L’Università per Stranieri di Siena celebra il Giorno della Memoria con un appuntamento dedicato alla riflessione, al dialogo e alla costruzione di una memoria condivisa. Il titolo dell’evento “La Stranieri per il Giorno della Memoria”, rivolto alla comunità studentesca, alle scuole e aperto al pubblico, in dialogo con la scrittrice Helena Janeczek.
Dopo l’intervento del Rettore Tomaso Montanari, Janeczek ha tenuto una conferenza dal titolo “Non tutte le strade portano a Auschwitz. Fare memoria scardinando l’immaginario”, seguita da letture tratte dai suoi libri. Presente anche il Prefetto di Siena Valerio Massimo Romeo che ha voluto leggere integralmente la poesia “Se questo è un uomo” di Primo Levi, che ancora oggi rappresenta uno dei più potenti messaggi contro la disumanizzazione e l’oblio, sottolineando l’importanza di ricordare gli orrori dell’Olocausto per non ripeterli.
“Fare memoria scardinando l’immaginario – ha spiegato la docente di Letteratura Italiana Contemporanea Daniela Brogi, coordinatrice dell’iniziativa – significa costruire comunità e un sentimento di appartenenza come organismo plurale, abitato da generazioni, culture e religioni diverse. Per questo abbiamo invitato una scrittrice che, in Italia e in Europa, ha una capacità particolare di sguardo e di ascolto su cosa possa essere oggi la memoria e quale nuovo immaginario possa generare”.
Ampio spazio è stato riservato ai giovani, protagonisti dell’iniziativa, presenti anche alcuni studenti delle classi del Liceo scientifico Galileo Galilei. “Le studentesse e gli studenti sono il cuore della vita universitaria – ha aggiunto Brogi – soprattutto in momenti difficili e pericolosi per la libertà e la democrazia. A loro parliamo, ma soprattutto da loro vogliamo imparare nuovi linguaggi e nuove modalità di trasmissione del sapere”.
Nel suo intervento, Helena Janeczek ha scelto di raccontare la Shoah attraverso storie, canzoni e materiali della cultura popolare. “Voglio mostrare che lo sterminio degli ebrei d’Europa è stato un evento complesso – ha spiegato – ma soprattutto voglio far vedere cosa c’era prima: le vite, la loro diversità. Fare memoria significa restituire la vita, non solo la morte“. La scrittrice ha inoltre sottolineato l’importanza della figura di Hannah Arendt, a cui è stata dedicata l’aula 2 della sede didattica dell’Ateneo, come riferimento intellettuale e umano per comprendere il Novecento.

Per il rettore Montanari si tratta di uno dei momenti più importanti dell’anno accademico. “Celebriamo questa giornata con i ragazzi e le ragazze delle scuole di Siena – ha detto – cercando persone capaci di trovare le parole giuste davanti a ciò che sembra indicibile. Helena Janeczek, per la sua storia familiare e per il modo in cui intreccia memoria, giudizio e dolore, è una testimone fondamentale per trasmettere questo patrimonio alle nuove generazioni“.
Un messaggio che guarda anche al presente: “Lo scopo della memoria è fare in modo che non accada più – ha concluso Montanari – perché ciò che è avvenuto può sempre riaccadere, non solo al popolo ebraico ma ad altri popoli perseguitati, come quello Palestinese“.
L’iniziativa si inserisce nel percorso dell’Università per Stranieri di Siena volto a promuovere una cultura della memoria come strumento di consapevolezza civile, dialogo interculturale e difesa dei valori democratici.