Monte dei Paschi, le tappe che in vent’anni hanno distrutto la banca più antica del mondo

Da Banca 121, ai derivati fino ad Antonveneta, gli errori che hanno portato al “commissariamento”. Domani il ministro all’economia Daniele Franco riferirà in aula alla camera sulla questione Mps Unicredit

Una fine annunciata quella della banca più antica del mondo. Nato nel 1472 il monte dei paschi di Siena è in questi giorni alla ribalta delle cronache nazionali per la sua fine imminente. Dopo il salvataggio in extremis dello Stato entrato come socio di maggioranza, oggi la resa dei conti è vicina perché lo stato deve uscire entro la fine del 2021. Domani , mercoledì, il ministro all’economia Daniele Franco riferirà in aula alla camera sulla questione Mps Unicredit, istituto di credito interessato all’acquisto della parte buona della vecchia banca senese.

Vincenzo De Bustis – Un declino che comincia tanti anni fa, già dalla fine del 1900 quando Mps con Vincenzo De Bustis, acquisisce Banca 121 in Puglia. Il primo passo verso il declino perché con l’istituto pugliese, Mps comincia a vendere strumenti di investimento composti e speculativi. Da qui lo scandalo dei piani finanziari 4You e My Way che con lo scoppio della bolla speculativa mondiale, divennero carta straccia in mano ai piccoli risparmiatori. Il Monte dei Paschi dovette rimborsare tutti su ordine del tribunale.

Giuseppe Mussari – Finita l’epoca di De Bustis si apre quella di Giuseppe Mussari presidente della banca dal 2006 al 2012. Le mire espansionistiche sono l’obiettivo, e si concretizzano con l’acquisizione di banca Antonveneta nel 2007 dal banco Santander per la cifra di 9 miliardi di euro. Ma accollandosi però anche altri sette miliardi di debiti in pancia alla banca veneta. Un acquisto che si è rilevato poi scellerato, e combattuto solo da uno sparuto pugno di piccoli soci dell’istituto senese rimasti inascoltati per anni. Quello che non quadrava all’epoca era che Antonveneta era stata acquistata dalla banca spagnola solo un mese prima per poco più di sei miliardi di euro dall’olandese Abn Amro. In entrambe le operazioni c’è lo zampino, anzi la certificazione di Merril Lynch e dell’allora dirigente Andrea Orcel. Senza dimenticare che a capo di Banca d’Italia, organo di sorveglianza del sistema bancario, in quegli anni c’era Mario Draghi. L’operazione passò senza se e senza ma, con lo stupore di chi già prevedeva quello che sarebbe successo nel giro di pochi anni.

Tremonti Bond e Monti Bond – Nel 2008 fallisce l’americana Lehmann Brothers e scoppia una grande crisi finanziaria che travolge anche il Monte dei Paschi, salvato dai Tremonti bond per quasi due miliardi di euro. Le obbligazioni diventarono poi Monti Bond. Siena ne prende ben 3,9 miliardi per cercare di sanare i debiti: nel 2015, Mps ha quasi finito di pagare: solo il 4 per cento andrà al Tesoro che così diventa azionista della banca.

Alessandro Profumo e Fabrizio Viola – Dal 2012 al 2016 viviamo l’epoca di Viola e Profumo e dei derivati Alexandria e Santorini. I prodotti, al centro di molte indagini, erano serviti alla banca per nascondere ingenti perdite: circo 700milioni di euro. La voragine è sempre più insanabile e lo Stato decide di fare il grande passo.

Lo Stato azionista di banca Mps e Marco Morelli – nel 2017 c’è l’aumento di capitale per 8.8 miliardi di euro, lo Stato mette sul piatto sei miliardi e diventa così azionista di maggioranza al 70 per cento (oggi sceso al 64 per cento ndr). A capo delle banca c’è Marco Morelli che conduce questa operazione nella speranza che sia solo transitoria.

Nuovi Stress Test – l’autorità europea di sorveglianza sul sistema bancario (EBA ndr) esegue i nuovi stress test pochi giorni fa: tra 50 banche europee , quella senese si aggiudica la maglia nera. Secondo questi calcoli il Monte dei Paschi non resisterebbe in caso di crisi e avrebbe bisogno per rafforzarsi di due miliardi e mezzo di euro di patrimonio.

Unicredit: Padoan e Orcel – L’unico acquirente che si è fatto avanti per acquisire Mps, è la banca Unicredit il cui ad è Andrea Orcel, mentre il presidente è Pier Carlo Padoan. Adesso ci sono quaranta gionri di tempo per la Due Diligence sulla banca senese, per verificare la fattibilità dell’operazione che sarà ben circoscritta. Unicredit è interessata solo alle attività commerciali, no rischi legali, no crediti deteriorati. Altri nodi da sciogliere: il marchio Mps, la direzione centrale della banca, gli esuberi, le filiali del sud.