Resta acceso lo scontro politico tra le forze presenti in Consiglio regionale della Toscana dopo il rinvio in commissione della delibera per la nomina del nuovo Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Una decisione proposta dal presidente della Regione Eugenio Giani e approvata dalla maggioranza, ma bocciata senza mezzi termini dall’opposizione, che parla di gestione confusa e contraddittoria della procedura.
A guidare l’affondo è il consigliere regionale Enrico Tucci (FdI), che descrive la seduta come “la commedia dell’assurdo”. Nel mirino non solo il rinvio, ma l’intero iter che ha portato allo stop. “Il Consiglio convocato alle 9.30 è iniziato alle 10.55 – attacca Tucci – segno evidente del tentativo di Giani di ricompattare la maggioranza attorno al nome di Stefano Scaramelli. Tentativo che è fallito”.
Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, la giornata è stata segnata da forzature regolamentari e interpretazioni divergenti della normativa. “In aula il presidente Giani si è esibito in un doppio salto mortale carpiato – incalza – proponendo che la commissione Affari istituzionali producesse tutti i nomi dei candidati, da votare poi a scrutinio segreto. Ma pochi minuti dopo, su un’altra nomina, si è proceduto direttamente al voto senza passaggio in commissione. Due interpretazioni diverse della stessa legge: non è credibile che siano entrambe legittime”.
Una linea, quella della maggioranza, che per l’opposizione evidenzia una gestione politica incerta e poco trasparente. Da qui la contrarietà al rinvio e la scelta di preparare una battaglia in Aula quando la delibera tornerà all’ordine del giorno.
Nel merito, Tucci entra anche nella discussione sul profilo del futuro garante. “Resto dell’idea che possa essere anche un politico – spiega – perché la politica è sintesi tra interessi diversi. In alternativa, meglio un collegio di garanti. Una sola figura tecnica, pur qualificata, rischia di avere una visione parziale”.
Infine, l’affondo sul nome di Stefano Scaramelli, che resta al centro delle tensioni. “Penso che non lo voteremo – conclude Tucci –. La situazione si è complicata anche per alcune sue dichiarazioni pubbliche su Siena TV, dove si è lasciato trascinare ad affermazioni discutibili, e per le critiche arrivate da oltre 40 associazioni, tra cui la CGIL. Però quando la CGIL parla, Giani si deve fermare“, conclude Tucci.
Il rinvio in commissione, dunque, non spegne le polemiche ma anzi le rilancia, lasciando aperto uno scontro politico destinato a proseguire nelle prossime settimane.