Il Santuario Ritrovato guarda avanti: da San Casciano un futuro di ricerca, museo e Università

Dal 6 marzo a Venezia una sala dedicata ai Bronzi di San Casciano: mentre lo scavo prosegue, nascono parco archeologico, museo nazionale e nuovi corsi universitari

Di Redazione | 28 Febbraio 2026 alle 14:00

Il 6 marzo, a Palazzo Ducale di Venezia, si accendono i riflettori sui culti delle acque tra Etruschi e Veneti: una delle sale è interamente dedicata a San Casciano dei Bagni, con materiali mai esposti prima. Intanto la campagna di scavo 2025, diretta da Jacopo Tabolli dell’Università per Stranieri di Siena, ha svelato un nuovo capitolo del santuario termale nel sud della provincia di Siena, mentre i bronzi viaggiano tra Aquileia e le grandi capitali museali europee, e proprio nel borgo senese prendono forma un Parco archeologico termale, un Hub internazionale di ricerca e un Museo archeologico nazionale.

Tutto comincia nel novembre 2022, quando da una vasca d’acqua calda affiorano volti, corpi e oggetti di bronzo intatti: uno deposito votivo rimasto sigillato per secoli. Ma per Tabolli, la parola “scoperta” non basta a raccontare ciò che è accaduto.
“Gli archeologi non dovrebbero usare mai la parola scoperta, inganna. La scoperta, diceva Maria Montessori, è tirare via una coperta: noi non facciamo altro che dare voce a ciò che già c’è“.

Quel che “già c’è” è una tradizione di tutela condivisa: nel 1993 la comunità di San Casciano chiese alla Soprintendenza di proteggere l’area del Monte Santo quando ancora nulla era visibile. E nel 2019, al primo anno di indagini, non emerse nulla. Poi, nel 2022, lo scavo dentro la vasca del tempio – 25 litri d’acqua al secondo a oltre 40 gradi – ha riportato alla luce, strato dopo strato, quasi mille anni di riti, speranze e terapie tra il I millennio a.C. e il I millennio d.C.
“Scavare un deposito di statue intatto è un’emozione enorme, ma prevale la paura di sbagliare, di non documentare come si deve. È un lavoro di squadra, oggi più di 90 studiosi e centinaia di studenti”.

Nel 2025 il cantiere ha ribaltato ancora una volta le certezze. Se il bronzo ha dominato le prime campagne nella vasca calda, all’esterno del tempio, dove emergono acque termali fredde, è la terracotta a raccontare un altro volto della società antica: ex voto che parlano di pellegrinaggi, malattie, guarigioni, ma anche della presenza, in questo crocevia tra Toscana, Lazio e Umbria, di una scuola medica ante litteram.
“Abbiamo rappresentazioni straordinarie di corpi “aperti” che rivelano una conoscenza anatomica senza confronti. Qui la medicina non si pregava soltanto ad Apollo, Igea, Esculapio: si studiava e si praticava”.

Il santuario termale, dove lingue e identità diverse convivevano, latino ed etrusco in un dialogo paritetico anche in epoca romana, restituisce così un paesaggio di mobilità, pluralità e cura. E proprio il tema dell’acqua torna nella mostra veneziana con materiali rarissimi: le lamine di piombo “maledette”, piccoli rotoli gettati nella fonte nel V secolo, quando il santuario viene chiuso in un territorio ormai cristianizzato.
“Sono documenti drammatici: l’ultima stagione del luogo è segnata dalla magia, prima che il fango ricopra tutto e l’acqua torni a scorrere soltanto nel Quattrocento”.

Accanto a queste voci sottili del rito, affiorano i fili lunghi della storia imperiale: come la tavola matrimoniale di un senatore dell’età di Claudio, testimonianza che collega il sito “periferico” di San Casciano al cuore di Roma. Intanto i bronzi – restaurati con l’Istituto Centrale del Restauro – hanno già dialogato con il grande pubblico dal Quirinale ad Aquileia, passando per Berlino, con numeri da capogiro.

Ma l’impatto più profondo si misura in loco. San Casciano sta diventando un ecosistema di archeologia civica: parco termale, museo e residenze di ricerca, una casa per accogliere 14 studiosi durante tutto l’anno, nasceranno attorno allo scavo, aperto alla cittadinanza e al mondo. Il Palazzo dell’Arcipretura, acquistato dal Ministero della Cultura, sarà il fulcro del nuovo Museo archeologico nazionale, con le prime sale pronte già entro un anno. E il parco, coerente con la vocazione del luogo, non sarà solo da ammirare: il bagno pubblico nelle acque termali tornerà esperienza viva del paesaggio.

Questa traiettoria ha già cambiato anche l’università. Dallo scavo nascono nuovi percorsi formativi all’Università per Stranieri di Siena: una laurea triennale sui patrimoni culturali intesi al plurale e una magistrale interclasse che mette al centro temi urgenti come la restituzione e il traffico illecito di beni culturali, in chiave internazionale e decoloniale.
“Il patrimonio non è un’unica radice: è una stratigrafia di lingue, culture, migrazioni. Studiare archeologia e storia dell’arte significa capire non solo chi siamo noi, ma soprattutto chi sono gli altri”.

Nel frattempo, per Jacopo Tabolli è arrivata la nomina a professore ordinario di Civiltà dell’Italia preromana ed Etruscologia, riconoscimento che l’archeologo accoglie con la consueta leggerezza, rigirando il merito alla comunità scientifica e ai tanti studenti che hanno faticato tra secchi, pale e schede di documentazione.
Facciamo un mestiere meraviglioso ed è un privilegio: non bisogna prendersi troppo sul serio. Senza i nostri 90 studenti ogni anno sul cantiere e senza le 50 università coinvolte, non ci sarebbe nulla – nemmeno il professore ordinario”.

La storia che sgorga da San Casciano dei Bagni è allora più di un rinvenimento: è un patto tra acqua e territorio, tra scienza e comunità. Un laboratorio sul passato che genera futuro, lavoro qualificato, ricerca, turismo culturale di qualità. E da uno dei protagonisti di questo scavo così prezioso, Jacopo Tabolli, arriva un invito semplice e potente, quello a tornare là dove tutto è cominciato: “Venite a visitare lo scavo: è aperto. Vi aspettiamo”.



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