Il processo penale ai tempi del covid-19: “La mascherina penalizza il contradditorio”

L'analisi dell'avvocato Massimo Rossi: "La presenza dei presidi sanitari penalizza l'oralità e il linguaggio del corpo. Udienze a porte chiuse, la pubblicità è un principio fondamentale"

Da pochi giorni è ripartita la vita al palazzo di giustizia di Siena, dopo il forzato periodo di stop causa lockdown. Il tribunale, recependo le disposizioni nazionali anti contagio coronavirus, si è dato delle precise regole per permettere la ripresa in sicurezza dei vari processi e tutelare avvocati, magistrati e personale degli uffici giudiziari. Non tutti gli addetti ai lavori però sono soddisfatti dell’impatto che le normative contenute nell’articolo 83 del decreto Cura Italia, convertito in legge, stanno avendo sui procedimenti penali.

L’avvocato Massimo Rossi, del foro di Siena, analizza in merito due aspetti, il primo legato allo svolgimento, per motivi di sicurezza, delle udienze a porte chiuse: “Uno dei principi fondamentali ed indisponibili del processo penale è la pubblicità – spiega – che ha funzione di controllo sull’attività giudiziaria. Il processo si tiene a porte chiuse solo in casi particolari, a tutela ad esempio di minori o in presenza di reati a sfondo sessuale: ecco perchè il presidente del tribunale, nel suo decreto, ha disposto che se una delle parti richiede la pubblicità, l’udienza non si possa celebrare a porte chiuse, pena la violazione dell’articolo 6 della convenzione europea dei diritti dell’uomo” osserva l’avvocato.

Il secondo tema è quello delle mascherine durante le udienze, che vanno a penalizzare il linguaggio del corpo durante il contraddittorio: “L’assunzione della prova durante il processo penale ha caratteristiche precise – evidenzia Rossi – come l’immediatezza, l’oralità e il linguaggio non verbale, quello del corpo”.

C.C