La stagione influenzale è appena agli inizi e, almeno per il momento, alle Scotte di Siena la situazione resta tranquilla. A fare il punto è Mario Tumbarello, direttore dell’UOC Malattie Infettive e Tropicali dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, che invita però a non abbassare la guardia e sottolinea l’importanza della vaccinazione, soprattutto per le categorie più fragili.
“La situazione fortunatamente è ancora molto tranquilla – spiega Tumbarello –. Sicuramente su questa tranquillità pesa anche l’aspetto climatico. Tutti abbiamo notato che in questo periodo fa ancora caldo”.
Le temperature ancora miti, infatti, limitano quelle condizioni che generalmente favoriscono la trasmissione dei virus respiratori.
“Tutte le malattie simil-influenzali, parlo dell’influenza, dei vari rinovirus, dei virus parainfluenzali e del Covid, che c’è ancora un po’, sono favorite dal fatto di stare in ambienti chiusi e poco aerati. Fortunatamente questo ancora non succede”.
Per questo, secondo l’infettivologo, la stagione sarebbe partita più lentamente rispetto a dodici mesi fa. “Al momento siamo appena all’inizio e probabilmente, rispetto all’anno scorso, siamo anche un pochino in ritardo. Parlo del numero dei casi, ovviamente”.
L’attenzione sull’“influenza australiana”
In questi giorni l’attenzione è concentrata anche sulla cosiddetta influenza australiana e, in particolare, sul virus H3N2. Tumbarello chiarisce innanzitutto perché si utilizza questa definizione.
“L’influenza tende a manifestarsi in maniera stagionale, il che significa che quando da noi è estate, nell’altro emisfero sono i mesi freddi. In Australia si viene fuori da un periodo influenzale importante causato da un virus che viene chiamato australiano, in realtà l’H3N2, che è responsabile della maggior parte dei casi osservati in Australia”.
L’andamento nell’emisfero australe viene osservato con attenzione anche per cercare di comprendere cosa potrebbe accadere durante l’inverno europeo.
“Noi lo chiamiamo australiano o variante Australia semplicemente perché se ne sono avuti molti casi durante la nostra estate, che era il loro inverno. Noi dovremmo, come in genere accade, avere da noi in inverno i virus che sono stati prevalenti nella nostra estate, quando faceva freddo nell’altro emisfero”.
“Lo scorso anno circa 15 milioni di casi, probabilmente sottostimati”
Il dato sul quale Tumbarello richiama maggiormente l’attenzione riguarda però la diffusione delle sindromi influenzali e simil-influenzali in Italia.
“L’anno scorso ci sono stati più o meno 15 milioni di casi di sindrome simil-influenzale nel nostro Paese. Questi sono quelli che in qualche modo sono venuti a contatto con il servizio sanitario, inteso non solo come ospedali ma anche medici di medicina generale, pediatri e così via”.
Un numero che, secondo Tumbarello, potrebbe rappresentare soltanto una parte delle infezioni effettivamente avvenute.
“Poi ci sono tutti gli altri, quelli che hanno avuto una sindrome simil-influenzale magari anche blanda, sono stati a casa e magari, non avendo bisogno del certificato, non si sono neanche rivolti al loro medico di base. Quindi secondo me i casi sono stati sicuramente sottostimati”.
L’appello alla vaccinazione
Con l’avvio della campagna antinfluenzale, il messaggio è quindi quello di aumentare la copertura vaccinale.
“È molto importante soprattutto per le categorie dei pazienti più fragili. Penso ai bambini, agli anziani, a chi ha malattie debilitanti, ai pazienti immunodepressi. Ed è comunque importante anche per la popolazione generale”.
Secondo Tumbarello, a fronte di una malattia estremamente diffusa, resta ancora troppo bassa la quota di popolazione che sceglie la vaccinazione.
“È un tipo di malattia molto, molto diffusa nel nostro Paese. A fronte di questo la percentuale di italiani che si vaccinano non è elevatissima. L’anno scorso saranno stati il 20-25%, non credo di più. Sarebbe bene salire con questa percentuale, su questo non c’è il minimo dubbio”.