“Non ci sono minacce, ma insulti gravi e ingiurie rivolte a me e alla mia famiglia”. La sindaca di Chianciano Terme, Grazia Torelli, sceglie di parlare a cuore aperto della lettera anonima ricevuta nei giorni scorsi, spiegando di non volersi lasciare intimidire da quello che definisce “un tentativo mirato di scoraggiarmi e farmi sentire fuori luogo”.
Dopo il messaggio pubblicato sulla pagina Facebook del Comune, la prima cittadina torna sulla vicenda in un’intervista dai toni molto umani e personali, nei quali emergono amarezza ma anche determinazione. “Quando si accettano incarichi istituzionali – afferma – si mette nel conto il confronto politico, anche duro. Non si mette però nel conto la cattiveria e il rancore”.
La lettera anonima, realizzata con ritagli di giornale assemblati, viene descritta dalla sindaca come il frutto di un lavoro certosino, ma che dietro si cela soprattutto disagio e rabbia sociale. “La persona che l’ha fatta è una persona malata, che evidentemente ha i suoi problemi. Questo mi preoccupa molto, perché siamo in un momento storico in cui l’odio e la rabbia stanno esplodendo nei giovani e nei meno giovani”.
Torelli, però, respinge qualsiasi tentativo di intimidazione. “Se qualcuno pensa di distruggermi con bugie e offese personali non ha capito nulla. Anzi, queste situazioni mi danno ancora più stimolo ad andare avanti. Io non devo fare carriera politica, non ho interessi personali. Metto il mio tempo libero a disposizione della comunità perché voglio bene al mio paese”.
Le parole della sindaca si inseriscono in un contesto provinciale segnato negli ultimi mesi da episodi sempre più inquietanti. Dalle minacce di morte comparse sull’asfalto contro il sindaco di Torrita di Siena, Giacomo Grazi, fino all’indagine che ha portato alla denuncia di tredici minorenni senesi accusati di propaganda neofascista, odio razziale e diffusione di materiale pedopornografico. Senza dimenticare il recente sviluppo investigativo sull’incendio doloso alla Casa del Popolo di Abbadia di Montepulciano, per il quale due giovani vicini ad ambienti neofascisti sono finiti sotto misura cautelare.
“Sono molto preoccupata – spiega Torelli – perché questi fenomeni ci obbligano a interrogarci come società, come scuola, come famiglie e come istituzioni”. Per la sindaca il problema è ormai strutturale: “Oggi sembra che la rabbia, l’odio e il rancore siano diventati i sentimenti che accompagnano quotidianamente la vita pubblica. E i social stanno rovinando la testa delle persone”.
Pur prendendo le distanze da collegamenti diretti tra la propria vicenda e i casi più estremi emersi nel Senese, Torelli individua comunque un filo comune: “La somma di questi episodi ci obbliga a pensare che non esista più il confronto. Non esiste più il dialogo”.
La sindaca, infine, prova anche a ridimensionare il significato politico della lettera ricevuta, leggendo l’episodio soprattutto come il prodotto di “frustrazione, rabbia e rancore personale”. Ma il messaggio finale resta netto: “Non accetteremo mai che l’odio e la violenza verbale diventino normalità”.