Gli auguri del sindaco alla città: “Dobbiamo imparare ad essere diversi dagli altri e ritrovare quell’eccellenza sopita dall’agiatezza”

Il 2020 sarà l’anno delle sfide: “Siena deve rimettersi in gioco, reinventarsi, creare nuove opportunità occupazionali che non sono quelle tradizionali”

Come ogni anno, anche il 2019 si chiude con gli auguri del sindaco alla città. Un momento tradizionale di unione, quello avvenuto ieri sera all’interno di un luogo simbolo come la Sala dei Costumi di Palazzo Pubblico, durante il quale si mettono da parte le divergenze politiche, ma soprattutto un’occasione per fare un po’ il bilancio dell’anno che passa e proiettarsi in quello che sta per arrivare.

“Una delle soddisfazioni è vedere che le persone, dopo una legittima diffidenza iniziale, hanno capito che non siamo draghi o persone di cui aver paura – ha commentato il primo cittadino guardando a questo anno e mezzo di mandato.

Ma rivolgendo lo sguardo alla città, alla sua attuale condizione, non si può certo evitare di vederne i difetti e augurarsi che le cose migliorino. La parola d’ordine degli auguri del sindaco è “distinzione”.

“Mi auguro che impariamo ad essere diversi dagli altri – afferma – perché di fronte al tanto astio e antagonismo che c’è in giro, noi dobbiamo essere diversi. L’unico antagonismo che dobbiamo avere è quello durante i 4 giorni di Palio. Noi siamo stati una civiltà importante perché abbiamo dimostrato di avere le capacità di essere coesi pur essendo divisi in 17 rioni”.

Uno sguardo al glorioso passato, con un pizzico di autocritica che non guasta, è inevitabile soprattutto in circostanze come queste. “Siena deve ritrovare quella eccellenza sopita dalla condizione di agiatezza, di facilità e dall’eccesso di soldi. Oggi gli sbocchi occupazionali non possono essere gli stessi di ieri, mi sembra ovvio. Il mondo è in trasformazione e i giovani devono prendere atto di ciò, reinventarsi. Il nostro obiettivo è quello di creare nuove opportunità occupazionali in quei settori non tradizionali ma comunque importanti per la città: dall’agroalimentare al turismo, dal manifatturiero all’intelligenza artificiale”.

Ritrovare l’eccellenza, quindi, non senza prima partire da una presa di coscienza. Come quella che ad un certo punto si evince dal discorso del sindaco. Una riflessione che non passa inosservata: “Siamo temporanei – ha concluso – è bene abituarsi all’idea che non siamo eterni. Indipendentemente da quello che potrà succedere alla fine di questo mandato, bisogna capire che c’è un momento in cui bisogna farsi da parte. Lo dico anche a me stesso. Ogni tanto si pensa di essere indispensabili, non è così. Siamo solo al servizio della municipalità per un dato periodo”.

 

 

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