiamo trovato uno che ha salvato la banca e lo licenziamo”. Rossi, nel corso della conferenza stampa, è tornato successivamente sul punto aggiungendo: “la mia frase a Maione non è stata una battuta provocatoria, ma è nata dal fatto che noi non siamo a conoscenza delle questioni interne al cda, non le conosco e mi astengo ma gli ho rappresentato il ‘sentiment’ della gente”. La risposta di Maione? “nessuna”, ha detto Rossi.

La Fondazione Mps ha raddoppiato la sua partecipazione nel capitale di Banca Mps, portandosi allo 0,2%, tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2026”. Ha aggiunto Rossi. E’ la prima volta dalla nascita della Fondazione per effetto della legge Amato che lo stesso ente non si diluisce ma anzi riacquista azioni della banca conferitaria. Il ministero dell’Economia, che deve autorizzare gli acquisti nella conferitaria, ha fatto un’istruttoria approfondita “ci ha fatto aspettare tre-quattro mesi” ha specificato Rossi. La Fondazione aveva già in portafoglio le azioni sottoscritte con l’aumento di capitale del 2022 a 2 euro ciascuna con una partecipazione dello 0,4% del capitale, quota poi diluita per effetto dell’Ops Mediobanca. L’ente, che domani voterà in assemblea secondo le indicazioni che verranno condivise stasera nella Deputazione Amministratrice della Fondazione, non ha quest’anno deleghe di voto di altre Fondazioni azioniste di Banca Mps, quelle che intervennero nel 2022 per assicurare il successo del difficoltoso aumento di capitale della banca da 2,5 miliardi, ricapitalizzazione che fu il punto di svolta per il successivo rilancio della banca. Rossi ha spiegato che la Fondazione si è decisa a ricomprare le azioni di Banca Mps solo lo scorso anno anche per la prudenza nella sua strategia di investimento: “abbiamo aspettato un consolidamento” dei risultati e di vedere “strategie accattivanti” da parte di Rocca Salimbeni con riferimento implicito al lancio dell’Ops Mediobanca. Rossi ha quindi ribadito il suo apprezzamento, espresso nell’assemblea della banca dell’aprile 2025, per la stessa operazione su Piazzetta Cuccia: “strategica, importante e innovativa che non ha prodotto tagli di posti di lavoro o chiusure si sportelli; un’aggregazione che ora va guidata e fatta funzionare e spetterà a chi verrà eletto”.

Cristian Lamorte

Giornalista dal 2006 ama il suo mestiere perché gli consente di alzarsi ogni mattina senza sapere cosa farà del resto del giorno. Ama le storie, quelle da leggere e quelle da raccontare. Detesta chi guarda invece che osservare, predilige un ricco silenzio ad un povero sproloquio. Nel tempo libero si dedica ai libri e al cammino, in un costante passo dopo passo lungo la linea sottile tra ragione e follia. La stessa linea che lo spinge a ricercare ogni giorno, dopo essersi svegliato, una nuova pagina da scrivere.



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